SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Naturalmente è vergognoso quello che è accaduto a Napoli prima della partita, se non fosse che tutti se lo aspettavano. Purtroppo per quindici giorni San Benedetto è stata descritta proditoriamente come un villaggio di incivili, e gli animi dei più esagitati si scaldano sempre troppo presto e in maniera poco corretta.
Quello che fa specie è che il lancio di sassi, bulloni e bottiglie (per la precisione: Martini è stato colpito dal fondo di una bottiglia rotta!) non sia avvenuto nel “solito? campo caldo del sud ma nella capitale italiana del meridione, una metropoli di un milione di abitanti che arriva a due, tre milioni di persone considerando l’hinterland.
Quello che fa specie è sentire giornalisti napoletani che di fronte allo sfogo del Presidente Mastellarini, colpito da un oggetto lanciato dai teppisti, rispondono a malo modo (ascoltare prossimamente l’audio che inseriremo on-line).
Quello che fa specie sono le domande rivolte a Marino, De Laurentiis e Reja circa l’arbitraggio, che avrebbe comminato delle ammonizioni scientifiche (!) contro Capparella (“Fallo di rigore nettissimo, e invece è stato ammonito per simulazione?) e Gianello, in vista della sfida contro l’Avellino.
Quello che fa specie, è sentire domande di questo genere: “Sperate che la finale sia meno nervosa di questa sfida di semifinale, dato che la Sambenedettese ha fatto del vittimismo la sua arma a partire da novembre??
Chi è più provinciale, San Benedetto o Napoli?

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