“La manovra fiscale della Regione Marche, effettuata con legge regionale n. 35/2001, è stata una manovra legittima ed equa poiché adottata secondo quanto stabilito dalla normativa nazionale per fronteggiare i disavanzi pregressi della sanità. La Legge dello Stato n. 405 del 2001, infatti, prevedeva la possibilità per le regioni di aumentare l’addizionale regionale all’IRPEF per sanare i disavanzi sanitari pregressi. La Regione Marche come altre regioni tra cui la Lombardia, il Veneto, la Puglia e l’Umbria è stata costretta a porre in essere la manovra a causa dell’insufficienza dei trasferimenti del Fondo sanitario nazionale.
Tale insufficienza nel triennio 2002-2004 si è tradotta per le Marche in minori entrate quantificabili in circa 300 mln di euro. La Legge Finanziaria dello Stato per l’anno 2003, inoltre, ha confermato la possibilità di mantenere inalterate le aliquote maggiorate  anche per gli anni successivi al 2002. In aggiunta a ciò il fatto che il governo non abbia sollevato al riguardo alcuna questione di legittimità dinnanzi alla Consulta dimostra la conformità della manovra. Quest’ultima è oltremodo equa poiché prevede, per quanto riguarda l’addizionale all’IRPEF, aliquote progressive per concentrare sulle fasce di reddito più elevate il prelievo fiscale.
Se quindi è vero che le aliquote marchigiane sono fra le più alte delle regioni per ciò che riguarda solo circa il 5% dei contribuenti, quelli più ricchi, sono invece in assoluto le più basse per i  meno abbienti, fino a 15.500 euro di reddito, che costituiscono il 68% di tutti i contribuenti marchigiani; sono infine in linea con le altre regioni le aliquote riguardante le altre fasce di reddito.
In generale, quindi, è possibile affermare che non risulta corretto ed è anzi fuorviante quantificare la distribuzione del gettito regionale aggiuntivo in relazione a ciascun cittadino marchigiano.
Pare infine francamente indecente che coloro che sostengono il Governo nazionale, che pone in gravissime condizioni finanziarie tutte le regioni, le province, i comuni, siano gli stessi a criticare chi è costretto a ricercare risorse aggiuntive per garantire i servizi sociali e sanitari fondamentali.?

 

 

 

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