SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella nottata tra martedì 26 e mercoledì 27 luglio la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto ha condotto un’operazione di polizia marittima mirata alla repressione della pesca, detenzione e commercializzazione di specie ittiche allo “stato giovanile”.
I controlli hanno riguardato quindici pescherecci, fermati mentre stavano sbarcando il pescato nel porto della città, e otto centri di deposito, commercializzazione e trasformazione di prodotti ittici presenti nella provincia picena.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 400 chilogrammi di volgole e 40 chilogrammi tra naselli e rane pescatrici di misura inferiore a quella stabilita sia dalla normativa nazionale che dall’Unione Europea.
In seguito all’accaduto sono state inoltrate quattro notizie di reato alle competenti Procure della Repubblicca di Ascoli Piceno e Fermo, che si aggiungono ad altrettanti sequestri penali disposti dalle autorità.
Il fatto di cronaca ci porta a riflettere su una problematica sollevata dall’imprenditore ittico Nazzareno Torquati su La Riviera in occasione dello sciopero indetto dai marittimi sambenedettesi per protestare contro il caro gasolio.
Torquati, ex assessore alle attività produttive del Comune di San Benedetto, aveva definito anacronistica la battaglia dei pescatori, asserendo che il problema più importante non è quello dell’aumento dei prezzi del carburante bensì quello del ripopolamento marino.
“E’ legittimo che la categoria manifesti per difendere i propri interessi – aveva commentato Torquati – ma credo che siano sbagliati i motivi della protesta. L’aumento del costo del carburante è una conseguenza inevitabile dell’attuale crisi mondiale. E’ un ricorso storico a cui è difficile far fronte. La vera battaglia che i pescatori devono combattere è quella per la salvaguardia della risorsa ittica?.
I sempre più frequenti sequestri per la repressione della pesca di specie ittiche giovani sembrano confermare la tesi di Torquati, il quale sosteneva: “Il nostro mare è ormai quasi completamente desertificato. La marineria locale dovrebbe attivarsi per chiedere finanziamenti per ricostituire gli stock naturali di pesce. Le specie marine devono avere il tempo di crescere e ripopolarsi?.
Il problema della carenza di pesce può arrrivare ad una rapida ed efficace soluzione? Torquati suggerisce il prolungamento dei quaranta giorni attuali di fermo biologico a due, tre anni, come avviene già in altre parti del mondo. “Nel frattempo – aveva sottolineato l’imprenditore – i pescatori potrebbero essere impegnati nel sociale ed effettuare corsi di formazione professionale?.
Per quanto riguarda la dimensione delle reti e della taglia del pescato la soluzione – suggeriva Torquati – potrebbe essere la richiesta di finanziamenti per la sperimentazione di reti selettive per la pesca.
Negli altri stati europei – aveva concluso l’ex assessore – sono inflitte sanzioni pesantissime a chi pesca specie ittiche protette. E’ doveroso adeguarsi?.
L’ennesimo sequestro invita le autorità pubbliche e la categoria dei marittimi a riflettere seriamente e serenamente su un problema che rischia di compromettere il settore ittico della Riviera delle Palme.

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