*La nostra nazione tra i tanti primati che detiene ve né uno in tema di referendum che è di attualità di questi giorni. L’Italia è la nazione con il più alto numero di referendum popolari svolti del mondo. Si del Mondo perché non c’è paese, principato, monarchia, regime, repubblica del pianeta che abbia chiamato al voto così tante volte i cittadini come l’Italia.
Una stagione lunghissima di trent’anni dove il popolo è stato chiamato a votare su tutto e per tutto, dal 1974 gli elettori sono stati convocati a porre il loro voto su 53 proposte di abrogazione di legge o parti di leggi.
Cinquantatre referendum con i quali si sono sperperati fiumi di denaro pubblico, dove spesso si inseguono risultati elettorali o vittorie politiche ai danni dei cittadini che sono costretti a pagare di propria tasca le imponenti spese delle macchine referendarie.
Fiumi di denaro pubblico che potrebbero essere spesi per la disoccupazione giovanile, per la sanità, per la costruzione di infrastrutture pubbliche o case popolari, vengono dirottate sui rimborsi per le campagne elettorali dei variopinti referendum che negli anni si sono susseguiti.
La stagione referendaria della nazione iniziò il 12 maggio del 74 con tema: “scioglimento del matrimonio” poi 11 giugno del settantotto con “Ordine Pubblico e Finanziamento dei partiti, nell’ottantuno altri 5 referendum di nuovo ordine pubblico, Ergastolo, abolizione del porto d’armi, Aborto addirittura in due versioni; poi nell’ottantacinque sulla contingenza; ancora nell’ottantasette la bellezza di 5 referendum come responsabilità de giudici, commissioni inquirenti, centrali nucleari, contributi enti locali e ENEL.
Il 4 giugno del 1990, dopo 14 referendum consecutivi avviene nella nazione la grande svolta istituzionale della storia, la mancanza del quorum che consentirebbe la validità dei referendum, il popolo italiano rifiuta per prima volta nella storia della Repubblica lo sperpero e la demagogia dello scontro referendario ben 3 referendum proposti dal solito Pannella vengono respinti per mancanza di quorum.
I referendum resi nulli da Popolo riguardavano la normativa sulla caccia, accesso dei cani e cacciatori nei fondi privati e l’uso dei pesticidi in agricoltura. Fu un deputato della DC l’allora On. Giacomo Rosini a dare lo STOP alla demagogia referendaria nonostante tutti i partiti dell’arco istituzionale si dichiararono per andare a votare.
La stagione dei referendum nonostante tutto non si è fermò, si ritornò a votare nel 91 appena l’anno dopo sulle preferenze dell’elezioni alla camera dei deputati e quì abbiamo un altro primato mondiale: siamo riusciti a votare su una proposta dove eravamo tutti d’accordo e i “SI” furono il 96% o meglio il parlamento che dovrebbe essere la sintesi del volere dei cittadini non si accorse della volontà del popolo italiano in tempo per cambiare la norma.
Non basta, nel 1993 altra valanga di referendum su tutto: Competenze USL, Stupefacenti, Finanziamento partiti, Ministero partecipazioni statali, Elezioni del Senato, Ministero Agricoltura, Ministero del Turismo anche in questo caso Marco Pannella ebbe la propria visibilità esistenziale alternando digiuni a scenate di piazza.
Nel 1995? Altri 12 referendum altri milioni di euro buttati in mare tanto che gli elettori quasi impazzirono sulla consegna di ben 12 schede contemporaneamente nello stesso giorno. I referendum del 95 svariavano anch’essi su tutto come se il cittadino italiano fosse esperto in: Rappresentanze sindacali, Pubblico impiego, Soggiorno cautelare Autorizzazioni al commercio, Trattenute sindacali, leggi elettorali, orari degli esercizi commerciali, Concessioni TV, Interruzioni pubblicitarie e raccolte pubblicitarie.
Nel 1997 la nostra Repubblica raggiunge il terzo titolo mondiale in materia di referendum, si perché dopo il maggior numero di referendum, il referendum con la più alta percentuale di “SI” del 96 la nazione è riuscita a ripetere uno stesso referendum proposto 7 anni prima con lo stesso quesito: “L’accesso dei cani e dei cacciatori nei terreni” in nessuna nazione al mondo il popolo è stato chiamato due volte ad esprimersi sullo stesso quesito. Nel 97 comunque ve ne erano altri 6 con diverse tematiche il Quorum non venne ovviamente raggiunto.
Nel ’99 il popolo ormai stanco non andò a votare nemmeno su “abolizione del proporzionale”.
Nel 2000 altra ondata di referendum inutili ancora 7 referendum sulle svariate tematiche tra cui lo statuto dei lavoratori, altro spreco proposto da Pannella e dei suoi amici di merenda anche nel 2000 la gente non andò a votare.
Domenica prossima raggiungeremo il quarto primato: “una legge dello stato “la legge 40/94″ approvata a larga maggioranza dal parlamento a meno di un anno di distanza viene sottoposta a modifica tramite referendum”
54 referendum, 54 quesiti hanno segnato la storia della nazione dividendo i partiti, le famiglie, le parti sociali, il mondo cattolico, i sindacati, i lavoratori, gli agricoltori una guerra totale a cui dovremmo tutti riflettere e mettere fine con una riforma dell’istituto referendario e della modalità di richiesta del referendum.
– Prima fra tutte chi vuole un referendum se lo devrebbe pagare, non è ammissibile che i costi dei referendum vengano richiesti ai cittadini italiani;
– La modalità della raccolta delle firme va cambiata, non è più possibile consentirne la raccolta nelle piazze o nelle strade, l’Istituto dei referendum va riportato entro parametri di serietà istituzionale, le firme si raccolgano negli studi notarili o dai segretari comunali dei Municipi italiani.
– Il numero delle firme sancito dalla Costituzione nell’Art. 75 fissato in 500.000 va elevato almeno a 3 milioni di firme su ciò maggioranza e minoranza parlamentare devono interrogarsi per la modifica costituzionale del numero delle firme.
Non entro nelle motivazioni del non voto per quei valori che il mio partito si sente di rappresentare, mi limito a pronosticare che domenica il popolo italiano NON ANDRA’ A VOTARE perché stanco di una democrazia ferita da referendum facili.
*Marco Lorenzetti assessore Comunale UDC

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