SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Zaini, fratello dell’ex giocatore dell’Ascoli Calcio, dopo una lunga gavetta passata nei campionati dilettantistici, sia a livello di settore giovanile, sia di prima squadra (Juventina, Nereto con Tribuiani, Controguerra, Imolese, JVRS) deve il suo approdo in riviera a Tiziano Manfrin-Responsabile Tecnico del Settore Giovanile rossoblu–il quale, conoscendo sia le sue doti di allenatore, sia la sua esperienza maturata negli anni, gli ha conferito l’incarico di mister dei Giovanissimi Regionali.
È felice di essere approdato alla Samb?
Eccome… sono molto felice di essere approdato in una società blasonata come la Sambenedettese Calcio. Molti allenatori di successo in passato sono transitati su questa panchina ed hanno fatto molto bene: spero anch’io di poter ricalcare tali orme.
Come è giunto al settore giovanile rossoblù?
Per l’amicizia che mi lega all’avvocato D’Ippolito e a Tiziano Manfrin, con il quale ho collaborato nell’ambito del progetto Parma. Tiziano era il responsabile tecnico del Parma per le società associate a tale squadra nella zona sud-Marche/nord-Abruzzo. Per una serie di coincidenze mi sono ritrovato a collaborare ad un progetto che alla fine mi ha portato a San Benedetto, dove, di comune accordo, ho avuto l’onore e l’onere di allenare i giovanissimi.
Zaini è nato e cresciuto in Ascoli: come ha affrontato tale situazione?
Io a San Benedetto mi trovo benissimo ed anzi… posso tranquillamente dire che non mi son mai trovato così bene come qui in riviera. C’è un ambiente squisito, delle persone stupende con cui collaborare quali Paolo Beni, Gigi Voltattorni, Alessandro Alesiani, il mio collaboratore Giovanni Piunti… insomma con tutto lo staff. Per me lo sport è unione, lealtà: il mio sogno è quello che si possa disputare un derby Samb-Ascoli senza che accada nulla di grave e che il tutto sia circoscritto ad una sana e leale competizione sportiva.
Quali sono le caratteristiche dello Zaini allenatore?
Innanzitutto, a questa età l’allenatore deve essere un buon educatore per creare sia un grande uomo, sia un buon giocatore. Dopo di che, a seconda che si alleni una formazione dilettantistica o professionistica, la metodologia cambia. L’importante è che comunque il ragazzo non regredisca e che le sua qualità, più o meno spiccate, vengano evidenziate e coltivate. Il problema è che a volte noi allenatori sacrifichiamo le caratteristiche del ragazzo al risultato, peccando di egoismo.
Il settore giovanile è un cantiere aperto: come si sta lavorando?
Quando mi hanno affidato tale incarico sapevo che rientravo in un ottica di rifondazione generale. Manfrin sta facendo un grande lavoro, riallacciando i rapporti con le società limitrofe, dando un nuovo valore in passato snobbato da molti per l’immagine che si era creata. Ma c’è ancora molto da fare…
I giovanissimi regionali non hanno disputato un buon campionato. Come mai?
È vero, ma occorre fare delle puntualizzazioni. Innanzitutto, sono arrivato ai primi di ottobre con un ottica di lavoro proiettata verso il futuro. Insomma, ero cosciente che in tale stagione non si sarebbe vinto tanto. I motivi sono molteplici: ho ereditato un gruppo di ragazzi carenti sia dal punto di vista tecnico che fisico, con un ritardo di preparazione abissale, dato che il campionato era alle porte. Inoltre, molte formazioni hanno giocato con una rosa al limite di età (nati nel ’90) mentre noi giocavamo con ragazzi del ’91 e persino del ’92. Si capisce come in tale età, anche un anno di differenza si sente particolarmente. Nonostante ciò, sono stati fatti dei grossi miglioramenti: cambiando metodologia di lavoro (sia tecnico/tattica, sia fisica) si è passati da un girone di andata disastroso ad uno di ritorno tutto sommato onesto, togliendoci anche delle soddisfazioni quali ad esempio la vittoria del derby contro l’Ascoli (che nei Regionali gioca con ragazzi del ’91, quindi di pari età, dato che la formazione bianco-nera disputa anche il torneo nazionale) e la buona prestazione contro l’Ancona.
Insomma sta lavorando in prospettiva…
Dovevo e comunque sono contento di quello che ho ottenuto. Se verrò riconfermato e se alla rosa attuale verranno fatti dei buoni innesti, il prossimo anno ci si potrà divertire.
Parlando di innesti, avete già qualche idea?
Con l’allenatore degli esordienti (Voltattorni) spesso ci scambiamo i ragazzi. Inoltre, si son fatti diversi provini. Certo è che per ottimizzare tale settore, si dovrebbe investire anche su una rete di osservatori che possano monitorare giovani locali e delle zone limitrofe. Vi assicuro che ve ne sono di interessanti.
Investire è la parola chiave per il futuro?
Occorre puntare sempre più sul settore giovanile cercando di portare talenti ‘di casa’ alla Samb… ma per questo occorre spendere tempo e denaro, con passione.
Entro quando, a suo parere, potremmo vedere di nuovo un buon settore giovanile rossoblù?
Anche se si continuerà nella attuale politica di rilancio, non penso che prima di un triennio si possano raccogliere dei buoni frutti. Per crescere bene, senza bruciarsi, ci vuole gradualità e tempo. Attualmente, non siamo nelle condizioni di poter disputare, ad esempio, un campionato nazionale, a qualsiasi livello.
Il futuro di Zaini?
Per adesso mi trovo bene ad allenare nel settore giovanile e soprattutto nella Samb. Sono ancora troppo giovane per allenare la cosiddetta “prima squadra? di qualsivoglia formazione.
Non mi resta che farle un grosso in bocca al lupo per il futuro.

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