FERMO – E’ noto che Fermo sia stata in passato una nota città romana, Firmum, mentre è meno di pubblico dominio l’esistenza nel sottosuolo di strutture riconducibili ad un anfiteatro romano.
Nel corso degli anni sotto il duomo di Fermo sono state ritrovate statue, trabeazioni, colonne, frammenti di antichità romana (oggi conservati nel lapidario della cattedrale), scoperte che lasciano immaginare la presenza di strutture romane nel sottosuolo.
Negli anni 90 sono stati effettuati degli scavi sul Girfalco, ma gli scarsi risultati ottenuti hanno fatto sì che si sospendessero le ricerche.
Lo studioso Don Vincenzo Galiè, parroco di Campofilone, ha pubblicato nel 1984 un libro che sostiene la presenza dell’anfiteatro romano nel sottosuolo del fermano, una teoria che trova attualmente conferme in seguito ad un’indagine al georadar condotta sul Girfalco di Fermo.
L’ipotesi di Galiè, supportata da numerose prove documentarie, non fu però considerata attendibile dall’archeologia ufficiale.
Le ricerche condotte precedentemente erano state svolte a diversi metri di distanza dal reale punto nel quale i georadar indicano oggi la presenza di strutture nel sottosuolo, ma la caparbietà e l’amore per l’archeologia di Don Vincenzo hanno permesso un ulteriore controllo del sottosuolo.
L’indagine al Georadar fatta condurre a sue spese dallo studioso Galiè sul Girfalco di Fermo, ha confermato l’esistenza nel sottosuolo di resti dell’anfiteatro della città.
L’indagine al georadar è stata effettuata dalla ditta “Neo Tech”, che ha utilizzato l’apparecchio Emrad PipeHawk MK1. I Georadar realizzano profili continui del sottosuolo senza scavi né carotaggi. Questi strumenti sono impiegati nei settori più diversi: ricerca di sottoservizi, ingegneria civile, geotecnica, geologia superficiale, archeologia. Un impulso radio a larga banda viene inviato nel terreno e la sua eco permette di ricostruire con precisione le caratteristiche del sottosuolo. Gli impulsi riflessi sono registrati in forma digitale e sono elaborati per ottenere la maggiore quantità possibile di informazioni, della migliore qualità. La profondità di investigazione e la risoluzione dipendono dalla frequenza dell’antenna usata.
Con la scoperta del Galiè si evidenzia che forse i frammenti colossali rinvenuti in passato, come la grandiosa testa di Giove in marmo, provenivano dallo stesso anfiteatro.
La struttura è collocata accanto alla cattedrale, vicino all’odierna scarpata.
Studioso contestato e incompreso dai sistemi culturali ufficiali, Galiè ha alle spalle una produzione storica ragguardevole: ben 44 opere tutte relative alla storia locale, all’archeologia e allo studio della topografia antica e ricostruzione documentaria di siti archeologici soprattutto relativi alla romanità e al medioevo.
Fu lui a scoprire- prima degli scavi e grazie sempre ai suoi studi documentari e topografici-la città di Truentum, poi effettivamente scavata dalla Soprintendenza abruzzese a Martinsicuro.
In seguito alla perizia sul Girfalco sono stati scoperti numerosi muri sepolti, convergenti verso il centro e di forma ellittica, che sembrano appunto disegnare la presenza di un anfiteatro sottoterra.
Don Vincenzo Galiè ci ha spiegato i dettagli della sua scoperta: «L’arena resta almeno 13 metri più in basso del piano di calpestìo, come illustrato dalla perizia, che attualmente il georadar ha rivelato essere piena di grosse strutture informi».
Entusiasta la reazione dello studioso alla conferma delle sue teoorie: «Sono giunto al termine della travagliata, ma fortunata ricerca, che mi auguro renda tra breve visibile quanto resta dell’anfiteatro».
«Questo è il dono che faccio alla città di Fermo, da un anno diventata sede di provincia. Fermo è una ciittà a me molto familiare, in questa città ho compiuto parte dei miei studi.
In particolare sono legato al colle del Girfalco, che ho costretto, con delicatezza, a svelarmi uno dei suoisegreti meglio custoditi. Spero solo che ci si attivii subito per condurre le opportune riicerche archelogiche, non lasciandosi influenzare dall’esito negativo delle ricerche effettuate precedentemennte. Mi auguro che venga alla luce prima possibile l’anfiteatro romano, struttura che potrebbe diiventare luogo di incontro e aggregazione per la città di Fermo».
Lo strepitoso risultato archeologico pre – scavo è stato minuziosamente descritto nel volumetto di 30 pagine Trovato l’anfiteatro di Fermo, stampato nel luglio 2005 presso la Litografica COM di Capodarco di Fermo, a firma dello stesso Galiè. Tutta la perizia , come i rilievi del georadar, sono riportati nel volumetto.
Per ulteriori informazioni, è possibile contattare direttamente l’autore Don Vincenzo Galiè al numero telefonico 0734 932914.

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