SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sarà uno dei due ex della sfida dello stadio ‘Euganeo’, l’altro insieme a Marco Martini, cresciuto nel florido vivaio veneto di inizio anni Novanta. Francesco Zerbini, i tifosi rossoblù non lo avranno di certo dimenticato, lo scorso gennaio è approdato, via Piacenza, alla corte dell’imprenditore Marcello Cestaro, patron biancoscudato, come fiore all’occhiello, o quasi, tra tanti nomi altisonanti, del faraonico mercato di riparazione del sodalizio di via Sorio.
“Sono arrivato in una grandissima società – dice il ‘barone rosso’, come solevano chiamarlo tifosi e compagni di squadra nelle Marche – che ha fatto sforzi enormi per portarmi in Veneto e convincermi a farmi scendere di categoria. Sto giocando poco, questo è vero (cinque presenze sinora, di cui appena una da titolare; 0 i gol, ndr), però ho firmato un contratto di tre anni, il Padova mi ha acquistato a titolo definitivo. Mi trovo bene sia con la dirigenza, sia con la città?.
‘Zingaro’ tra i molteplici che annovera il calcio nostrano (e non solo) – nel proprio curriculum da calciatore le maglie di Piacenza, Lecco, Lodigiani, Varese, Samb e Perugia – Zerbini sembra voler mettere radici nella città del Santo, anche se finora è riuscito a ritagliarsi poco spazio, come lui stesso ammette: “Sono un po’ in disparte, nel senso che non sono ancora riuscito a mettermi in luce, il mister (Ulivieri, ndr) sta facendo determinate scelte, puntando su altri giocatori?. Arriverà anche il suo momento, ne siamo certi. Domenica prossima? E’ ancora presto per dirlo, l’attaccante aretino è fuori causa da venerdì passato, quando nel corso degli allenamenti si è procurato una forte distorsione alla caviglia che lo ha costretto a dare forfait contro il Teramo, nell’ultima giornata di campionato. Non è sicuro dunque il suo recupero per la partita al cospetto della Sambenedettese.
Già, la Samb, vale a dire l’esperienza più bella e intensa per l’uomo Zerbini e per il Zerbini calciatore, un legame mai reciso completamente se è vero, come è vero, che l’estate scorsa, al termine dell’avventura perugina, “avevo in mente di farmi un bel tatuaggio con impresso lo stemma sociale della Samb, poi ho lasciato stare, non gioco più da voi, ma sono molto rimasto legato all’ambiente?, dice con un filo di nostalgia. E aggiunge: “Mi sento di tanto in tanto con Marco Taccucci (l’unico ‘reduce’ della Samb dell’anno scorso; Martini arrivò quando la punta toscana si era già accasata in Umbria, ndr), un bravissimo ragazzo, col quale ho mantenuto una bella amicizia. Ne approfitto spesso per chiedergli come vanno le cose lì in riviera?.
Appena toccato il ’tasto’ Samb e già Zerbini pare avere un groppo in gola ripensando a quell’esperienza in maglia rossoblù che, seppur breve (appena sei mesi, preparazione estiva compresa), ha significato l’avventura più esaltante dell’intera sua carriera. Sedici presenze condite da dieci gol, vale a dire una straordinaria media pari a 0.6 reti a partita. Roba da bomber di razza, per lui che non lo è mai stato.
“Ho un grande ricordo riguardo l’esperienza dell’anno passato – afferma ’Zerbo-gol’ – a prescindere dai numeri. San Benedetto mi ha dato una marea di emozioni, non pensavo fosse una piazza del genere. I tifosi sono magnifici, meritano altri palcoscenici, con loro ho avuto un rapporto speciale. Quelle in riviera sono state emozioni indescrivibili, mi rimarranno sempre nel cuore?.
E’ un fiume in piena l’attaccante ora in forza al Padova, parla – si sente – letteralmente con il cuore in mano, a riprova della sua ‘toscanità’, del suo essere quindi persona schietta, genuina, ma soprattutto passionale, rimuginando sui momenti vissuti in riva all’Adriatico. E peccato che quella ‘favola’ tutta marchigiana sia terminata con una partita, l’ultima con i colori rossoblù indosso, assolutamente disgraziata: sconfitta tra le mura amiche contro una diretta concorrente per la promozione, il Crotone, e rigore (quello del possibile 1-0) fallito proprio dal ragazzo di Arezzo. Congedo in agrodolce. Era il 5 gennaio.
