CITTA’ DEL VATICANO (Reuters) – Lunedì 18 aprile alle 18 inizierà presso la Cappella Sistina il Conclave dei 117 cardinali chiamati ad eleggere il successore di Papa Giovanni Paolo II. Molti sono i nomi dei candidati che circolano in questi giorni. Eccone alcuni

FRANCIS ARINZE, NIGERIANO, 1/11/1932
Francis Arinze, a capo del Concilio pontificio per il dialogo interreligioso, è l’uomo di punta in Vaticano per le relazioni con l’Islam, un elemento chiave che dovranno tenere in considerazione i cardinali chiamati a nominare il nuovo Pontefice. Papa Giovanni Paolo II lo ha chiamato a Roma nel 1984 per guidare il dipartimento che gestisce i rapporti con le religioni non cristiane, eccetto quella ebraica. L’anno dopo, appena 52enne, è stato promosso cardinale, cosa che ha fatto di lui uno degli africani più in alto nella gerarchia ecclesiastica. Una carriera lampo, quella di Arinze: era stato nominato vescovo all’età di 32 anni, solo sette anni prima era diventato prete. Per cinque anni, prima di essere chiamato a Roma, aveva presieduto la Conferenza dei vescovi nigeriani. I suoi assistenti lo dipingono come un uomo molto spirituale: lo si può vedere spesso mentre passeggia verso il suo ufficio in Vaticano sgranando il rosario e pregando. Sempre con il sorriso sulle labbra. Conservatore in teologia, ha lavorato come consulente per la Congregazione della Dottrina della Fede, il dipartimento del Vaticano che sorveglia l’integrità della dottrina. Nato in una famiglia animista nel villaggio di Eziowelle, non è stato battezzato sino all’età di nove anni, quando si è convertito al cattolicesimo. Da adolescente è stato grandemente influenzato da uno dei primi preti nativi nigeriani, padre Cyprian Michael Tansi.
“Anche la nostra religione tradizionale crede in un solo Dio, non in due o tre. Ed è un buon Dio”, ha spiegato Arinze parlando una volta della sua conversione. “Ma è un Dio distante dagli uomini, a cui i fedeli devono presentare sacrifici. Nella cristianità, invece, Dio è molti vicino agli uomini … il cristianesimo mi appare come maggiormente gioioso”.

JORGE MARIO BERGOGLIO,ARGENTINO, NATO IL 17/12/1936
L’arcivescovo di Buenos Aires è noto per la sua umiltà. Vive in un semplice appartamento invece che nella sua lussuosa residenza ufficiale e circola in città in bus. Bergoglio vuole un approccio tradizionale e spirituale al suo ruolo. A giocare contro di lui il fatto che appartiene all’ordine dei gesuiti, che non ha mai prodotti un papa perché si suppone che i suoi membri evitino gli onori della Chiesa e servano il Papa stesso.

DARIO CASTRILLON HOYOS, COLOMBIANO CON BASE IN VATICANO, 4/7/29
Il cardinale Castrillon Hoyos è uno dei candidati principali dell’America Latina al soglio pontificio vista la sua età e la sua ampia esperienza.
Ha lavorato in diverse diocesi nella nativa Colombia e tra il 1980 e il 1990 è stato segretario e poi presidente dell’influente Celam, la conferenza che raggruppa i vescovi latinoamericani. Ha giocato un ruolo fondamentale nel far uscire la Chiesa latinoamericana dalla Teologia della liberazione in uno dei periodi più violenti e difficili della sua storia. E per ringraziarlo, Papa Giovanni Paolo II lo ha chiamato a Roma nel ’96 per metterlo alla guida della Congregazione del clero, che ha a che fare con i preti di tutto il mondo. E’ considerato un uomo intelligente, molto spirituale ed estremamente leale nei confronti del Papa. Guidando il suo dipartimento in Vaticano, ha enfatizzato il fatto che i preti debbano sempre tenere a mente la fede in Cristo e non svolgere solo un ruolo sociale. Con il suo aspetto giovanile e la sua ciocca di capelli bianchi, Castrillon Hoyos ha spesso usato la sua posizione di influenza in Vaticano per attirare l’attenzione sui problemi dell’America Latina.

