SAN BENEDETTO DEL TRONTO – È opinione comune, come è emerso dalle nostre interviste realizzate agli ‘uomini della cultura’, che a S. Benedetto non ci sia spazio per gli emergenti, per i tanti giovani che provano a farsi largo nel mondo della cultura e della musica in particolare. L’intervista di questa settimana testimonia ancora una volta l’inadeguatezza della nostra città di far fronte ai nuovi fenomeni culturali ma anche che, con l’abilità, la volontà e la tenacia, si riesce ad emergere nonostante il contesto non sia dei più favorevoli.
Andrea Papetti è la prova che nel sottobosco della città qualcosa si muove. Poeta prima, cantautore poi, è stato invitato per il secondo anno consecutivo a Cinisi, in Sicilia, alla manifestazione in ricordo di Peppino Impastato, dopo il grande successo de “L’uomo dalla verità”, la canzone scritta per ‘l’eroe’ siciliano.
Intervistiamo Andrea insieme ai suoi due musicisti, Nicola Grilli e Patrizio Emili, rispettivamente bassista e chitarrista.
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Come è nata la passione per la musica?
Andrea Papetti.: L’approccio con la musica non è stato istantaneo. Prima scrivevo poesie, partecipando a concorsi letterari. Poi mi sono reso conto che non mi dava soddisfazione scrivere senza musica, e grazie all’aiuto pratico di Patrizio ho iniziato a suonare. Io scrivo i testi e le musiche, e lui fa gli arrangiamenti.
Patrizio Emili: Ormai suono da una decina d’anni. Inizialmente mi dedicavo al rock, poi mi sono avvicinato al progetto di Andrea.
Nicola Grilli: Anche io sono partito al rock, per poi passare al metal e al folk. Oltre che a collaborare con Andrea suono con “La grande tribù”, gruppo con il quale ho partecipato a Sotterranea 2005.
Recentemente avete suonato a Cinisi nell’anniversario della morte di Peppino Impastato. Come siete stati contattati?
A. P.: Tre anni fa ho scritto una canzone a lui dedicata, ispirato dal film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana. L’ho poi mandata ai compagni di Peppino per verificare se vi fossero inesattezze e loro ne rimasero entusiasti. Così ho partecipato due volte alla manifestazione di Cinisi, e quest’anno abbiamo avuto l’onore di aprire il concerto a Pippo Pollina. Ho anche preso parte ad un documentario di Gregorio Moscolo, che dovrebbe uscire quest’anno, girato durante la manifestazione.
Cosa ne pensate di ciò che si fa a S. Benedetto a livello musicale? Avete mai suonato in città?
A. P.: Secondo me si fa ben poco. S. Benedetto riflette comunque la situazione nazionale, dove la canzone d’autore sta scomparendo, e si preferiscono generi poco impegnativi. Penso pittosto che Grottammare si stia dando da fare, per esempio con la rassegna “Harbì”.
A S. Benedetto non ho mai suonato perché non mi ha mai contattato nessuno; ho cantato una sola volta ad una festa di Rifondazione, ma il tempo non ci ha assistito…
N. G.: Fino a qualche anno fa ricordo che veniva allestito un palco dove far esibire i gruppi locali, e c’erano dei fondi che venivano destinati agli spettacoli all’aperto, cosa che ora non avviene più. E poi secondo me S. Benedetto è addormentata, non si possono non ascoltare e non apprezzare le canzoni di Andrea!
Quali sono i vostri artisti preferiti?
A. P.: Beh sono molti. Da De Andrè a Fossati, poi De Gregori, Bob Dylan, Leo Ferré. E anche lo stesso Pollina.
P. E.: Mi piace la musica classica contemporanea, in particolare Yann Tiersen.
Qual’ è il tuo sogno nel cassetto?
A. P.: Farmi una famiglia. Aspiro al successo solo se saprò meritarlo.
Progetti per il futuro?
A. P.: Incidere un disco e dar vita ad una associazione in memoria di Peppino Impastato che si occupi di arte, cultura ma anche del sociale.

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