SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Era arrivato in punta di piedi, tra lo scetticismo generale (bugiardo chi nega), una sorta di ‘oggetto misterioso’ in mezzo ad una miriade di sconosciuti, giovani di belle speranze, lui compreso, per dare sostanza ad una Samb costruita nello spazio di due dì.
Pelata e occhiale scuro d’ordinanza, Davide Ballardini giunse in riva all’Adriatico alla fine di un caldo agosto. Ai tifosi importava poco del suo passato (le brillanti esperienze nei settori giovanili di Cesena, Milan e Parma), men che meno della ‘benedizione’ conferitagli dal maestro Arrigo Sacchi. Un predestinato? Chissà. Di certo un uomo deciso, serio, un lavoratore, persona sicura del fatto proprio – quando gli proponemmo un audace confronto con il ‘pluridecorato’ Reja, alla vigilia del primo round play off contro il Napoli, rispose, quasi indispettito: “Io ho le mie conoscenze, lui si tiene le sue?. Come dire: non mi faccio intimorire dal curriculum del ‘vate’ goriziano.
Schietto: “Per venire ho rinunciato a due anni di stipendio a Parma, qui prenderò di meno? confessava candidamente. Aveva aggiunto – lo scenario era quello della sala stampa del ‘Riviera’ subito dopo la gara di Coppa Italia contro il Gubbio, occasione per fargli fare, a lui e ai suoi ragazzi (non si erano ancora potuti fregiare dell’appellativo di ‘terribili’), un poco di passerella – “Lotteremo per un tranquilla salvezza?.
Giù applausi, il popolo della Samb, al solito mix esplosivo di calore e passione nei confronti di chi difende i colori rossoblù, aveva gradito. In maniera convinta. L’estenuante tira e molla che aveva caratterizzato il passaggio societario – un’interminabile sequela di possibili compratori, di volta in volta ‘caduti’ sul più bello – aveva fatto presagire al peggio: Mastellarini & c. vennero accolti alla stregua di autentici salvatori della patria. ‘Avrete carta bianca, lavorate tranquilli’, il messaggio silente della città delle palme. Dicasi per i dirigenti, per i calciatori, per l’allenatore.
La forza dei nervi distesi ha portato la Samb ad un passo dalla B – non ci fosse stato il Napoli con tutte le polemiche, le pressioni e le ‘necessità’ di una simile piazza, chissà… – il bel gioco, l’ ‘esplosione’ di tanti giovani, la conferma e la rivincita di qualche ‘vecchietto’ hanno fatto della compagine rivierasca una delle maggiori sorprese dell’intera serie C. Ballardini? Protagonista pure lui. Tecnico emergente, sopraffino stratega, bravo e capace nel valorizzare una nidiata di imberbi ragazzi. Samb in paradiso, Samb pian piano nei quartieri nobili della graduatoria del C1/B, Samb squadra rivelazione. Play off sfumati, ma intanto il nome del tecnico di Ravenna è sui taccuini di mezza serie B e persino di club della massima divisione. Da un bel po’. Ballardini oggetto del desiderio del calcio italiano. Esagerati?
La calma e la compostezza, il fare al contempo sincero ma anche la grande determinazione, il suo essere così alla mano, “da buon contadino?, come ama ripetere, chissà perché ma quest’uomo ha un che di fascinoso. Una calamita. Capitan Colonnello, non certo uno degli ultimi arrivati, dopo la vittoria all’ ‘Euganeo’ di Padova si sbilanciò a definirlo il miglior allenatore avuto nel corso della sua carriera.
Ballardini, di tutto di più? Complimenti e attestati di stima prima, spergiuri e dichiarazioni al vetriolo poi. Perché l’allenatore di Romagna ha deciso di salutare la riviera e lo ha comunicato a D’Ippolito e compagnia in occasione della festa di fine stagione. Un’annata comunque molto positiva. Una sola, amarissima, ‘macchia’: la sua. Un altro anno di contratto gettato nel cestino, quasi da ingrato, come ci hanno fatto capire i dirigenti rossoblù; così non si fa, in nome del ‘progetto’ (biennale) sarebbe dovuto rimanere, ripetono in coro, uno dopo l’altro. Almeno ci fosse qualche società dietro il suo addio! Il diretto interessato nega. Si fa fatica a credergli, tant’è che c’è chi lo ha già (ri)vestito di rossoblù, quello del Cagliari però. Fantasie? Presto sapremo, intanto domani pomeriggio, in occasione della conferenza stampa fissata dallo stesso allenatore ravennate, speriamo ci si possa schiarire le idee in merito alle motivazioni alla base del suo abdicare. I tifosi attendono, sì, proprio loro che magari nel sentirgli dire, qualche giorno fa, “Samb mio primo grande amore? si erano illusi di poter scoprire, dietro quelle parole, il giuramento di fedeltà alla causa. Ma così va il calcio. L’ennesimo ‘c’eravamo tanto amati’ sta per compiersi.

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