SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Operatori balneari all’ultima spiaggia. La ‘mazzata’ del maxi-aumento dei canoni demaniali è ormai una realtà, eppure i concessionari non si arrendono, come ha spiegato oggi il presidente Fiba-Confesercenti Giuseppe Ricci nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche il presidente della Cooperativa Riviera delle Palme Gabriele Giudici, il segretario della Confesercenti Roberto Sestri e il dirigente Fiba, Raimondo Fiorelli. Nei prossimi giorni è prevista una serie di assemblee pubbliche per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi del sistema turistico-balneare marchigiano. Il primo appuntamento è fissato domani a S.Benedetto, presso la sala consiliare del Comune.
“La nostra protesta non si ferma” spiega Ricci. “Con queste iniziative abbiamo puntato a coinvolgere tutto il territorio su una problematica che rischia di mettere definitivamente in ginocchio l’economia marchigiana. Sono stati affissi centinaia di manifesti da Gabicce a Porto d’Ascoli. Invitiamo tutti a partecipare, in particolar modo sarà gradita la presenza dei parlamentari e dei candidati alle prossime elezioni regionali”.
Ricci fa il punto sulle ‘trattative’ tra i concessionari di spiaggia e il Governo per scongiurare l’applicazione delle supertassa: “Nei giorni scorsi abbiamo avuto due incontri con i responsabili del Ministero delle Infrastrutture. Non possiamo certo dire di aver ottenuto rassicurazioni. La legge che sancisce il maxi-aumento dei canoni è attualmente in vigore, il governo non ha in programma nessuna proroga”.
Per i concessionari di spiaggia la stangata potrebbe essere ancora più pesante del previsto, come spiega Ricco. “L’introito del demanio marittimo deve arrivare a 140 milioni di euro, per cui l’aumento dei canoni potrebbe superare il 300%. Se ciò avvenisse, verrebbe compromessa definitivamente l’economia turistica locale e regionale. Sappiamo tutti che il turismo balneare costituisce la risorsa più importante per l’economia marchigiana”.
Il presidente della Fiba snocciola sulla propria ‘pelle’ le cifre di una possibile, anzi probabile, estate 2005 in rosso: “Conti alla mano, queste saranno le spese che dovrò affrontare per mantenere il mio stabilimento balneare: 2.400 euro per la Tarsu, 650 per l’Ici, 20 mila euro circa di canone, ripartiti tra la supertassa di quest’anno, l’arretrato di 7.500 euro per il 2004 e il 2,8% del tasso d’inflazione, 10 mila euro di contributi Inps per quattro addetti, 20 mila euro per i loro compensi, 3-4 mila euro per le utenze e, infine, altri 10 mila euro per il deperimento delle attrezzature. Tutte queste spese a fronte di un’attività di soli due mesi”.
Ricci rinnova al Governo la proposta lanciata tempo fa dai concessionari di spiaggia: “Chiediamo che venga fatto un censimento per verificare chi paga realmente il canone. A noi risulta che attualmente ci sia almeno il 50% di abusivi. Per recuperare queste somme siamo disposti a pagare fino al 10%. Chiediamo, inoltre, che venga finalmente attuata la legge 494 del 1993, adottata con il D.M. 342 del 1998, che prevede la classificazione delle località balneari in base alle cosiddette valenze turistiche. Dal ’98 siamo costretti a pagare un’aliquota superiore rispetto a quella prevista dalla categoria B, mentre in alcune spiagge della Toscana vengono applicati canoni corrispondenti alla categoria C”.
Le assemblee pubbliche organizzate da FIBA e Confesercenti Marche, dopo la tappa di S.Benedetto prevista per domani, giovedì 17 marzo, proseguiranno il 21 marzo a Senigallia, il 23 a Porto Potenza Picena e si concluderanno il 24 marzo a Fermo.

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