GODFRIED DANNEELS, BELGA, NATO IL 4/6/1933
Danneels, arcivescovo di Bruxelles, è un dotato predicatore considerato il candidato maggiormente liberale al pontificato. Ha avuto un ruolo fondamentale nel ravvivare la fede cattolica nelle città europee. Ha creato scompiglio spingendo il Vaticano a permettere alle donne di occupare posti importanti come quelli presi normalmente dai cardinali, dicendo che il preservativo potrebbe essere usato nella lotta all’Aids e sostentendo che l’Islam in Europa si deve riformare con l’intento di integrarsi. Vuole anche che i vescovi locali abbiano più influenza nella gestione della Chiesa. Danneels, uomo gioviale che concede interviste in olandese, così come in inglese, francese e italiano, è stato importante per i sinodi vaticani nell’ultimo decennio.

DIONIGI TETTAMANZI, ITALIANO, 14/3/34
Se eletto, il cardinale-arcivescovo di Milano sarà probabilmente uno dei papi più bassi della storia. Ma nonostante la sua statura, Tettamanzi è in cima alla lista dei candidati italiani alla successione di Giovanni Paolo II. Intellettuale, ex rettore di seminario e prolifico scrittore — è stato il ghost-writer di molte encicliche di Giovanni Paolo II –, il “piccolo lombardo” ha molti amici e pochi nemici. Nato a Renate, vicino Milano, nel 1934, è entrato in seminario ad appena undici anni, conquistandosi subito la fama di topo di biblioteca. I suoi amici lo ricordano sempre chino sulla scrivania o intento nella preghiera in cappella, rifiutare gli inviti a prendersi una pausa magari sul campo di calcio della scuola. Ordinato prete nel ’57 dall’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini — poi Papa Paolo VI –, è stato sempre un conservatore. Tra le sue battaglie accanto a Giovanni Paolo II quella, ad esempio, contro l’uso dei contraccettivi. La sua carriera, pur essendo un prolifico scrittore sui fatti della Chiesa, è rimasta bloccata sino a quando un suo stretto amico e ammiratore, Monsignor Giovanni Battista Re, è divenuto un uomo potente in Vaticano. Nel 1989 prese le distanze dalla petizione, firmata da 63 teologi, che criticava Giovanni Paolo II per il suo metodo “centralista” nell’amministrazione della Chiesa. Il Vaticano, grato, prese nota e lo nominò quello stesso anno arcivescovo di Ancona.
Dopo due anni nella città marchigiana, fu chiamato a Roma come segretario della potente conferenza dei vescovi italiani. Nel 1995 il suo amico in Vaticano, il cardinale Re, mise ancora una buona parola per lui che fu nominato arcivescovo di Genova e, tre anni più tardi, cardinale. Nel 1999 mostrò nuovamente le sue posizioni conservatrici respingendo la proposta del suo predecessore a Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, per un terzo Concilio Vaticano. Le alte sfere vaticane nuovamente presero nota. Fu all’incirca nello stesso periodo che la stella di Martini – il candidato dei liberali per la successione a Giovanni Paolo II – cominciò ad appannarsi e quella di Tettamanzi a illuminarsi. Nel 2002 Giovanni Paolo II sorprese molti accettando le dimissioni di Martini e spostando Tettamanzi da Genova a Milano, una delle arcidiocesi più grandi del mondo. Nonostante sia Martini che Tettamanzi siano sotto gli 80 anni, se i cardinali decideranno di riportare il papato in mani italiane dopo la “parentesi polacca”, il “piccolo lombardo” avrebbe molte chance.

