SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sta suscitando moltissime critiche, polemiche, discussioni, la decisione di inasprire le misure “anti-violenza? negli stadi. La scelta concede al direttore di gara il diritto di non iniziare le partite se si sono verificati incidenti anche fuori dallo stadio prima della partita, di sospenderla in caso di lancio di oggetti dagli spalti e di considerarla conclusa, con vittoria a tavolino a favore della squadra avversaria, se, dopo la sospensione, il lancio di oggetti, petardi, monetine dovesse perdurare.
Dopo i gravi incidenti di domenica scorsa – ha scritto il Ministro dell’Interno Pisanu in una lettera al Corriere della Sera – ho dovuto nuovamente far sentire la mia voce affinché tutti comprendano che non sono disposto a tollerare una violenza becera che individua nelle Forze dell’Ordine il suo principale bersaglio.?
Cosa cambierà effettivamente? A breve, probabilmente, si farà più attenzione a gettare in mezzo al campo bombe carta e compagnia. Non si assisterà, dunque, a ‘bombardamenti’ del tipo quelli cui abbiamo assistito in Samb-Napoli. Ma alla lunga?
La speranza è che il mondo ultras veda prevalere la sua anima solare e genuina, troppo spesso confusa con quella esclusivamente violenta. D’altronde, con l’inasprimento delle divisioni settoriali, con le scorte e i controlli delle forze dell’ordine, negli ultimi anni i contatti tra le opposte tifoserie sono sempre più rari, perché gli scontri avvengono, ahinoi, con gli uomini di polizia e con i carabinieri (ai quali vengono riservati continuamente cori spregevoli, come in nessuna altra occasione di vita pubblica).
Se anche un membro storico della curva sambenedettese come Peppe Pallesca afferma che “alcune curve stanno esagerando?, è evidente che si sta sorpassando il limite. Purtroppo fin quando le giovani generazioni cresceranno con la mitologia del tifoso violento, fino a quando questa catena non verrà spezzata, si continuerà ad assistere spesso al rituale della violenza premeditata.
Un tempo i campi venivano definiti “caldi? perché gli spettatori si indispettivano facilmente con le decisioni dell’arbitro, non perché bisognava prendersela con tifosi che venivano da lontano a vedere la propria squadra! E San Benedetto era uno di questi campi.
Proprio qualche giorno fa ho intervistato Ivo Di Francesco, difensore rossoblù della Samb, che era presente ad un Ascoli-Samb in cui i tifosi della Samb, addirittura, fecero invasione campo dopo che il direttore di gara assegnò un rigore inesistente all’Ascoli (ma nessuno tentò di menare a chiccesia). Violenza? Magari sì, ma più che altro scoppio di bile, passionalità che esce dal razionale per andare nel (momentaneo) irrazionale. Non giustificabile secondo i parametri del buon vivere, comprensibile con le lenti da tifoso sanguigno.
Diverso è l’atteggiamento attuale: l’attitudine allo scontro è premeditata, si è consapevoli che in qualsiasi momento potrebbe accadere qualcosa di imprevisto e allora occorre essere pronti a tutto. E così si celebrano le tifoserie e gli ultras che non si tirano indietro e cercano lo scontro con le mani.
Quello che non si riesce a capire, però, è: perché?

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