SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ripartire da Monza? Impossibile. Il livello del gioco espresso in terra lombarda dalla squadra di Galderisi è stato modesto, degno di una formazione di mezza classifica in Serie C2. La speranza è che si sia toccato il fondo. Il timore, è che questo sia solo un antipasto di un campionato condito dalle sofferenze.
Non mancano giustificazioni o possibili correttivi da apporre già a partire da domenica prossima, al cospetto del lanciatissimo San Marino (ieri vittorioso a Ravenna). Se il Colonnello visto contro lo Spezia era lontano parente del giocatore dello scorso campionato, la sua assenza ha reso terra di conquista anche la fascia sinistra, dove il buon Santoni avrebbe bisogno di farsi le ossa con calma piuttosto che vedersela con i marpioni della C1. Al centro, si è visto un Guastalvino che, dopo quasi un anno di inattività, era chiaramente impresentabile. Sulla destra Macaluso, ardore e nervosismo (vorrà essere fischiato in tutti gli stadi del campionato?), è tatticamente indisciplinato: se vuole aiutare i compagni di reparto, sarà bene che limiti le sue incursioni oltre la linea di centrocampo soltanto in occasione dei calci d’angolo.
Centrocampo, altra nota dolente: giocatori larghi, mai compatti. Tedoldi (non) corre a vuoto, De Rosa è lontano mille miglia da quel giocatore che lo scorso anno ringhiava pur faticando a trovare un posto da titolare, Faieta era all’esordio da titolare, Perrulli, ultra-dinamico, sembra voler giocare da solo (qui dovrà aiutarlo molto mister Galderisi). Senza cross e senza passaggi interessanti, anche i due attaccanti, Martini e Scandurra, sono stati sommersi dal Monza di Sonzogni.
Riflettendo, è lampante che l’obiettivo della salvezza deve essere quello che guida la stagione in corso, almeno fino a gennaio, quando potrebbe accadere di tutto. Per evitare i play-out, occorre reagire anche a scoppole come quella di ieri, occorre essere pronti a subirne delle altre, occorre dimenticare l’incredibile campionato dello scorso anno, e occorre tantissima umiltà da parte di tutti (giocatori, tecnici, dirigenti, giornalisti, tifosi).
È naturale che però una piazza smaliziata come San Benedetto cominci a guardare un po’ più in alto rispetto al livello puramente tecnico-agonistico: se entro dicembre non entrerà qualche nuovo soggetto in società, cosa accadrà alla Samb? Si spera che degli imprenditori di buona volontà riescano a riportare la Samb ai sambenedettesi. Per farlo, occorre uno sforzo economico giusto, tenendo presente che, con la giusta trasparenza, è possibile che i tanti piccoli sassolini dell’economia sambenedettese possano fornire una base solida (si veda quanto accaduto con gli albergatori).
Su questo tema, torneremo quanto prima.

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