SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ancora un appuntamento culturale rilevante in Riviera dove è sceso per l’ennesima volta il bravo giornalista (editorialista sul Corriere della Sera, collaboratore dell’Economist, discepolo del grande Indro Montanelli) nonché scrittore Beppe Severgnini. Giovedì sera, il numeroso pubblico accorso presso lo Chalet “Da Federico? ha avuto un saggio della spigliatezza e della disinvoltura con la quale lo scrittore ha saputo ammaliare la platea: parole che hanno ripercorso il filo conduttore del libro oggetto di presentazione, intitolato “La testa degli italiani?, il quale cerca di tradurre agli stranieri le stranezze ed i modi di fare dell’italiano medio, spaziando dallo sport alla morale, dalla politica al cibo, in un ipotetico, ed allo stesso tempo reale, viaggio dal nord al sud dell’Italia.
Immancabile, prima di tuffarsi nella presentazione del suo libro, un aggancio con la città di San Benedetto del Tronto, al quale il bravo giornalista è molto legato, se non altro per la sua bellezza: “Venni nel 2001 per la prima volta qui in riviera per girare delle puntate della mia trasmissione “Luoghi Comuni? e rimasi incantato dai diversi stili architettonici delle case, alcuni veramente particolari. Rimasi colpito anche dal fatto che finalmente trovai un ristorante che si poteva definire normale, dove mangiare dell’ottimo pesce. Entrai con le telecamere e ricordo che ci molte coppie se ne andarono immediatamente: probabilmente molti erano gli amanti e le amanti non ufficiali presenti in sala… San Benedetto mi piace molto ed appena posso vengo qui, l’ultima volta tre mesi fa, quando venni con mio padre?.
Tornando al libro, in poco più di cinque settimane ha già venduto 92.000 copie ed è in testa nella classifiche delle vendite (“Ho telefonato a Facchetti – dirigente dell’Inter, formazione del cuore dello scrittore – e gli ho detto: io vinco…e voi??): non si tratta di una raccolta di articoli ma di un lavoro più complesso attraverso il quale si cerca di raccontare l’Italia, quella vera.
Negli Stati Uniti – sottolinea Severgnini – si ha l’impressione mentale che l’Italia sia una grande Toscana, mentre in Gran Bretagna vi è una visione meno bella legata alla mafia. Il mio libro è stato realizzato appunto per spiegare agli stranieri l’Italia e gli italiani. In ogni modo, è utile anche agli italiani per capirsi meglio e per affrontare al meglio i nostri difetti, che non vengono comunque disconosciuti?.
La spiegazione del bestseller ha toccato vari aspetti della vita quotidiana di un italiano, cercando di carpire e capire quali sono i comportamenti di un soggetto nelle varie situazioni giornaliere, attraverso un’esplorazione ironica, metodica e sentimentale: dall’avversione verso qualunque tipo di divisa (vista come un qualcosa di nemico piuttosto che come un qualcosa che ci difende e ci aiuta), all’uso di terminologie alquanto complicate, soprattutto in politica, che celano sicuramente una “fregatura?.
Non sono mancati momenti di ilarità generale, soprattutto quando si è parlato della figura della mamma italiana, troppo apprensiva verso i propri figli rispetto alle altre mamme europee: il simpatico scrittore ha stravolto nell’occasione il termine S.I.S.M.I. (Siamo Indispensabili Siamo Mamme Italiane), definendo il tinello come la centrale del controspionaggio domestico.
Interessanti anche i momenti di alta riflessione in primis sull’evoluzione della TV moderna che, con la programmazione della fascia pomeridiana, creerebbe, secondo il giornalista, una fascia di imbecilli della televisione, definiti negli Stati Uniti come “under – class? (i cosiddetti “tagliati fuori?…dal mondo); in secondo luogo sulla capacita di una norma di essere efficace (“Deve essere seria, deve essere applicabile o meglio, si deve far sapere che si farà rispettare in ogni modo, ciò che in Italia a volte non accade?).
Immancabile, una battuta sul mondo del calcio e sulla beneamata Inter: “Oramai per parlare di calcio occorre una grande cultura che spazi dal diritto fallimentare a quello penale, dalla medicina legale alla contabilità complessa. Io, comunque, ho preso una decisione: di non parlare più di tale sport per un semplice motivo: non mi va di essere riconosciuto solo per questo motivo. Vi racconto un aneddoto: ero in vacanza con la mia famiglia e mi fermò un tizio che mi riconobbe dandomi dell’interista e chiedendomi se avessi un parente che scrivesse sul Corriere della Sera…?.
Un Severgnini a 360 gradi che alla fine si è concesso all’affettuoso pubblico (con l’immancabile dedica sul libro), che lo ha idealmente abbracciato in saluto finale che sa tanto di un arrivederci.

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