ANGELO SODANO, SEGRETARIO DI STATO, ITALIAN0, 23/11/27
Come segretario di Stato, massima carica diplomatica in Vaticano, il cardinale Angelo Sodano è il numero due — secondo solo al Papa — nella gerarchia ecclesiastica della Chiesa cattolica. Sodano ha fatto il suo ingresso nella diplomazia vaticana in Cile, dove è stato rappresentante del Papa per oltre dieci anni. E’ poi stato richiamato a Roma nel 1988 e due anni dopo ha rimpiazzato il cardinale Agostino Casaroli come segretario di Stato. Teologo conservatore, Sodano, se eletto, rimarrebbe sulla scia di Giovanni Paolo II contro controllo artificiale delle nascite e matrimonio per i preti. Come ambasciatore in Cile, gestì la difficile situazione della dittatura militare di Augusto Pinochet, attirando su di sé l’attenzione di Giovanni Paolo II, ma anche quella di molti cattolici progressisti, critici sulla sua attività. I suo detrattori lo considerano un arido burocrate con scarso senso dell’umorismo. Con l’aggravarsi delle condizioni di salute del Papa, è chiaro che Sodano ha consolidato il suo potere nella burocrazia vaticana e che avrà una certa influenza nella scelta del nuovo Pontefice. L’influenza di Sodano sul Papa è stata evidente, il 21 febbraio 2003, nella scelta del Pontefice di eleggere nuovi cardinali, molti dei quali burocrati vicini al segretario di Stato. Secondo di sei figli, nato in Piemonte da una famiglia contadina, Sodano è stato ordinato prete nel 1950 e ha preso servizio nella diplomazia vaticana nel ’61. Il punto debole di una sua candidatura al soglio pontificio è che non ha mai avuto esperienza nell’amministrazione di una diocesi.

CARLO MARIA MARTINI, ITALIANO, 15/02/27
Anche se le sue chance di diventare Papa si sono drasticamente ridotte dopo le sue dimissioni da arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini rimane ancora il favorito di molti progressisti per la successione di Giovanni Paolo II. Martini, che diverrebbe il primo Papa gesuita nella storia, è considerato un pacificatore, un mediatore ed un abile organizzatore, ma è anche noto per essere contrastato dai conservatori nella Chiesa. Essi temono infatti che se Martini divenisse Papa, potrebbe essere tentato di indire un Terzo Concilio Vaticano i cui risultati potrebbero riservare molte sorprese. Scrittore prolifico, Martini ha prodotto circa 50 libri e dozzine di lettere pastorali, molte delle quali su scottanti tematiche sociali come la povertà, il razzismo e la corruzione politica. Colto linguista, Martini parla diverse lingue e ha un forte senso della comunicazione, cogliendo in pieno l’importanza dei media.
Da quando si è dimesso dalla diocesi milanese, ha passato gran parte del suo tempo a Gerusalemme, tornando al suo primo amore — gli studi biblici. Durante la sua lunga carriera ecclesiastica, è stato rettore di due importanti università cattoliche romane che hanno prodotto papi in passato — l’Istituto biblico pontificio e l’Università pontificia gregoriana. Parlando di lui, uno studente ha ricordato come Martini fosse talmente alla mano durante i suoi anni universitari che qualche volta andava a fare lezione in pantofole. Sostenitore di un “pluralismo salutare” nella Chiesa, Martini disse una volta nel corso di un’intervista che questioni scottanti come il controllo delle nascite e il sacerdozio femminile potrebbero essere viste in una luce diversa in futuro. Ha anche detto, in un’altra occasione, che la Chiesa non può essere neutrale in politica. “Non mi piace la parola neutrale. E’ importante che i cristiani sappiano scegliere”. Nel 2000, dopo che un documento vaticano rigettò il concetto secondo cui le altre religioni sono equivalenti a quella cattolica romana, prese le distanze da tale affermazione. Nato da una famiglia dell’alta borghesia dell’Italia del Nord, entrò dai gesuiti a 17 anni e 8 anni dopo fu ordinato prete.

