SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non tutte le ‘battaglie’, calcisticamente parlando, per carità – alla luce delle tensioni e degli episodi poco edificanti che hanno contrassegnato la doppia semifinale play off tra Napoli e Sambenedettese, occorre quanto più sottolinearlo – danno luogo a vinti e vincitori. Se la contesa contempla squadre come azzurri e rossoblù, vale a dire esponenti dell’abusato luogo comune del Davide contro Golia, in altre parole il gotha del calcio di terza serie al cospetto di una piccola, grande provinciale, almeno sino alla fine degli anni Ottanta, tutto è possibile, perfino che al termine dell’incontro trionfatori e sconfitti siano idealmente uniti nei festeggiamenti. Il mondo del calcio, a quanto pare, regala ancora tifosi che sanno dire ‘grazie’, in modo tanto caloroso e convincente da sorprendere addetti ai lavori e quant’altro.
In casa Samb la scena si è ripetuta a distanza di due anni, quando, in riva all’Adriatico lo ricorderanno molto bene, il Pescara ribaltando il risultato della prima semifinale (1-0 al ‘Riviera’), distrusse i propositi cadetti della squadra di Stefano Colantuono.
Nella stagione appena andata in archivio uno degli attori protagonisti è stato, guarda caso, un altro allenatore esordiente, quel Davide Ballardini che dallo scorso settembre ha saputo magistralmente guidare una squadra di giovanissimi calciatori di belle speranze (e qualcosa in più). Il fotogramma, l’attimo infinito dell’entourage rossoblù sotto lo spicchio di ‘San Paolo’ presenziato da 2.000 sostenitori rivieraschi, vocianti e prodighi di applausi sinceri, gli rimane, gli rimarrà, nel cuore e nella testa.
“Mi sono molto commosso – confessa Ballardini – nel constatare l’affetto, l’amore e la stima della nostra tifoseria. Quegli applausi sono uno spettacolo difficile da dimenticare�.
Ma, soddisfazione a parte per il comportamento adottato dalla gente di fede rossoblù, il giorno dopo la sfida di Napoli in lei c’è più delusione per essere praticamente usciti dalla contesa dopo appena dieci minuti, oppure prevale la soddisfazione per aver dato battaglia agli azzurri anche con un uomo in meno (Leon, espulso al 6’ della ripresa, ndr)?
“Faccio una considerazione più generale: il giorno dopo, riflettendo, prevale la consapevolezza di aver fatto una stagione a dir poco esaltante, con un gioco che tutti hanno riconosciuto il migliore della categoria, con dei giovani che si sono dimostrati i più bravi del girone e con un pubblico che ci ha voluto bene sin dal primo momento. Credo che l’aver giocato l’ultima partita davanti a 70.000 persone abbia significato chiudere in un palcoscenico meritato per quanto fatto vedere nel corso della stagione. Ne siamo orgogliosi e felici�.
Mister, proviamo a ritrascinarla nel cuore della partita dell’altro ieri pomeriggio. Ne segua una nostra ‘lettura’: ci è parso che l’uscita anzitempo, per infortunio, di Fontana, abbia in un certo qual modo favorito il Napoli che con Montesanto ha potuto ulteriormente rinvigorire la muscolosità del proprio centrocampo. E’ d’accordo?
“Sì, sono d’accordo. Montervino, Montesanto e Corrent sono giocatori muscolari come noi non ne abbiamo. Credo che il Napoli, visto la propensione a cercare con dei lanci lunghi Sosa, ieri non avesse bisogno delle geometrie di Fontana e difatti, quando è uscito dal campo me ne sono rammaricato, come pure all’inizio, quando ho visto che Reja non aveva schierato Consonni. Il mister azzurro ha chiaramente impostato una gara di rimessa e contropiede�.
In definitiva: ha qualche rammarico nel computo delle due semifinali disputate? C’è qualcosa che non rifarebbe?
“Assolutamente no – giura il tecnico ravennate – si è fatto il massimo, all’andata come al ritorno, semmai c’è il dispiacere per quello che è successo al di fuori del campo di gioco, e mi riferisco all’assalto al nostro pullman prima dell’ingresso al ‘San Paolo’ ed alle polemiche che hanno contrassegnato le due vigilie, tanto a San Benedetto quanto a Napoli, le quali ti fanno capire che fai fatica a competere con determinate realtà. Il calcio, a mio modo di vedere, dovrebbe essere sempre e comunque spettacolo e non guerriglia; in questo modo si rischia di far allontanare dagli stadi chi ama questo splendido giocoâ€?.
