SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una stagione da incorniciare, sul campo e sugli spalti, a prescindere da come è andata a finire. Verdetto financo prevedibile. Ma soprattutto: memori delle angosce estive, ci si può ritenere più che soddisfatti di esser passati dalla protesta (per una squadra che non c’era), forte ma civile, dell’Hotel Sporting, all’epilogo, prestigiosissimo, nello splendido scenario dello stadio ‘San Paolo’, dove la piccola San Benedetto del Tronto ha tenuto testa alla metropoli partenopea. 2.000 anime chiassose, vocianti e impettite al cospetto dei 60.000 di casa. Una settimana prima colpo d’occhio più contenuto, ma pur sempre all’altezza della situazione, in un ‘Riviera delle Palme’ pieno per 12.000 posti.
Numeri di una stagione: i 4.075 di media nel computo delle diciassette gare disputate tra le mura amiche nel corso della stagione regolare valgono al pubblico del ‘Riviera’ il sesto gradino nella speciale classifica delle tifoserie più numerose del girone, dietro a, in rigoroso ordine decrescente, Napoli (37.080), Avellino (7.179), Foggia (5.274), Reggiana (4.560) e Rimini (4.366). Come dire: si sarebbe potuto far meglio, anche che se le sopraccitate piazze possono far leva su bacini d’utenza più elevati.
Ma è stata una stagione pazza, partita con propositi ben meno ambiziosi la Samb si è scoperta via via sempre più grande, e forse le iniziali parole della società (“L’obiettivo è la salvezza?), hanno funto da zavorra all’entusiasmo dei più scettici. Poco importa perché al ‘Riviera’ i 4.000 di media hanno sempre fatto la loro parte. Altro che. Roba da categoria superiore.
Frammenti da estrapolare da una stagione memorabile. L’avvento della famiglia Mastellarini su tutti. Umberto, vale a dire un presidente come non se ne vedevano da tempo in riva all’Adriatico: vero, genuino, ruspante, viscerale nella gestione della società e nel rapporto coi tifosi. Come dimenticare la consegna, in occasione del derby con la Vis Pesaro, della maglia numero dodici alla Curva Nord, a sancire simbolicamente un legame, quello intercorrente tra squadra e ultras, da sempre inscindibile e inimitabile. Oppure il regalo, sempre ad opera di Mastellarini senior, di alcuni biglietti a quei tifosi giunti a Teramo che ne erano sprovvisti. Rimarrà infine nitida nei ricordi dei tifosi più attaccati la sua corsa sotto la nord dello stadio ‘Euganeo’, coccolato dall’affetto e dalla riconoscenza dei 1.500 saliti fin su a Padova.
Altro frammento. Cioffi, alias Massimo Bruni. Scomparso lo scorso 19 novembre, il suo nome rimarrà per sempre tra i gradoni della curva Nord del ‘Riviera’, adesso a lui intitolata, e scritto nello striscione che dallo scorso 13 febbraio (giorno della gara casalinga al cospetto del Cittadella) campeggia fiero sopra le teste del settore più caldo dell’impianto marchigiano. La statua-sfinge posizionata nella zona dell’antistadio è un altro omaggio alla memoria dello storico tifoso sambenedettese.
Particolari da cavar via dalle istantanee del tifo scattate nel corso di un intero campionato. Le coreografie. Almeno quattro di grande livello. Foggia, Avellino, Napoli e Martina. Contro i ‘satanelli’ una torciata (su due anelli) da ‘mille e una notte’, quella stessa notte che ricorderemo, visto che allo stato attuale, in seguito alle recenti misure restrittive adottate da Governo e Figc, orpelli coreografici di siffatta maniera sono banditi.
Partita in notturna anche contro l’Avellino. La ‘Cioffi’ si supera ancora una volta, colorando la curva con toni argento, rossi e blu e disegnando al centro del settore lo stemma della Samb che fu: il ‘torrione’.
La palma della migliore coreografia spetta in ogni caso alla cartolina ’hollywoodiana’ partorita in occasione della sfida dell’anno al Napoli, con Onda e soci che hanno messo in pratica il certosino lavoro portato avanti con passione e sacrifici per mesi. Il risultato è stato un bandierone di grossissime dimensioni, con sopra impresse le lettere ‘Ultras Samb’ ed il logo del bandito, storica effigie della curva marchigiana. Un tifo da pelle d’oca ha poi fatto da contorno alla partita.
In ultimo citiamo l’altro degno spettacolo offerto in concomitanza con l’ultima esibizione della Samb tra le mura amiche. Avversario il Martina dell’ex Sauro Trillini. ‘Tappeto’ di cartoncini prima argento, poi rossoblù e infine verdi, a dar vita ad un prato di calcio dal quale prende forma una maglia numero dodici. Perché? Perché “giochiamo anche noi?, come scrivono i gruppi della Nord su di uno striscione appeso in balaustra. E tanto è stato.
Se in casa la curva rivierasca ha dato il meglio si sé, confermandosi – e per certi versi (coesione, unità di intenti e mentalità) migliorandosi – sugli standard delle ultime stagioni, anche fuori il pubblico sambenedettese ha tenuto alta la nomea che lo contraddistingue nel panorama italiano. Tradotto: assidui, numerosi e fedeli. Con una propensione: annullare il fattore campo. 2.500 a Napoli, 2.000 a Fermo, 1.200 a Teramo e Giulianova, 1.000 a Reggio Emilia, Rimini e Chieti, 800 a Sora, per una partita chiave nella rincorsa per il quarto posto. Infine la festa dei 1.500 di Padova.
Altra istantanea. Anzi no, meglio parlare di audio, quello dei cori, delle canzoni, dei tormentoni che hanno accompagnato l’ennesima avventura al fianco della ‘beneamata’. Nella speciale hit che proponiamo, segnatene due: il sempreverde ‘ballo di Simone’, caratterizzato dalla splendida cartolina umana fatta di mani che battono all’unisono e poi si liberano in aria a pizzicare il cielo soprastante, ed il coro che ti rimanda all’atmosfera delle ‘barras brava’ argentine. Semplicemente entusiasmanti e coinvolgenti. Sono stati i veri e propri cavalli di battaglia della ‘Cioffi’ nel corso dell’appendice play off.
Rewind: 12.000 nella gara d’andata, quando l’abito cucito su misura dai ‘sarti’ della Nord è risultato ancor più di lusso rispetto a quello confezionato lo scorso 26 marzo: tremila bandierine rosse, blu e bianche a comporre il grido di battaglia “Vinci?. Tazebao in balaustra che recita “…per la tua storia, per la nostra gloria!?. Tifo infernale poi nel corso dei 90 e passa minuti vissuti con partecipante trepidazione.
2.000 voci infine nella sconfinata marea azzurra dello stadio ‘San Paolo’ al ritorno: l’urlo del popolo napoletano, assordante, impressionante, da far tremare i polsi; l’orgoglio e la caparbia di una tifoseria, quella rivierasca, mai doma, anche quando il risultato sul campo condanna il proprio undici: cori roboanti, battimani e sciarpate a ridestare i 60.000 dell’impianto di Fuorigrotta, intorpiditi dalla chiusura, virtuale, della contesa. Applausi e festa finale, nonostante l’estromissione dalla finale play off, a sancire con un legame sottile, ma che non si spezza, i canti e le dimostrazioni d’amore in quel di Pescara, due anni prima. Ieri come oggi, ne siamo certi, si ripartirà con l’ardore di sempre. “Ricominciamo?, cantava Adriano Pappalardo. “Ricominciamo?, chiosano gli ultras rossoblù.

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