CLAUDIO HUMMES, BRASILIANO, 8/8/34
Il cardinale Claudio Hummes, arcivescovo di San Paolo, poteva essere considerato una volta un prete rivoluzionario. Ora è visto come un moderato e rispetto ai suoi anni ribelli forse addirittura un conservatore. Durante gli anni 70 si era distinto per essere un progressista avanzato. Era vescovo della diocesi di Santo Andre, dove si oppose al regime militare supportando gli scioperi dei lavoratori. Permetteva ai leader sindacali di parlare durante le sue messe e quando gli imprenditori gli chiedevano di mediare durante un negoziato si rifiutava affermando che la Chiesa doveva prendere le parti dei lavoratori. Quando divenne arcivescovo di San Paolo, la più grande arcidiocesi cattolica del mondo, trovò una eredità difficile da eguagliare.
Il suo predecessore, il cardinale Paulo Evaristo Arns, era uno strenuo difensore dei diritti umani che non si lasciava intimorire dalla dittatura militare — che durò in Brasile dal 1964 al 1985 — né dal Vaticano stesso. Il Papa scelse Hummes perché, pur volendo qualcuno che stesse dalla parte dei poveri, desiderava per quell’incarico anche qualcuno che restaurasse princìpi teologici moderati in Brasile, uno dei Paesi simbolo della “Teologia della liberazione” in America Latina — un credo che associava i valori cattolici alla lotta di classe e alla critica sociale marxista. Quando fu scelto per guidare la diocesi di San Paolo, Hummes, francescano come il suo predecessore, chiese alla sua gente di riceverlo “senza nessun tipo di pregiudizio” perché intendeva essere il vescovo di tutti e rifiutava qualunque etichetta che fosse di conservatore o di progressista. Come Arns prima di lui, Hummes affermò che la sua più grande sfida era quella di combattere l’immensa povertà del Paese. Andando avanti con gli anni, cambiò il suo approccio divenendo più conservatore e giustificando il mutamento definendosi meno politico e più spirituale. Hummes ha detto più volte che è difficile tenere le due sfere separate. Ha criticato le politiche del governo che secondo lui hanno aumentato la disoccupazione ma ha difeso la proprietà privata prendendo le distanze dal Movimento dei senza terra, che incoraggia i contadini a occupare i terreni incolti. Primo di 14 figli, Hummes è nato l’8 agosto 1934 da genitori tedeschi. E’ divenuto prete nel ’58 e vescovo nel ’75. Si è laureato in Filosofia a Roma e specializzato in Ecumenismo in Svizzera.

OSCAR ANDRES RODRIGUEZ MARADIAGA, HONDUREGNO, 29/12/42
Andres Rodriquez Maradiaga di Tegucigalpa, Honduras, è uno dei cardinali più giovani che parteciperà al conclave che eleggerà il nuovo pontefice. Mentre la giovane età è una carta vincente quando si cerca lavoro, può diventare un handicap quando si corre per diventare Papa. Visto che in genere i Papi restano tali sino alla loro morte, non tutti sono d’accordo ad assegnare l’incarico a qualcuno che potrebbe detenerlo per 30 anni o più salute permettendo. Comunque, se i cardinali nel conclave decidessero altrimenti, come fecero nel ’78 chiamando sul soglio pontificio Giovanni Paolo II allora 58enne, Rodriquez Maradiaga avrebbe molti punti a suo favore. Parla molte lingue oltre alla sua, lo spagnolo. Tra queste: inglese, italiano, francese, portoghese e tedesco. Difensore dei poveri, Maradiaga crede che la vera soluzione dei problemi dell’America Latina e di tutti i Paesi in via di sviluppo sia la giustizia sociale. “La giustizia dovrà essere al top dell’agenda del 21° secolo in America Latina”, ha detto ai giornalisti nel 2001, quando fu nominato cardinale. “Troppe volte la giustizia esiste solo per i ricchi”. Maradiaga ha accusato molti latinoamericani di essere entrati in politica solo per arricchirsi. La sua fama in Honduras è tale che il presidente del Paese gli ha chiesto di presiedere una commissione che potrebbe decidere l’abolizione della polizia segreta. E la sua estroversione non si è limitata ai problemi del suo Paese. In una visita a Roma nel maggio 2002 si guadagnò l’attenzione dei media affermando che a suo avviso Giovanni Paolo II avrebbe dovuto dimettersi piuttosto che rimanere Papa se i suoi problemi di salute gli avessero impedito di guidare al meglio la Chiesa. Un commento già fatto da alti cardinali in passato, ma inusuale per uno appena nominato. Ha lavorato come insegnante negli anni 60 prima di essere ordinato prete nel 1970 in Germania. Nel ’95 è stato eletto, con un mandato di 5 anni, presidente della Celam, la Conferenza dei vescovi latinoamericani.

