RAVENNA – Sparare sulla Croce Rossa? A volte è d’obbligo. Come quando occorre commentare una partita come Ravenna-Samb. Una gara peggiore di quella che i nostri occhi avevano visto a Monza. Con l’aggravante di avere di fronte un avversario di basso livello. Con lo scandalo di non aver mai tirato in porta. Né in undici contro undici. Né in undici contro dieci; undici contro nove; dieci contro otto.
Uno scempio alle regole fondamentali del calcio: esterni larghi pronti a mettere in mezzo, legge sempre valida, ancor più quando gli avversari praticano lo schema spuntato del 4-4-0 per mancanza di uomini. Macchè. La squadra di Galderisi è affondata nel fango del Benelli di Ravenna sia fisicamente che con l’orgoglio: perché pur con tutte le carenze tecniche e tattiche, almeno in doppia superiorità numerica ci si poteva aspettare la furia fisica e agonistica, le mischie furibonde, il sangue agli occhi di chi vuole strappare almeno un pareggio immeritatissimo. Macchè.
Viene voglia di dimenticare tutto, di non vedere quelle maglie bianche listate di rosso e blu disonorate come raramente si ricorda (a memoria, negli ultimi cinque anni: il 3-0 di Bolzano, la disfatta di Chieti), qui invece costrette alla vergogna due volte in quindici giorni.
Inconcepibile, ce ne duole, la scelta di puntare ancora su Tedoldi centrocampista centrale, quando con il San Marino l’ex cesenate si era riscattato proprio una volta tornato sulla fascia destra dopo gli obbrobri tattici contro Spezia e Monza. Impensabile schierare al suo fianco Paolucci, giovane di belle speranze che, se dovesse fare ciò che gli viene richiesto, ovvero guidare da solo un reparto di centrocampo, non sarebbe sceso in C1. E con De Rosa lasciato tutto il tempo in panca.
Perrulli? Corre per cinque, ma non crossa mai, non lancia mai un attaccante. Nessuno straccio di triangolazioni. Martini e Scandurra isolati in attacco, nonostante Perrulli funga da attaccante aggiunto, senza nemmeno poterli rimproverare di aver sbagliato un gol fatto. E la difesa si lascia crocifiggere ancora, e si soffre persino con la doppia superiorità numerica: meno male che Succi spreca su invitante assist di Femiano.
Si trema a San Benedetto, pensando quello che potrà riservare questo campionato, e anche la sfida disperata di domenica prossima, contro l’ultimissima Fermana. Il rischio è che la richiesta di “decapitazioni? generalizzata, invece che scuotere la squadra, la sprofondi: sia detto senza ironie, ci sono nove punti in classifica, è quasi un quarto di quelli che servono per salvarsi, e non è poco.

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