Manrique Amador è ufficialmente il magazziniere della Sambenedettese, ma il suo ruolo è molto più importante. Infatti è stato un buon giocatore in Honduras dove ha militato in diverse squadre della sua città. Manrique è nato nello stesso quartiere di Leon (Barreo Copén) nella città di Porto Cortes, dove sono cresciuti insieme e dove hanno maturato una profonda amicizia che li lega dall’infanzia.
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Ci puoi parlare della città dove sei nato?
Il mio paese si chiama Porto Cortes, è una piccola città molto importante per il suo porto peschereccio e industriale. La maggior parte dei suoi abitanti lavora nei vari ambiti portuali. Si trova vicino alla più grande città industriale, San Pedro Sula.
Come è iniziata la tua carriera calcistica?
Ho giocato a calcio in una squadra di Porto Cortes, il San Ramòn, un quartiere della mia città, che militava in C2 e dove abbiamo vinto il capionato per la C1. L’anno successivo sono stato trasferito al Platensia Pumas, una formazione sempre del mio paese che militava in serie C1. Con me in questa squadra c’era anche Leon: abbiamo giocato insieme per un campionato. Da lì è partita la carriera di Leon, dapprima con l’under 15, poi con l’under 17 e con la nazionale honduregna. Io invece sono passato in un’altra squadra che si chiama Union Portegno in C1, sempre della mia città. Con questa squadra siamo arrivati in finale per la serie B, ma purtroppo l’abbiamo persa.
Come è nata la tua profonda amicizia con Leon?
Siamo nati vissuti e cresciuti nello stesso quartiere di Porto Cortes, Barreo Copén: siamo amici d’infanzia, ed abbiamo condiviso tante cose insieme; ad esempio io andavo a scuola con i suoi cugini. Sono rimasto in contatto con lui anche quando è andato a giocare in Italia. Quando ci sentivamo gli chiedevo sempre se si trovava bene e se potevo raggiungerlo per poter andare a giocare o lavorare con lui. Lui, naturalmente da grande amico, mi ha fatto conoscere il suo procuratore, il sig. D’Ippolito, per cercare di trovarmi una squadra.
Hai avuto una carriera calcistica anche in Italia?
Appena sono arrivato a Reggio Calabria ho frequentato l’Università per Stranieri, poi con l’aiuto di D’Ippolito sono andato a giocare in serie D a Delianova, un paese vicino Reggio Calabria, per 6 mesi. Da lì ho giocare con la Scillese, sempre vicino Reggio Calabria, in Eccellenza. Quando Leon è andato a giocare con la Fiorentina, io mi sono trasferito a Firenze con lui, perché eravamo molto uniti.
Come sei arrivato alla Samb?
Un giorno il sig. D’Ippolito mi chiese se volevo lavorare con lui in un progetto che stava per mettere in porto, “Il Team-Estate?. Per lui era molto importante avere uno come me negli spogliatoi, che sapesse capire i ragazzi sud-americani che arrivavano per la prima volta in Italia e non parlavano l’italiano. Nel Team-Estate ho lavorato come magazziniere ed ho conosciuto il team manager della Samb Scaringella, il D.S. La Rosa e il massaggiatore Marco Giuliano. Da lì sono venuto alla Samb.
Come ti sei trovato a San Benedetto?
Bene, molto bene, e spero di rimanere ancora per molto.
Cosa ti piace di San Benedetto?
Tante cose, il mangiare, la gente , la curva…
Com’è il tuo rapporto con lo spogliatoio?
Mi sono trovato molto bene perché i ragazzi sono tutti bravi e a livello di organizzazione è una bella società. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare sentitamente il signor D’Ippolito che ha avuto fiducia in me.
Quali sono le tue prospettive per il futuro?
Sono molto contento, mi trovo molto bene con tutti e spero tanto di rimanere ancora per molto. Abbiamo fatto un bel lavoro e sta andando bene.

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