SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se il pareggio all’ultimo minuto da parte del Napoli fa assomigliare la partita di domenica prossima a quel famoso Rimini-Samb 0-1 (semifinale play-off di C2, 2001-02), le polemiche che stanno accompagnando i due incontri ci riportano al celeberrimo, da queste parti, Samb-Pescara.
I parallelismi sono tanti: allora, per due settimane, da Pescara fu un continuo bombardamento di timori riguardo l’arbitraggio. Perché? Perché la Samb era di Gaucci e l’anno prima il Pescara era stato estromesso dalla lotteria play-off proprio da una squadra dell’imprenditore romano, il Catania, grazie ad un’azione molto dubbia. La gara 1 si giocava a San Benedetto tra la Samb (quinta) e il Pescara (secondo). Dopo l’1-0 di Teodorani il Pescara andò all’attacco e Giampaolo reclamò un rigore. Apriti cielo! Per un’altra settimana San Benedetto e i sambenedettesi sentirono costantemente i messaggi alquanto intimidatori dell’allora presidente Scibilia e del suo entourage.
Ma furono ben ripagati: giocatori rossoblù accolti così così, ultras pescaresi fra i raccattapalle, Giannoccaro che non fischia un rigore madornale alla Samb (Soncin aveva saltato il portiere ed era solo davanti alla porta!), due gol annullati.
Con il Napoli ci risiamo: ambiente sambenedettese descritto come se si fosse alla periferia di Bogotà (con tutto il rispetto), guardie del corpo in tribuna e addirittura in sala stampa, e un bombardamento mediatico a senso unico sull’arbitraggio di Damato, reo di non aver assegnato una rete che nessuna immagine nazionale o locale ha dimostrato valida (altro che Chievo-Juve!), di aver annullato un gol a Pià per evidente fuorigioco, di aver espulso un giocatore che ha dato una manata in faccia ad un altro, e di aver annullato un gol alla Samb in un’azione, quantomeno, interpretabile.
Che Napoli-Samb, dunque, non sia un nuovo Pescara-Samb. Che la partita sia regolare. Che Golia possa temere Davide ma sconfiggerlo che le sue enormi potenzialità, senza piagnistei e senza scorrettezze, forte di una tifoseria che, probabilmente, non ha pari in Italia.
Abbiamo già censurato, oltretutto, alcuni comportamenti poco urbani che sono avvenuti a fine gara a San Benedetto. Ma si continua a descrivere la Tribuna Centrale sambenedettese come un bunker! L’ignoranza c’è dappertutto, e volendo avremmo potuto riempire articoli su articoli su quanto ci è capitato in tante trasferte in campi infuocati: anche San Benedetto ha i suoi stereotipi, e il refrain contro le sue origine marinare sono usuali. Ma mai ci siamo permessi di scrivere di avere di fronte delle città razziste o ignoranti! E guai a dirlo di San Benedetto!

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