“Purtroppo è andata così quella sera, ma resta lo stesso un ricordo speciale: mi vengono i brividi solo a pensarci, rivedo il ‘Riviera’ tutto che alla fine del match coi calabresi si alza in piedi per tributarmi l’ultimo saluto, l’ultimo applauso. Un ricordo indelebile, che mai nessuno potrà cancellare?.
Il suo tono di voce si fa nostalgico e gli tornano, nitidi, in testa quei primi giorni di gennaio, ma pure le settimane precedenti: la società in vendita, il silenzio stampa indetto dalla dirigenza, la contestazione dei tifosi e la ‘risposta’ (molti pensarono ad una ripicca bella e buona) in forma di cessione dei pezzi pregiati in sede di mercato invernale. Via Scandurra-Zerbini, vale a dire la coppia-gol (20 in due) che aveva solleticato la fantasia di una città in attesa della serie cadetta da oltre quindici anni e alla quale la Nord aveva dedicato un simpatico coro, diventato presto autentico tormentone, sulle note di un successo dell’estate 2003. I Gaucci osarono dividere ciò che il ‘destino’ aveva unito. La gente di fede rossoblù se la legò al dito.
“Mi chiamò Alex Gaucci –confida Zerbini – il quale fu categorico, pur sapendo che io volevo restare a tutti i costi. Cosa voglio dire con ‘categorico’? Preferisco non aggiungere altro, a buon intenditore poche parole?. Non approfondiamo. Ma Zerbini va oramai che è un piacere, in mezzo a quelle situazioni che, non ci vuole molto ad intuirlo, gli lasciano l’amaro in bocca. “Mi è dispiaciuto tanto venir via così – giura l’attaccante biancoscudato – perché c’era un bel progetto e poi quando sento intorno a me tanto calore, quello che mi ha saputo trasmettere la gente sambenedettese, do il cento per cento. Avrei pagato di tasca mia per andare in B con quella maglia. Dare emozioni al pubblico rossoblù è stata una delle cose più belle della mia vita?.
E fra il pubblico del ‘Riviera delle Palme’ Zerbini è rimasto maggiormente legato alla componente che prende abitualmente posto in Curva Nord, settore nel quale il giocatore fu gradito ospite, insieme al compagno Lele Scandurra, la sera del primo ottobre 2003, in occasione della gara di andata valevole per il secondo turno di Coppa Italia maggiore tra la Samb ed il Modena: cori scanditi insieme ai sostenitori del ‘Tempio del Tifo’, con tanto di accensione di una torcia, orpello coreografico adesso bandito in seguito alle nuove norme antiviolenza varate da Governo e Figc.
“Rammento con estremo piacere quell’episodio – dice il calciatore toscano – del resto quando una curva ti dà tutte quelle emozioni è inevitabile sentirsi un ultras, uno di loro, viene naturale perché ti fa piacere essere seguito ovunque da gente che ti dimostra e ti dispensa affetto e calore. In mezzo al campo lo senti l’aiuto che ti dà la curva ed io ogni volta, anche se dovevo farmi cento metri di corsa forsennata, andavo a ringraziarla dopo un gol. Quella rossoblù è una grande curva, ricordo che appena passai al Perugia ebbi l’occasione di disputare la partita di Coppa Italia contro la Juventus; mi sembrava di fare un amichevole, un ambiente, parlo del tifo, imparagonabile a quello sambenedettese?.
Ora i destini della Samb e di Zerbini potrebbero tornare ad incrociarsi. Da avversari però; domenica prossima Padova e Samb si giocano l’accesso ai play off – i biancorossi dovranno giocoforza fare i conti anche con il risultato che uscirà dal match tra Lanciano e Reggiana – e l’attaccante patavino, come detto, non è ancora certo di riuscire a farsi trovare disponibile. L’attaccante, dopo tante parole ‘dolci’ dispensate alla sua ex squadra, torna a vestire i panni del professionista spostando il tiro sulla propria causa, quella veneta.
“Speravo che alla fine Samb e Padova potessero arrivare ambedue ai play off – sentenzia il centravanti biancoscudato – purtroppo non sarà così. Per noi, dovessimo fallire l’obiettivo che attualmente sembra molto complicato da raggiungere, sarebbe un fallimento totale alla luce degli investimenti effettuati dalla società. Abbiamo l’obbligo di crederci ancora, sappiamo che è difficile, ma daremo tutto affinché lo squadrone che abbiamo possa regalare quanto meritano società e presidente. A loro la serie C sta veramente stretta?.
Come alla ‘nostra’ Samb del resto. Perdonaci Francesco, ma saremmo degli ipocriti ad augurarvi, a te e al Padova, di centrare il traguardo degli spareggi. E allora: vinca il migliore.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 741 volte, 1 oggi)