JEAN-MARIE LUSTIGER, FRANCESE, 17/9/1926
Il cardinale Jean-Marie Lustiger è per Parigi ciò che Giovanni Paolo II è per l’intera chiesa cattolica: un leader che incanta molti e non piace a molti altri. Ebreo nato da genitori polacchi, originariamente il suo nome era Aronne. Si è convertito al cristianesimo appena adolescente, poco prima che la madre fosse deportata ad Auschwitz dove morì. Lustiger è stato arcivescovo di Parigi — e stretto consigliere del Papa — dal 1981. E’ stato descritto come in parte mistico e in parte uno showman. Ha una forte personalità e mentre i suoi ammiratori lo considerano affascinante, i suoi detrattori lo dipingono come affettato e provocatorio. Egli stesso si è definito “una provocazione vivente”. La forza di Lustiger è nella sua preparazione. In un’intervista realizzata da un giornalista francese, poi divenuta un best-seller dal titolo “La scelta di Dio”, ha risposto a domande che spaziavano dalla geopolitica alla religione in un modo in cui pochi cardinali avrebbero fatto.
Strenuo sostenitore degli insegnamenti della Chiesa tradizionale, come Giovanni Paolo II d’altro canto, Lustiger non disdegna per questo il dialogo con agnostici e atei. Alcuni, anzi, dicono che sia più popolare fra i non credenti che fra i credenti.
L’estroverso cardinale non è estraneo alle controversie. La sua semplice dichiarazioni “Sono un ebreo” infastidisce allo stesso tempo tanto i cattolici quanto gli ebrei stessi. Lui, ad ogni modo, non ha mai nascosto il suo essere ebreo. Quando i terroristi uccisero quattro persone con una bomba fuori dalla sinagoga di Parigi nel 1980, invitò i cristiani a manifestare supporto nei confronti degli ebrei, dicendo che Cristo stesso era un ebreo. I suo detrattori lo accusano di essere troppo convinto e determinato nelle sue scelte. Per esempio, ha fatto aprire a Parigi un nuovo seminario proprio accanto ad un altro che secondo lui non faceva bene il suo lavoro. Ma è difficile criticarlo, soprattutto davanti ai suoi grandi successi, come la Giornata mondiale della gioventù da lui organizzata a Parigi nel ’97. C’è anche chi dice che molti ne parlano male solo perché lui gode del favore del Papa.
Mentre può vantare l’esperienza di aver guidato una grande dicesi, il suo punto debole è la mancanza di pratica nella burocrazia vaticana, un fatto che potrebbe diminuire le sue chance di salire al soglio pontificio.

NICOLAS DE JESUS LOPEZ RODRIGUEZ, DOMENICANO, 31/10/36
Il cardinale Nicolas de Jesus Lopez Rodriguez è emerso come uno dei maggiori protagonisti della Chiesa in America Latina da quando è stato nominato arcivescovo di Santo Domingo nel 1981 a 45 anni, relativamente giovane. Nel 1992, un anno dopo essere divenuto cardinale, ha organizzato una grossa riunione di vescovi provenienti dal Nord e dal Sudamerica per celebrare il 500° anniversario dello sbarco di Cristoforo Colombo nel continente americano. Nello stesso anno tentarono di coinvolgerlo in una campagna per le elezioni presidenziali a Santo Domingo. I comunisti domenicani, uno dei Paesi più poveri dell’America Latina, avevano chiesto alla Chiesa cattolica di cooperare nella lotta contro l’ingiustizia. Lopez Rodriguez rispose che l’ideologia comunista è basata sulla lotta di classe e che per questo non può conciliarsi con gli insegnamenti cattolici. Ex presidente della commissione vescovile domenicana per la pace e la giustizia, ha voluto la nascita di un centro per l’aiuto legale ad immigranti haitiani e contadini domenicani. E’ considerato un conservatore e uno strenuo oppositore della Teologia della liberazione.

