SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sarà, anche stavolta, colpa dei giornalisti? La trita domanda risorge ancora una volta dopo il comunicato arrivato alle redazioni sportive nella tarda serata di ieri: “Per volontà del responsabile dell’area tecnica della Sambenedettese Calcio i giocatori saranno a disposizione della stampa soltanto nelle giornate di martedi, sabato e domenica. I tesserati rossoblu non potranno essere contattati negli altri giorni della settimana“.
Personalmente non sono stato mai un amante delle interviste ai calciatori durante la settimana: neanche un Gianni Brera riuscirebbe a tirar fuori delle dichiarazioni “non comuni” e non scontate. A meno che… non si vivano situazioni particolari.
Come quella che, attualmente, sta vivendo la Samb. Secondo noi è troppo facile buttare tutto all’aria non appena arrivano delle sconfitte (ci dobbiamo salvare? E allora proviamoci! Ma per un anno, non di più). Più complessa e intricata la vicenda societaria: e qui non si tratta di un campionato, ma della vita stessa della Samb: la C1 è un punto di partenza, risprofondare potrebbe significare la fine vera del calcio a San Benedetto.
E che c’entra tutto questo con il silenzio stampa a metà? C’entra: si vuole evitare che delle voci, trascritte su testo, diventino verità scomode? Si vuole evitare che dei calciatori approfittino dei risultati negativi per sparare contro l’attuale società?
Le cose sono due, in momenti come questo: o si fa quadrato tutti assieme (società, allenatore, squadra, tifosi, stampa) nel tentativo di far passare la bufera, o ci si apra ancor di più e si dicano tutte le verità. E si prendano, nel caso, degli opportuni provvedimenti. Ma non contro i giornalisti…

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