“Un giorno intero, tutto dedicato ad un ultimo affettuoso saluto al Santo Padre. La mia comitiva, quella di S.Filippo Neri, è partita da San Benedetto alle 3 del mattino di mercoledì 6 Aprile, per arrivare a Roma alle 7. Ci siamo ritrovati nei pressi di Castelgandolfo, immersi nel traffico cittadino. Solo verso le 8, siamo riusciti a metterci, finalmente in fila, sul Lungotevere, e abbiamo iniziato il nostro pellegrinaggio, verso la Basilica di S.Pietro.
Il serpentone di gente, da ogni parte del mondo, guidato da una folta rappresentanza di polacchi con bandiere a lutto, era già enorme. Man mano che il tempo scorreva, aumentava la folla in fila e il nostro tempo d’attesa. Dopo un paio d’ore, nei pressi di Borgo S.Angelo, dove il percorso ci deviava, il nostro gruppo si è disunito, essendo quasi impossibile rimanere tutti insieme. Qui ci siamo trovati di fronte a pellegrini provenienti da Crotone, Bari, Conversano, Vicenza, Piacenza, Locorotondo, Chieti, Pescara, Firenze, Rovato, Noventa. Tra loro anche romani, polacchi, statunitensi. Dovunque era tutto un fiorire di lingue e dialetti diversi, che però in quel momento riuscivano a dialogare e comunicare, tutti attraverso il linguaggio comune dell’amore e della fede.
Il tempo passava, intanto, e noi, erano quasi alle 13, ci trovavamo ancora intorno alle mura, costretti da un percorso assurdo, che ci incanalava in via parallele alla piazza, lasciati sotto ad un sole che si faceva sempre più cocente. La scelta delle autorità pubbliche di convergerci tutti in via parallele era giustificata, in parte, dal fatto che i fedeli arrivati a S.Pietro stavano superando il milione, ben oltre le previsioni.
La mattinata era passata in fretta, tra canti e speranza ma ancora eravamo ben lontani dalla piazza e il tempo previsto per l’ingresso in Basilica si dilatava in maniera spropositata, d’ora in ora. Qualcuno, senza più forze, abbandonava, altri, costretti da rigidi orari di comitiva, dovevano ripartire ma il grosso non mollava: tutti lì insieme, anziani, giovani, bambini, uniti nel desiderio di un ultimo saluto a Giovanni Paolo II, tra canti incessanti e preghiere.
L’ingresso in via della Conciliazione è avvenuto intorno alle 20 e la gioia di chi è arrivato a quel punto ha superato ogni fatica, a tutti brillavano gli occhi di una luce nuova eppure la strada era ancora lunga: da lì in poi mancavano ancora 5 ore.
Via della Conciliazione era piena zeppa, sembrava una metropoli, e noi lì in mezzo, senza soste né fermate, che dopo 12 ore avanzavamo sempre più convinti.
Pochi quelli che si lamentavano: quasi tutti, in maniera composta, andavano avanti, la protezione civile e tutte le forze dell’ordine, in maniera esemplare e generosa, si applicavano in tutti i modi per venire incontro alle nostre esigenze. Verso le 22 la notizia dell’arrivo dei Bush e di Clinton: il tempo si dilatava ancora, tanto da temere di non riuscire ad entrare prima della chiusura della Basilica, prevista per le 2.
Sospinti da non so quali energie, verso l’una del mattino siamo entrati in Basilica e qui, in maniera composta (l’unica pecca le troppe macchine fotografiche), ci siamo avvicinati al Santo Padre, lì immobile e bellissimo, con volto sereno, che ci aspettava e accoglieva tutti, senza distinzione di ceto sociale e di censo, nella sua casa, come lui ha sempre fatto, non abbandonando nessuno lungo il suo cammino.
Stanchi ma felici siamo tornati al pulmann. Qualcuno è riuscito ad entrare in Basilica, altri no, ma tutti consapevoli dell’importanza della figura del Papa.
Un vero e proprio pellegrinaggio, verso un figura storica a cui tutto il mondo, cristiano e non, ha reso omaggio, e che merita, per tutto ciò che ha fatto, con la sua vita e le immense doti e l’amore che ha riversato verso tutti, l’appellativo di Papa Giovanni Paolo II Magno.
Alle 3,30 la partenza da Roma e alle 7 del giovedì, dopo un giorno intero, il ritorno a S.Benedetto”.
Gabriele Di Emilio

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