SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si faccia, tutti, un passo indietro. Nessuno escluso: squadre, dirigenti, tifosi, media. Le tensioni e le acredini maturate ieri pomeriggio al ‘Riviera delle Palme’ prima, durante e dopo la contesa tra la Sambenedettese ed il Napoli, fanno male allo sport e soprattutto rischiano di elettrizzare ancor di più un clima che non ha affatto bisogno di ulteriori rinfocolamenti.
Ieri pomeriggio si sono ammirate (perdonateci l’ironia) scene che non dovrebbero avere nulla a che spartire con il calcio e lo sport in generale, e che invece hanno, neanche troppo inopinatamente, deciso di albergare sul prato, sugli spalti e nelle vicinanze dell’impianto marchigiano. Se possibile sono state esacerbate le polemiche e le tensioni che avevano contraddistinto la gara di campionato dello scorso 26 marzo, quando il clan partenopeo ebbe molto di che lamentarsi circa una presunta accoglienza ostile loro riservata. Che non si faccia nessun distinguo, la verità, lo disse per primo un certo Aristotele, sta nel mezzo.
Un pomeriggio per molti versi da censurare, ad eccezione dello spettacolo che le due formazioni e le rispettive fazioni tifose hanno regalato ai presenti e a quanti si sono messi di fronte al televisore (su Sky, Raisport Satellite o Raitre Campania). Da condannare i reiterati incidenti avvenuti prima della gara e al termine dei 90 minuti tra sostenitori rivieraschi e azzurri, come pure gli innumerevoli principi di rissa sedati sul nascere dalle forze dell’ordine nella tribuna del ‘Riviera’. Abbiamo visto, triste spettacolo davvero, il Team Manager rossoblù Michele Scaringella – non ce ne voglia – cercare, dopo il gol del pari partenopeo, di avventarsi contro il direttore generale napoletano Pierpaolo Marino, seduto accanto al patron Aurelio De Laurentiis. Tensioni che comportano una simile partita, si dirà. Sul piatto della bilancia, si aggiunge poi, pesano come un macigno i cinquanta milioni di euro, dicasi cinquanta, investiti dal magnate del cinema italiano per il progetto Napoli Soccer; non ci sta a perdere nemmeno la Samb, che seppure reduce da un quinto posto che sa di miracoloso, vuole continuare a stupire, cullandosi su di un sogno che la città attende con famelica trepidazione da sedici interminabili anni. Poco importa: la prima cosa cui pensare è l’esempio da dare e certo, ieri, in quanto a saggezza comportamentale, Samb e Napoli non hanno propriamente espresso il meglio di sé.
‘Pillole’ di un pomeriggio da dimenticare. Che non si ripeta, ne va di quel briciolo di fiducia che resta ai tifosi, in genere, da riservare al gioco più antico e bello del mondo, la scena delle Guardie del Corpo a protezione di De Laurentiis e compagnia (un quesito da girare alla Samb Calcio: ma hanno ottenuto tutti l’accredito?), nel momento in cui gli stessi fanno il loro ingresso nella tribuna centrale dell’impianto marchigiano. Sembrava davvero di trovarsi su di un set cinematografico, ci perdoni l’osservazione il pittoresco presidente azzurro, anche perché se è vero che a San Benedetto del Tronto viene tradizionalmente affibbiata l’etichetta di piazza particolarmente ‘calda’, fino a prova contraria mai nessuno, soprattutto in tribuna, ha tentato di innescare una guerra vera e propria, tale da rendersi necessarie siffatte scorte.
Deplorevoli anche le continue lamentele, da ambo le parti, circa l’arbitraggio del signor Antonio Damato di Barletta che, complici gli assistenti di linea, i signori Di Prisco e Zanatta, ha scontentato un po’ tutti: il gol fantasma di Sosa, il presunto fuorigioco dello stesso argentino in occasione del pareggio a tempo scaduto di Capparella, la rete annullata per un altrettanto presunto fallo di mano ad Alfredo Femiano.
Si dica: giocare per tornare bambini; “Ci ho rimesso più io?, “No, siamo stati noi quelli più penalizzati?, il continuo tam-tam di ‘j’accuse’ dati in pasto alla stampa, ad uso e consumo di opinionisti, mass media e critica di ogni genere. Non serve e basta. Poi non si venga ad additare con la consueta meschina e subdola ipocrisia eventuali episodi di violenza tifosa, se si continua ad infarcire le vigilie di partite così importanti con polemiche e tensioni che non portano da nessuna parte.
Come detto: la posta in palio è a dir poco alta, ma questo non giustifica tutti noi, giornalisti compresi, a perpetrare un clima alla tregua di un conflitto bellico. Conta solo il risultato del campo e ieri, bandiamo per un attimo i ‘se’ e i ‘ma’ (lasciano il tempo che trovano), questi ha detto che l’1-1 è risultato tutto sommato equo: un tempo ciascuno, episodi controversi, più o meno alla pari, tifoserie straordinarie per le quali la terza serie è a dir poco un’onta, due società arci-vogliose di compiere il grande salto. Occhio a non compierne uno all’indietro, leggi clamorosi ‘autogol’ in fatto di stile. Per ora può bastare, semplicemente, un passo…indietro.

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