SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A chiarimento sulla questione dell’aumento del 300% dei canoni demaniali marittimi è tuttora rimasta in sospeso anche dopo la scadenza della proroga fissata al 15.12.2004. Inoltre, non risulta legittima la decisione di alcuni Comuni che hanno provveduto all’aggiornamento automatico degli stessi canoni.
E’ quanto afferma lo studio legale LAIS in un parere “pro veritate” emesso il 27 aprile u.s. su richiesta dell’Ufficio legale nazionale della Confesercenti.
In esso si sostiene che “in assenza di un apposito decreto ministeriale attuativo, i canoni demaniali non possono essere automaticamente aggiornati, nella loro misura, dai singoli Comuni”.
E’ emerso, nella sostanza, che, pur essendo già in vigore (per mancanza di proroga o di diversa disposizione) l’aumento del 300%, esso non può essere immediatamente applicato dai singoli Comuni. Con la conseguenza che non sono in regola quei Comuni che avessero già provveduto da soli ad incamerare i canoni (così come hanno fatto Follonica ed alcuni altri Comuni), mentre non sarebbe regolare nemmeno l’invio di avvisi di pagamento.
“Il Governo – dice Giuseppe Ricci – dovrà anche decidere una volta per tutte sul provvedimento, non prorogato e rimasto appeso, che stabiliva l’aumento dei canoni del 300%. L’augurio che ci facciamo è che si possa arrivare annullamento del provvedimento, per concertarne uno del tutto nuovo, che prenda in considerazione la questione della cosiddetta “vendita spiaggia” attraverso i sistemi o della cartolarizzzione o della vendita oppure della cessione del diritto di superficie per 99 anni, così come già da tempo è previsto per le case di edilizia economico-popolare.
Naturalmente dovranno essere garantiti i diritti di prelazione degli attuali titolari di concessione. Questi mezzi giuridici potranno e dovranno comunque essere utilizzati solo per le aree e gli immobili “regolari”, cioè regolarmente inseriti nei piani di spiaggia dei vari Comuni. Diversa invece – prosegue Ricci – dovrebbe essere la disciplina relativa alle spiagge ed ai lidi che dovrebbero rimanere in uso e concessione demaniale”.
Questa, in effetti, potrebbe essere la soluzione complessiva accettabile per le imprese turistiche (qualificate in tal modo solo dal 2001) che operano sulle spiagge: canoni equi; maggiore sicurezza giuridica e gestionale per le strutture (il cui trasferimento è finora possibile grazie ad espedienti giuridici); maggiore serenità di lavoro con proiezione sul futuro, anche per la possibilità di immediate risposte alle mutate esigenze della clientela e con conseguenti incrementi di occupazione.
“Su queste prospettive, possiamo prevedere un sereno sviluppo del nostro lavoro. I tempi per cambiare rapporti tra Governo, Comuni ed operatori di spiaggia sono maturi – aggiunge Ricci.
Sono anni che ci battiamo su questi temi. Una proposta in tal senso la facemmo – come Fiba – addirittura nel 1995. Ora, quella proposta potrebbe diventare un accordo”.
Questo è quanto si aspetta la categoria: una certezza per poter continuare a competere nel settore del turismo balneare in un paese con 8.000 km di costa tra i più belli del mondo.

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