FRANCIS EUGENE GEORGE, STATUNITENSE, 16/1/37
Il cardinale Francis George è considerato il solo americano ad avere qualche possibilità, seppure piuttosto remota, di diventare Papa. Arcivescovo di Chicago dal ’97, guida una delle diocesi più difficili degli Stati Uniti, una diocesi vasta e diversificata frutto di un mix etico, sociale e culturale, ad un tempo sede di spinte liberali e roccaforte del conservatorismo. George, nato a Chicago nel 1937, ha riscosso un certo successo per aver gestito la diocesi con mano ferma. Dottore in teologia e filosofia, ha tentato di trovare una via di mezzo tra liberalismo e conservatorismo, spingendosi però più verso quest’ultimo. “Il cattolicesimo liberale ha esaurito il suo progetto”, ha detto in un discorso tenuto dopo la sua nomina a cardinale nel 1998. Ma la sua risposta non è stata la sterile riproposizione dei valori tradizionali. “La risposta è un cattolicesimo semplice, in tutta la sua pienezza e profondità, una fede capace di distinguere se stessa dalle altre culture ma capace di dialogare con esse, una fede gioiosa per tutti i doni che Cristo vuole darci e aperta a tutto il mondo per salvare il quale Cristo è morto in croce”. Molti ritengono che le possibilità di un americano di diventare Papa siano davvero remote, perché sarebbe troppo per l’unica superpotenza rimasta al mondo aggiudicarsi anche il papato.
Ma George ha varie cose che giocano a suo favore. Quelli che lo conoscono sanno che è un uomo semplice e altruista. Ha sofferto di polio da bambino e per questo zoppica. Non dà certo l’impressione dell’uomo di potere. Altro suo grosso vantaggio e che ha vissuto lungamente a Roma — dal ’74 all’86 come vicario generale dell’ordine degli Oblati di Maria Immacolata. Parla bene l’italiano e conosce il lavoro in Vaticano dall’interno.

CHRISTOPH SCHOENBORN, AUSTRIACO, 22/1/45
Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, ha molti assi nella manica per adire al soglio pontificio — esclusa la sua giovane età. E’ considerato un uomo di grandi capacità intellettuali, un linguista, un buon comunicatore, un fine teologo, un esperto di filosofia e psicologia, ed un uomo profondamente religioso. Ma nessuno sembra volere un Papa che possa rimanere alla guida della Chiesa per i prossimi trent’anni o forse più. Come molti altri candidati al papato, le sue possibilità di divenire Papa sono aumentate quando Giovanni Paolo II lo ha chiamato in Vaticano a leggere sermoni nel ritiro annuale di Lenten. Schoenborn proviene da una famiglia benestante e coloro che lo conoscono dicono che abbia un senso innato di “noblesse oblige”. Si trova a suo agio con un contadino come con un principe, dicono. Appartenente all’ordine domenicano, è un conservatore. Ha collaborato alla scrittura della nuova versione del Catechismo universale della Chiesa cattolica.
Gli piace ascoltare le persone ma pretende che coloro che lavorano con lui rispettino le regole. Ha preso servizio come arcivescovo di Vienna in un momento critico, con il suo predecessore cardinale Hand Hermann Groer coinvolto in uno scandalo per abusi sessuali e un crescente movimento popolare per la riforma.

GIOVANNI BATTISTA RE, ITALIANO CON BASE IN VATICANO, 30/1/34
Giovanni Battista Re conosce il lavoro interno del Vaticano meglio di chiunque altro. E questo potrebbe aiutarlo o svantaggiarlo durante il conclave per l’elezione del nuovo Papa. I cardinali potrebbero volere un Pontefice burocrate che stia a casa a badare agli affari, dopo un globe-trotter come Giovanni Paolo II. E se è così, Re è l’uomo fatto apposta per loro. Lavora nella burocrazia vaticana dal ’79, anno successivo all’elezione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II. E da allora ha avuto posizioni chiave nel Segretariato di Stato, finendo la sua carriera nel 2000 dopo aver servito per undici anni come segretario di Stato. E’ considerato un ultra-lealista che è riuscito a risolvere molti problemi amministrativi per il Papa, che lo ha ringraziato nel 2000 nominandolo capo della Congregazione dei vescovi, il potente dipartimento che decide la carriera futura degli ecclesiastici e per questo è chiamata “l’industria dei vescovi”. Figlio di un carpentiere settentrionale, è uno stacanovista che lavora come minimo sedici ore al giorno. I media italiani lo considerano uno dei favoriti per succedere a Giovanni Paolo II, ma le sue chance sono fiaccate dalla sua totale inesperienza in diocesi al di fuori di quella romana.
E’ entrato nella diplomazia vaticana nel ’63 come giovane prete ed ha lavorato alle ambasciate di Panama e Iran prima di entrare nel ’71 al Segretariato di Stato.

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