SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Giovedì 9 alle 21,30 sarà proiettato al Calabresi il documentario di Jonathan Nossiter “Mondovino?, mentre Venerdì 10 alla stessa ora al Palaidea sarà di scena “Sono stati loro? di Guido Chiesa.
Le due serate- l’una all’interno della rassegna Immagini Inattese, l’altra all’insegna dei Venerdì del Bizzarri- sono frutto dell’impegno della Fondazione Libero Bizzarri e dal Cineforum Buster Keaton, con il patrocinio della Provincia di Ascoli Piceno.
“Mondovino? ci dimostra che si può far politica anche stando seduti a tavola, sorseggiando un bicchiere di buon vino e parlando, con leggerezza ammirevole, di globalizzazione, di politiche agricole, di livellamento della produzione, di eccezione culturale e tutela della tradizione. Jonathan Nossiter ci regala alcune impagabili interviste di pungente ironia al gotha dei produttori italiani di vino (Frescobaldi, Antinori). Il regista americano, cresciuto in Europa tra Francia, Italia, Grecia e con un passato da sommelier, già soprannominato il Micheal Moore del vino, ritiene che non ci sia niente di più noioso di fare un film per mostrare persone che bevono vino, mentre il pubblico può solo guardare.
“Sono stati loro? racconta le 48 intercorse tra il noto, duplice omicidio avvenuto nella cittadina piemontese il 21 febbraio 2001 e l’annuncio che i colpevoli erano stati identificati all’interno della famiglia stessa delle vittime. 48 ore in cui la pista principale delle indagini sembrava essere quella dei ladri di origine slava o albanese. 48 ore in cui Novi Ligure fu attraversata da un’ondata di panico collettivo. 48 ore in cui l’Italia tutta si scoprì con un “nemico straniero” in casa. A partire da quella sera, e per le 48 ore successive, su tutti giornali, nelle trasmissioni radio-televisive, l’informazione italiana gronda di dettagli macabri sul duplice omicidio, sulla delinquenza che assedia Novi e la provincia. Nel calderone ci finisce tutto: la questione degli immigrati clandestini, l’inefficacia delle pene carcerarie, la carenza di organico delle forze dell’ordine, le piaghe della prostituzione e della droga, fino alla pena di morte. Nel paese si avverte una vera e propria ondata di panico. Per 48 ore in tutte le case italiane non si parla d’altro. L’intento del regista Guido Chiesa, uno dei rari nomi nel panorama cinematografico italiano che non si piega ai ragionamenti di comodo, è quello di mostrare la penetrazione ormai totalitaria dell’informazione (in particolare quella televisiva), nell’esistenza personale di ognuno di noi, ma soprattutto di rendere visibile in maniera incontrovertibile come basti veramente poco all’informazione ideologica e manipolata, per creare atmosfere sulfuree nei confronti di chi veramente non c’entra proprio nulla.

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