*Oggi più di ieri il calcio è una parte fondamentale dello sport italiano ed una parte importante dell’economia nazionale. Se dal mondo della cultura sono stati scritti fiumi di inchiostro e sviscerati migliaia di aspetti che si legano alla tradizione e all’immaginario collettivo del nostro popolo, forse altrettanto non è stato fatto dal punto di vista economico. Il calcio in Italia sembra godere di una sorte di immunità delle leggi nazionali. Fideiussioni fasulle, evasioni fiscali, ritardi nei pagamenti, decreti spalma debiti, sono termini che ormai fanno parte del linguaggio calcistico come centravanti, fuorigioco o goal.
In Italia le aziende che lavorano pagano le tasse e se non lo fanno sono soggette a sanzioni che ne compromettono il proprio futuro. Non dimentichiamo però che una squadra di calcio ben gestita e che milita nelle serie maggiori può essere comunque un traino importante per le economie locali e di conseguenza costituire un canale promozionale da non trascurare. Questo è quello che potrebbe rappresentare la Sambenedettese per un suo ulteriore contributo allo sviluppo della nostra città in termini turistici. Dico ulteriore perché il suo lavoro di promozione turistica la nostra amata Samb lo ha già fatto parecchi anni fa, quando con oculate, quanto appassionate gestioni, noi sambenedettesi abbiamo portato il nome della nostra squadra, e di conseguenza la città, alla ribalta nazionale. È anche grazie ai successi calcistici degli anni ‘60-‘70-‘80 che le forze produttive della nostra città hanno goduto in termini di immagine dei successi della nostra squadra contro città più blasonate.
Ora è arrivato il momento di dare qualcosa indietro alla Sambenedettese e ai sui tifosi. Ora deve scattare l’orgoglio sambenedettese. Ora le forze economiche e la (latitante) amministrazione comunale, le associazioni di categorie, gli istituti di credito, devono cercare di aiutare la squadra a risolvere l’impasse in cui si è cacciata. È giunto il momento di tornare ad essere i proprietari della società che da troppi anni è in mano a persone che a San Benedetto non hanno nulla a che fare. Per carità, un grazie di cuore va a chi ci ha permesso di continuare ad esistere come Mastellarini, Paterna e D’Ippolito, ma non potremmo sopportare un’altra gestione straniera. Come fare allora per riappropriarci della nostra Samb?Facciamo due calcoli: a San Benedetto d’estate si registrano circa due milioni di presenze turistiche; se ogni attività ricettiva versasse una quota per ogni presenza e le altre forze produttive della nostra città contribuissero si creerebbe un fondo di solidarietà per rilevare almeno una parte della Sambenedettese. Questa raccolta potrebbe essere gestita dall’Assoalbergatori e ridarebbe lustro alla nostra cittadinanza. Non è tardi, bisogna solo vedere se noi operatori turistici sappiamo farlo. Allora fuori l’orgoglio, e ricreiamo quel giusto interesse intorno alla nostra amata Samb!
*Nino Capriotti

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