NAPOLI – Una passione sconfinata per una città che attende la promozione in serie B con trepidazione inenarrabile. Già tre ore prima del fischio d’inizio le zone adiacenti lo stadio ‘San Paolo’ sono contrassegnate da un fittissimo brulichio di tifosi colorati di biancazzurro (oltre che da un numero impressionante di bagarini che tentano di ‘piazzare’ i tagliandi valevoli per gara due della semifinale al cospetto della Sambenedettese). Quando mancano invece due ore alle 16 l’impianto di Fuorigrotta è pieno, al suo interno, quasi per metà. Boati molto robusti per l’entrata sul terreno di gioco della squadra partenopea e del direttore generale Pierpaolo Marino; fischi assordanti (uniti a cori poco simpatici), di contro, quando fanno capolino le sagome dei calciatori rossoblù. Ancora peggio, quando, manca più di un’ora al via delle ostilità, prendono posto nello spicchio adiacente alla curva A, i primi sostenitori marchigiani. Intanto giunge notizia che il pullman della Samb Calcio, al momento dell’arrivo in quel di Napoli, è stato assaltato da un gruppo di facinorosi azzurri, i quali con sassi, bulloni e quant’altro hanno mandato in frantumi i vetri del mezzo.
Tornando ai tifosi di casa nostra, circa 2.000, appena preso posto nel ‘settorino’ a loro adibito, iniziano a far sfoggio di bandiere e stendardi, rodando altresì le corde vocali con i primi canti. Più di un’ora dall’inizio dalla contesa, ma nessuno sembra farci caso, l’adrenalina scorre già in dosi massicce, tanto da parte napoletana, quanto da quella sambenedettese.
Dopo poco entra anche l’avvocato Vincenzo D’Ippolito – sarà seguito dall’idolo di casa, il patron Aurelio De Laurentiis, acclamatissimo – a saggiare le condizioni del terreno di gioco: una capatina sotto la porzione occupata dai tifosi rossoblù, a fare il pieno di applausi. La tensione gli si legge scolpita in volto.
Nel frattempo si nota qualche parapiglia tra i sostenitori rivieraschi. Gli accenni di zuffa sono accompagnati dai ‘buh’ di scherno del popolo napoletano. Risultato: la semifinale play off di ritorno non vedrà al consueto posto il lanciacori ‘principe’ sambenedettese. Pur senza l’apporto di un megafono, i nostri faranno alla grande la loro parte nel mezzo della bolgia campana.
Fanno seguito lunghi momenti di silenzio, mentre dalla curva B azzurra viene esposto una scritta in riferimento agli arresti portati a termine dopo i fatti di Verona di due anni fa e di Foggia nell’attuale stagione: “02-06-05 Ancora 7 arresti…colpevoli di una fede!?.
Si comincia: le curve azzurre, spoglie – ma vocianti all’inverosimile – con i soli striscioni “…Carica!? (identici a quello esposto al ‘Riviera’), non preparano niente di particolare a livello coreografico, al contrario della tribuna che si colora di centinai di bandierine biancazzurre, insieme ad un bel bandierone.
Fischi assordanti quando la Samb è in possesso di palla, oppure quando il direttore di gara fischia a favore degli ospiti. Uno spettacolo tutto il ‘San Paolo’ in piedi con le mani alzate ad inneggiare i propri beniamini; da un simile scenario sembra dissociarsi il gruppo Masseria, posizionato nei distinti che srotola lo striscione “Questo folkrore non ci appartiene?.
Dopo una manciata di minuti di smarrimento, i tifosi rossoblù cominciano a farsi sentite con una certa intensità, sfruttando più che altro le pause del popolo napoletano. Al decimo minuto però arriva il vantaggio partenopeo che mette le ali ai sostenitori di casa, mentre i nostri di primo acchito subiscono il contraccolpo psicologico, per poi riprendere ad aiutare l’undici rossoblù.
La Samb non ci sta a recitare il ruolo della vittima sacrificale e prova a reagire, come pure i sostenitori marchigiani si danno il loro bel daffare per resistere all’urto azzurro ed anzi, col passare del tempo aumentano l’intensità dei cori. Generosi come al solito.
Passano pochi minuti e un contatto in area di rigore marchigiana tra Colonnello ed il solito Capparella genera il rigore del 2-0, messo a segno da Sosa. Il ‘San Paolo’ è un inferno. I distinti scrivono “E adesso tutti a caccia dei lupi (soprannome col quale si definiscono i giocatori dell’Avellino, ndr)?.
Ammirevole il gesto di Onda e soci che, nonostante tutto, alzano le sciarpe in cielo sul finire di primo tempo.
La ripresa si apre con i cori di sfottò all’indirizzo del portiere della Samb Francesco Mancini, posizionato fra i pali della porta sotto la curva B. Nel frattempo i tifosi sambenedettesi, seppure meno chiassosi (coriaceo il groppone in prossimità della transenna), non mollano la presa e tentando di crederci sino al 90°.
L’espulsione di Leon, al minuto numero sette, sembra spegnere anche le residue speranze tra i sostenitori marchigiani: impera un mutismo interrotto di tanto in tanto da qualche coro peraltro poco convinto. Cala intanto, a livello di intensità, anche l’apporto del pubblico di casa, forse pago del risultato.
E’ il 22’ della ripresa quando Onda & c. decidono di voler ugualmente far festa sino alla chiusura della contesa: su le mani a scandire il celeberrimo ‘ballo di Simone’, a vociare contro l’Ascoli, a ribadire che la Samb non verrà mai lasciata sola. Il leader è tornato in transenna ed i risultati si vedono; il pubblico del ‘San Paolo’ sembra allibito nel constatare un simile entusiasmo. Un ‘Blu’ da pelle d’oca e tanti altri cori scanditi all’unisono, in maniera molto compatta: da questo moneto in poi è lo spicchio colorato di rossoblù il vero protagonista dell’impianto di Fuorigrotta.
Dai distinti intanto compare una scritta irridente nei loro confronti che recita: “San Benedetto del Tonto città delle Marche…tte?.
Onda e soci chiamano a raccolta “tutto lo stadio?, per scandire un “Samba, Samba!!? da brividi che scuote le curve partenopee che riprendono coi consueti gridi di battaglia. Va in scena intanto un’altra sciarpata di marca ospite.
Al triplice fischio di chiusura, alla festa azzurra, si unisce quella, seppure molto più contenuta, dell’ambiente sambenedettese che ringrazia i ‘ragazzini terribili’ per aver tenuto vivo un bel sogno. Il bello del calcio è anche questo: una città di appena 45.000 ha tenuto testa, in quanto a tifo (e non solo), ad una metropoli chiamata Napoli. Tanto di cappello.

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