CITTA’ DEL VATICANO – Il muoversi sinuoso della folla in via della Conciliazione si è fermato. Uomini, donne, giovani, tanti giovani, bambini di tutte le età, di tutte le razze e religioni. Una marea pacifica, composta, silenziosa e commossa davanti Piazza San Pietro per l´addio al Santo Padre dopo sei giorni di pellegrinaggio in una città blindata per la presenza di duecento potenti del mondo. Quel mondo a volte troppo distratto si è risvegliato d’un colpo e non ha voluto mancare all’appuntamento con la storia. Quattro milioni di persone hanno assediato le strade che portano alla Basilica e tutta la città. Applausi, bandiere di tutti gli Stati, metri di candele accese a terra nel colonnato della Basilica, maxischermi piazzati ovunque nella città per consentiree a tutti di poter assistere al funerali del Papa. Agenti ovunque. Elicotteri che sorvolano la porzione di Cielo sopra Città del Vaticano e Roma che oggi sembra il centro del mondo anche per la presenza di Capi di stato, di Governo, di delegazioni provenenti dai vari paesi, dei rappresenti delle Chiese e comunità Cristiane e di esponenti di altre religioni. Un colpo d’occhio che rimarrà impresso nella memoria di tutti in un’atmosfera carica d’emozione.
L’aria sembra elettrica e in grado di trasmettere sansazioni forti. I sacrifici dei fedeli accalcati ovunque vengono ripagati da questa giornata ‘biblica’ perché per loro essere un granello nella spiaggia della storia non ha prezzo quando si ha la possibilità di rendere omaggio al Pontefice che con la sua sofferenza ha dato una scossa vera agli animi troppo assorti dalle difficoltà della vita. Tantissimi anche i marchigiani giunti qui a Roma nella notte. Ne abbiamo fermati alcuni che hanno trascorso anche l’alba in Piazza San Pietro per poter dire un giorno: quell’8 aprile del 2005 anche io c’ero.
Il sacro rito alle 10 sul sagrato della Patriarcale Basilica Vaticana è preceduto dalla deposizione della salma del Pontefice defunto nella bara chiusa alla presenza del cardinale Camerlengo, dei cardinali Capi D’ordine, del segretario del Santo Padre, del cardinale Arciprete della Basilica vaticana, del Cardinale già Sgegretario di Stato, del Prefetto della casa Pontificia, dell’Elemosiniere del Sommo Pontefice, del Vice Camerlengo, di una rappresentanza di Canonici della Basilica e dei familiari del defunto. Quel corpo che ha contenuto con grande dignità l’umana sofferenza della malattia un’anima altissima, viene coperto in volto da un velo si seta bianca. Poi il cardinale Camerlengo asperge la salma con l’acqua benedetta. Infine il Maestro depone nella bara la borsa con le medaglie coniate durante il Pontificato del papa e il tubo con il Rogito dopo averlo sigillato con il sigillo dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. L’Omelia è affidata al cardinale Joseph Ratzingher. “Possiamo essere sicuri – afferma – che che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della Casa del Padre, ci vede e ci benedice. Si ci benedica, Santo Padre. Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guidera’ adesso alla gloria eterna del suo figlio, Gesu Cristo nostro signore?.
“Tutti saluto cordialmente… in modo speciale i giovani, che Giovanni Paolo II amava definire futuro e spernza della Chiesa,. Il mio saluto raggiunge inotre quanti in ogni parte del mondo sono a noi uniti attraverso le radio e la televisione in questa corale partecipazione al solenne rito di commiato per l’amato Pontefice? . E ancora “Per noi tutti rimane indimenticabile come in questa ultima domenica di Pasqua della sua vita, il Santo Padre, segnato dalla sofferenza, si è affacciato ancora un volta alla finestra del Palazzo Apostolico ed un’ultima volta ha dato la benedizione “Urbi et Orbi??.
Quella campana che sabato 2 aprile, alle 21 e 40, cominciò a suonare per dire al mondo che il gran cuore del Papa si era fermato, suona ancora per annunciare, non un momento di morte ma di vita per quel papa che ha voluto lottare senza riserve fino all’ultimo momento.

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