A proposito del rovente pre-partita: l’episodio dell’ ‘attacco’ al vostro pullman può avere condizionato la squadra nell’approccio alla gara?
“Non lo so. Eravamo partiti bene, poi è chiaro che se concedi spazi, se non difendi bene, certi giocatori ti puniscono. E’ successo in occasione del gol di Capparella, quando non abbiamo aiutato abbastanza Femiano, e nella circostanza del calcio di rigore. Tornando ai fatti del pre-partita, personalmente metterei il principio secondo cui se una squadra non viene rispettata, è giusto che la partita non si faccia. Sarebbe il modo per educare la gente ed evitare che certi spiacevoli episodi continuino a verificarsi. Arrivare allo stadio – continua l’allenatore rivierasco – e vedere pietre, bottiglie e sassi che ti piovono addosso, che sfondano vetri che rischiano di farti male sul serio, non è piacevole. Nel nostro pullman, di ventiquattro persone, ben sedici avevano più o meno vent’anni: un simile ‘antipasto’ oltre ad essere poco edificante, dà fastidio e non ti fa certo stare tranquillo�.
Lasciamo i ‘veleni’ che hanno contrassegnato l’incontro in terra campana per dare uno sguardo all’intero campionato della sua Samb. Dia un voto a tutte le componenti di questo fantastico viaggio appena concluso: squadra, società, tifosi e, naturalmente, se stesso.
“Alla squadra do un bel 10 e lode, visto che si è fatta sempre trovare pronta e soprattutto è andata oltre le più rosee aspettative. Alla società assegno un 9, non tanto per come ha lavorato nel complesso, non sta al sottoscritto giudicare, ma più perché ha sempre saputo mettermi nelle migliori condizioni, restandomi vicina in qualsiasi momento e soprattutto lasciandomi lavorare tranquillo. Ai tifosi do un altro 10 e lode, ho già detto prima delle forti emozioni di Napoli, ma loro sono stati fantastici tutto l’anno, trasmettendoci amore e affetto, avendo riconosciuto in noi il massimo impegno ed il totale sacrificio per la causa. Al sottoscritto assegno un 7, ovvero il voto più basso: credo di aver lavorato bene e seriamente, ma sono altrettanto convinto che l’allenatore, fra tutte le componenti menzionate, sia quella meno importante�.
Sarà stato anche la componente meno importante, mister, ma si dice che innumerevoli squadre di B ed alcune di A, la stiano seguendo con grande interesse. Ma il suo futuro è in riva all’Adriatico, oppure no? Particolari accordi con la dirigenza rossoblù?
“Non so ancora cosa farò da ‘grande’ (c’è comunque un altro anno di contratto con la Samb, ndr) – assicura mister Ballardini – con la dirigenza ci siamo ripromessi di vederci in settimana o all’inizio della prossima, credo che al massimo tra una decina di giorni saprò essere più preciso in tal senso. Non dipende solo dal sottoscritto, bisognerà vedere quali saranno i programmi della società per il prossimo campionato e se ci troveremo in accordo, anche perché ad una piazza come San Benedetto, calorosa, appassionata ed esigente, con una delle medie di pubblico più alte della categoria, occorre chiarezza sin dall’inizio, i tifosi non vanno presi in giro. Contatti con altri club? Non mi ha chiamato nessuno, le uniche due telefonate che ho ricevuto sono state quelle di due miei amici direttori sportivi che però attualmente non lavorano per nessuna squadra. Mi hanno semplicemente detto che, dovessero trovarne una, farebbero il mio nome alla dirigenzaâ€?.
Ballardini infine, seppure non possa ancora giurare ‘fedeltà’ alla Samb, ci tiene a ribadire un concetto che rappresenta una sentita dichiarazione d’amore nei confronti del sodalizio rivierasco: “Per il sottoscritto la Samb rappresenta il primo vero amore calcistico da allenatore, e come tutti i primi amori non si scorda mai, ti resta nel cuore; mi piacerebbe rimanere, ma come ho già detto ne dobbiamo parlare assieme alla società�.
I tifosi rossoblù resteranno di certo in trepidante attesa della fumata bianca.

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