SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Scaringella, qual è stata la sua carriera da calciatore?
Ho esordito, nell’88, a Barletta in serie B, dove sono rimasto per due anni ed ho avuto anche Rumignani come mister. Poi ho fatto tre anni in C a Bisceglie e due anni a Siracusa in C1. Ho giocato in seguito in B ad Andria, dove ho fatto in 35 partite e 4 gol, la C1 a Savoia, dove ho perso una finale play-off, in C1 a Giulianova, e poi a Cosenza in B per sei mesi. Sono stato, poi, due anni e mezzo a Messina, altra finale persa in C2, a Palermo dove ho vinto il campionato di C1. Infine ho giocato, ormai a fine carriera, perché non avevo più la testa giusta, in C2 a Catanzaro. Ho concluso in serie D a Milazzo e poi in Eccellenza a S.Egidio, dove ho fatto anche l’allenatore.
Quale era il suo ruolo?
Ho iniziato sulla fascia destra d’attacco, poi in B mi hanno spostato sulla sinistra, ed ho giocato anche come centrocampista. La mia caratteristica principale era la grande corsa e la forza fisica, assomigliavo per il mio modo di giocare a Gattuso.
Un rammarico nella sua carriera?
Non aver giocato mai in serie A. Forse era giusto così, non avevo la giusta testa. Ma una volta ci sono andato vicino. Ancellotti, quando andò in A, con la Reggiana, mi richiese, ma poi lui passò al Parma e tutto sfumò. Poi c’è un altro episodio da calciatore che mi procurò una forte delusione. Fu nella finale play-off di Lecce, tra il mio Messina e il Benevento. Io, che nei tempi regolamentari avevo anche segnato, mi ritrovai, nei tempi supplementari la palla per vincere, ma incredibilmente, quasi a porta vuota, sbagliai. Nell’azione successiva, loro segnarono il gol vittoria. In quel momento mi cadde il mondo addosso, ma rimasi a giocare a Messina anche l’anno successivo, in cui vincemmo il campionato e io fui tra i migliori. Il mio carattere mi ha portato sempre a provare a vincere le sfide più difficili.
Le manca il campo di gioco?
Per adesso no, ho avuto una crisi di rigetto. Mi manca solamente la domenica, quei 90 minuti, in cui a volte mi viene voglia di scendere in campo per dare una mano ai ragazzi, specialmente in partite come quella di Benevento o Napoli. La squadra è giovane, con poca esperienza e in questi campi caldi, dove c’è gente navigata che se n’approfitta, io sarei sceso in campo per difendere i miei ragazzi.
E’ stata una sua scelta di giocare solo in squadre del Sud?
E’ una casualità: mi capitava sempre di andare in società del Sud, che volevano vincere il campionato. Il mio procuratore, l’Avvocato D’Ippolito, mi diceva che al nord, per il mio modo di vivere non avrei resistito.
Parlando di D’Ippolito, come sono i vostri rapporti?
Gli devo tutto e gli sarò per sempre riconoscente. E’ stato per 15 anni mio procuratore, poi una volta smesso, mi ha dato la possibilità di lavorare dopo il calcio. Ho iniziato, infatti, grazie a lui, collaborando come procuratore. Lui è stato l’unico che mi ha cercato quando ho smesso di giocare. Adesso mi ha dato quest’ulteriore possibilità di venire a lavorare qui alla Samb, che per me è come vivere un sogno. Gli sarò per sempre grato e riconoscente, mi ha sopportato, prima, come calciatore e mi ha apprezzato, poi, come persona.
Come si trova nella Samb?
Benissimo, c’è un gruppo di persone che si conoscono bene, infatti, oltre a D’Ippolito, già conoscevo il Presidente Mastellarini, che ho avuto a Giulianova, e il D.S. La Rosa, che era il mio dirigente a Messina. Persone sincere, che hanno grandi qualità morali e veri valori umani.
Cosa ne pensa di San Benedetto?
Avevo già vissuto qui per un anno. Come ambiente calcistico è passionale e lo paragono a tutte le piazze calde in cui ho giocato. Una città che vive di calcio, dove si deve dare sempre il 110%, che ti può esaltare, ma anche mortificare. Io sono stato sempre esaltato o contestato.
Rapporti con la città?
Da alcuni, per il ruolo che rivesto, non sono ben visto, ma ci può stare: l’importante è rimanere sempre se stessi, mai scendere a compromessi ed essere rispettato come uomo. Io divido sempre il mio lavoro dalla mia vita privata, posso sbagliare, ma se lo faccio è in buona fede.
Bilancio e prospettive future della Samb.
Il bilancio della squadra è positivo per l’obiettivo della salvezza. Un grande applauso alla squadra, per i 33 punti fin qui conquistati, anche se c’è ne mancano 5-6, dovuti alla giovane età. Per il futuro, prima ci salviamo e dopo giochiamo divertendoci. Se sogno, dentro di me, penso ai play-off, ma poi torno alla realtà è penso solo alla salvezza.
La partita con la Reggiana?
Bisogna vincere per arrivare subito ai 42 punti.
Scaringella fuori del calcio?
Mi piace stare tranquillo, con pochi amici e conoscere i particolari della città.
Pregi e difetti?
Come pregio il mio carattere, non mollo mai e sono sempre sincero. I difetti? A volte, esagero sul lavoro, dovrei calmarmi un po’, sembro lo Scaringella calciatore.
Il suo futuro?
Spero di rimanere a San Benedetto: se fra alcuni anni sarò ancora qui, vorrà dire che ho lavorato bene e che mi hanno apprezzato.

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