SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Con la mostra intitolata “Fuori Campo”, l’lstituto Europeo Promozione Arte Contemporanea e lo Studio Soligo presentano un nuovo ciclo pittorico realizzato nel 2005 dal giovanissimo artista Mario Vespasiani.
Il progetto, curato da Gianluca Marziani, sarà in mostra nella duplice esposizione di Catania (dal 27 maggio al 3 luglio) e di Roma (dal 16 giugno al 17 luglio).
Mario Vespasiani (San Benedetto del Tronto 1978) nel ciclo Fuori Campo sospende momentaneamente la sua indagine verso il ritratto (umano o animale che sia), per concentrarsi su opere dal taglio orizzontale, identiche per via del formato 100x70cm, ma completamente diverse l’una dall’altra per prospettive ed architetture e soprattutto per le accese tonalità utilizzate (ogni opera vede la presenza di un colore predominante su tutta la superficie del quadro).
Le nuove opere ricordano paesaggi, orizzonti e megalopoli verticali, ma anche ruderi e città immaginarie, cattedrali gotiche e monoliti, sono visioni che hanno a che fare col nostro passato senza mostrarne il riferimento, inattendibili come miraggi nel deserto africano e comunque senza l¹interesse di citare catastrofi umane o di cataclismi naturali.
Fedele ai colori dirompenti con i quali lo abbiamo conosciuto, le nuove opere sono visioni che aprono interrogativi sul nostro mondo, diventato improvvisamente mini, ma che non abbiamo ancora imparato ad osservare con attenzione.
Vespasiani ci trasporta nel suo presente assoluto irresponsabilmente diviso tra il sogno e il ricordo, dove le architetture si perdono nella tinta di fondo fino a sfiorare l¹astrazione.
Tutte le tele nascono da plastici in argilla, modellati con sgurbie, fotografati in studio e poi reinventati sulla tela e sui quali hanno collaborato come consulenti architetti ed urbanisti.
Vespasiani per questo ciclo di opere ha interpretato la parte di un Dio che crea e annulla la sua opera a suo piacimento (i plastici sono andati distrutti dopo le foto), passando agevolmente dalla scultura alla foto, fino alla pittura.
In queste nuove tele, viste attraverso il filtro del migliore cinema d’avventura, le favole dei fratelli Grimm e la letteratura fantasy, non compare mai l’uomo, ma si avverte la sua presenza fatta d¹impronte sul suolo arido e bagliori di insegne hollywoodiane, si percepisce un’atmosfera sospesa, sta qui la grande abilità del giovane autore, nel saper partire come spunto da un dato reale, da qualcosa di scontato quindi già assimilato, stravolgerlo secondo precise ma inclassificabili regole e restituirci uno spazio sconfinato, forte nel suo procedere contrario, che spinge inconsapevolmente l¹osservatore a cercare in una soluzione il proprio enigma.

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