SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mantova gode, Avellino non ci crede. Due imprese agli antipodi, geograficamente parlando, ma così simili nel modo in cui sono venute: un torneo vissuto, per irpini e lombardi, in qualche frangente persino da prime della classe, poi son venute fuori Cremonese e Rimini ed i secondi posti conseguiti, nonostante i vantaggi arrecanti, lasciavano spalancate le porte della paura e dell’incertezza.
E’ invece finita coi 21.763 del ‘Partenio’ ed i 9.957 del ‘Martelli’ a far festa dopo il triplice fischio di chiusura, prima sul prato verde del campo di gioco, poi per le strade delle rispettive città. Se ai campani la serie cadetta mancava da appena una stagione, l’astinenza virgiliana durava, pensate un po’, da trentadue anni. Il Mantova torna nel calcio che conta dopo essere passato per traversie di ogni genere, a partite dal fallimento decretato nell’estate del ’94, quella stessa estate che vide ripartire da zero svariati club di nome del pallone nostrano (Samb compresa). Per l’occasione i biancorossi di Mimmo Di Carlo, il quale vanta l’invidiabile primato di due promozioni consecutive nei primi due anni da allenatore, dovranno confrontarsi con una speciale ‘lega lombarda’ tutta cadetta: Cremonese, Albinoleffe, Brescia e Atalanta infatti, le compagini della medesima regione ai nastri di partenza del torneo di B che verrà.
Impresa di grosso spessore anche per l’Avellino che annienta il blasonato Napoli, concludendo nel giusto modo un torneo nel quale Ghirardello e compagni si sono mostrati come l’undici più solido e quadrato della divisione est. Impresa anche e soprattutto di Francesco Oddo, il quale con la promozione dei biancoverdi si erge a protagonista della pagina più bella della sua carriera; arrivato in Irpinia per sostituire un Cuccureddu che pure aveva fatto bene coi ‘lupi’, ha avuto l’onere, non da poco, di condurre in B una squadra ed un ambiente sconquassati da polemiche interne e non.
Ma veniamo ai numeri di cartello espressi ieri dalle platee di serie C, numeri peraltro più che preventivabili visto che si decidevano i destini delle dieci squadre impegnate nei play off. Già detto delle presenze di Avellino e Mantova, buoni afflussi si sono registrati anche in quarta serie, dove Pizzighetone, Ravenna e Gela hanno vissuto una domenica di festeggiamenti per il raggiungimento della C1.
A Pizzighettone, paese di circa settemila abitanti in provincia di Cremona, i tifosi biancoblù hanno affollato lo stadio Comunale ‘Sicrem’ in 1.200 unità (il dato è però ufficioso) ed alla fine hanno esultato per una storica ‘prima volta’. Altri Chievo Verona crescono?
Al ‘Benelli’ di Ravenna erano invece in 4.575 per spingere i giallorossi alla conquista di una serie C1 che mancava in Romagna dal campionato ’95-‘96. Per gli uomini del presidente Gianni Fabbri si tratta del terzo salto all’insù nello spazio di quattro stagioni, dopo il fallimento nell’estate del 2001.
Storico traguardo pure per il Gela davanti a 5.000 spettatori (ufficiosi), di cui un migliaio da Cava de Tirreni. La società siciliana raggiunge per la prima volta la terza serie e la piccola realtà siciliana (quasi 77.000 abitanti per il centro in provincia di Caltanissetta) lo fa dopo nove anni filati in quarta serie. La squadra di Domenicali, tecnico emergente tra i più contesi in questo momento (il suo nome era stato inizialmente accostato pure alla Samb), merita la ribalta per un dato curioso, più unico che raro negli stadi nostrani: il ‘Vincenzo Presti’ infatti si divide fra il giallorosso di quei sostenitori fedeli alla vecchia società, il Terranova, e il biancazzurro dell’attuale Gela JuveTerranova (questa la denominazione completa), colore peraltro adottato dalla curva degli ultras di casa.

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