TERAMO – Come nel campionato di CND edizione ’97-’98, quando i ragazzi di mister Aldo Ammazzalorso vinsero al Riviera col Luco dei Marsi (3-1) per poi imporsi sul campo del Riccione (0-1); oppure come l’ultimo torneo disputato nel girone A di terza serie, stagione 1992-’93, quando la Samb di Claudio Tobia andò prima a sbancare il Benelli di Pesaro (0-1) e poi a bagnare l’esordio casalingo al cospetto del Leffe con un successo col medesimo risultato – in entrambe le occasioni segnò Moreno Solfrini.
Una Samb che ci costringe a rispolverare gli annali rossoblù: il rotondo exploit in quel di Teramo di oggi pomeriggio resterà impresso indelebilmente nelle menti dei tifosi sambenedettesi, non solo perché non capita tutti i giorni di centrare due vittorie di fila nelle prima due domeniche di campionato, ma anche e soprattutto perché al Comunale, lo abbiamo rimarcato più volte negli ultimi giorni, la compagine marchigiana nel passato aveva vinto in appena due circostanze – l’anno scorso e nella stagione 1946-’47, con un ‘tennistico’ 0-6.
La Samb di mister Galderisi si fa bastare un De Rosa in più in mezzo al campo – si è sentito, eccome si è sentito, il cipiglio battagliero del campano – un Perrulli (davvero buono l’esordio i rossoblù per l’ex Ascoli) tutta corsa e sostanza sulla corsia sinistra, proprio là dove domenica scorsa l’elvetico Melunovic non aveva convinto oltremodo; e un Colonnello al rientro in difesa dopo aver patito i postumi di una fastidiosa flebite, per mostrare un’organizzazione ed un equilibrio assai più convincenti rispetto alla gara di domenica scorsa al cospetto del Novara. Martini e Scandurra d’altro canto sembrano sulla strada buona; la loro intesa va infatti affinandosi sempre di più.
Invero, ci ha messo del suo anche il Teramo, forse troppo Bondi dipendente – un vero e proprio furetto il numero 10 teramano, ma non sta a lui fare gol – ma soprattutto assai sciupone dalle parti di Di Dio. E non solo per il rigore fallito in chiusura (al 90’) dall’attaccante Taua. I padroni di casa, all’esordio di fronte al pubblico amico, hanno sì tenuto costantemente il pallino del gioco in mano, ma non hanno mai saputo fare male dalle parti dell’area di rigore rivierasca. Forse hanno ragione i tifosi biancorossi ad arrabbiarsi per quella punta che in sede di calciomercato il patron Romano Malavolta non è riuscito a regalare al tecnico abruzzese. La mancanza di una punta di peso si sente; Manca oggi aveva le polveri bagnate – sfortunato però nell’occasione della traversa colpita al 65’ – e a Bondi (onnipresente), come detto, non gli si può chiedere anche di fare gol.
Discorso diametralmente opposto per la Samb sempre più a immagine e somiglianza di Marco Martini, un gol e mezzo, tanto vale l’autogol di Angeli, anche allo stadio Comunale. Il bomber di Gradara ha fatto letteralmente ammattire la difesa di casa, la quale, onestamente, non ci è parsa irresistibile, anche se va detto che contro un Martini in un simile stato di forma, in questo momento avrebbe vita dura qualsiasi reparto difensivo.
Rossoblù che hanno pure dallo loro parte quel pizzico di fortuna fondamentale, nel calcio come nella vita: dopo una continua, ancorché sterile pressione del Teramo – sul taccuino annotiamo solo un innocuo tiro dalla distanza di De Angelis – vanno in vantaggio grazie ad una palla che dopo una serie di contrasti a centrocampo giunge a Scandurra, il quale a quasi due anni di distanza (era il 21 dicembre 2003; siglò il quarto gol allo stadio Borsellino di Paternò), torna ad esultare con la maglia della Samb.
Partita in discesa per la squadra di Nanu Galderisi che dopo aver tamponato senza eccessivi problemi la prevedibile reazione dei biancorossi raddoppiano: angolo dalla sinistra di Perrulli, la palla spiove a centro area, dove dopo una serie di rimpalli, con Mancini che colpevolmente non riesce a bloccare la sfera, Martini è il più lesto di tutti ad insaccare.
Dopo appena tre giri di lancette Giampietro Perrulli suggella un buon primo tempo firmando la terza rete per i suoi: Martini per Scandurra, l’ex Lodigiani vede il compagno involarsi sulla sinistra, lo serve e quest’ultimo lascia partire un tiro forte e preciso che si spegne sul ‘sette’ alla destra dell’incolpevole Mancini.
Si torna in campo e la Samb abbassa troppo il proprio baricentro consentendo al Teramo di farsi ancora più pericoloso, anche se le scorribande dei padroni di casa dalla parti di Di Dio si esplicitano in due sole occasioni degne di nota, vale a dire la citata traversa colpita da Manca e la rete dell’1-3 di Taua (73’), il quale sfrutta a dovere un bel traversone di Nicodemo.
Mister Cari poco dopo l’inizio della ripresa (al 58’) era corso ai ripari immettendo forze nuove – Angeli e Margarita per Franzese e De Angelis – ma i risultati non gli danno ragione, seppure la Samb soffra ancor più del primo tempo. Qualche correttivo, dettato però dalla mancanza di condizione di qualche effettivo, anche per Giuseppe Galderisi che richiama in panchina capitan Colonnello (per lui è la prima sostituzione da quando è alla Samb; l’anno passato disputò 34 partite, intere, su 34) e Perrulli, gettando nella mischia i due fratelli Santoni.
E’ il solito Martini però a togliere le castagne dal fuoco (leggi: fine delle sofferenze). Il folletto rossoblù prende palla a centrocampo, percorre tutto l’out sinistro e mette la sfera in mezzo, dove il difensore Angeli incappa nel più classico degli autogol, colpendo maldestramente il cuoio e depositandolo alle spalle del proprio portiere. Finisce in pratica qui. C’è solo il tempo per un rigore sbagliato da Taua – dopo un atterramento dello stesso da parte di Femiano – e per il quinto gol sfiorato dal solito Martini.
Fanno festa i mille tifosi marchigiani, masticano amaro quelli di casa, testimoni di una partita nella quale il Teramo non ha di certo meritato un pesante così passivo. Eppure nel calcio vince chi fa gol. Legge spietata, ma equa.

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