MONSAMPOLO DE TRONTO – *L’Associazione Emily inItalia – provincia di Ascoli Piceno – nel dedicare la ricorrenza dell’8 Marzo a tutti i 5.500 lavoratori del piceno e del fermano in mobilità, cassintegrati o licenziati, che vivono sulla propria pelle le precarietà e l’insicurezza del lavoro, desidera accendere i riflettori su una voce che da circa otto mesi si spende nella vertenza Conad Adriatico per la salvaguardia del posto di lavoro.
Maria Leonia, puoi farci una cronistoria degli eventi?
Nell’incontro del 16 settembre 2004 l’azienda comunica alle OO.SS. l’imminente apertura del magazzino di San Salvo (CH) e il piano industriale di riorganizzazione della logistica che prevede la terziarizzazione del magazzino di Monsampolo e la chiusura dei magazzini di Monteprandone e presso il Centro Agroalimentare di Porto d’Ascoli. Negli incontri che si sono succeduti il 6, 7 e 19 ottobre, 8 e 23 novembre, 14 e 26 gennaio 2005, l’azienda ha cercato di modificare alcune delle impostazioni iniziali raccogliendo e smussando solo parzialmente la posizione e le richieste del sindacato, poiché alcune delle condizioni, presupposto cardine delle scelte aziendali (in primis la terziarizzazione della logistica) non potevano essere oggetto di discussione:
a) il mantenimento di 43 persone (contro le almeno 73 sostenute dal Sindacato perché la loro occupazione doveva essere “garantita” dal contratto integrativo aziendale del 2001) presso lo stabilimento di Monsampolo alle dipendenze di CONAD (quindi evitando la terziarizzazione) rappresentava solo un rinvio del problema poiché alla richiesta sindacale di vincolare questo status quo per un tempo congruo, almeno cinque anni, l’azienda ha opposto il suo rifiuto.
b) per i lavoratori che avessero accettato il passaggio come socio-lavoratore nelle province tra Ascoli Piceno e Pescara non c’è stata la disponibilità a garantire la certezza del posto di lavoro senza subire spostamenti e per quelli con destinazione San Salvo non si potevano dare sostegni più lunghi del pagamento della foresteria per un anno.
c) per i lavoratori che avessero scelto di diventare socio-lavoratore della cooperativa terzista veniva offerto solo il pagamento della differenza della retribuzione lorda annua (mensilità, 13, 14, TFR) senza contemplare o ammortizzare tutti gli altri elementi contrattuali.
d) le ipotesi di ricollocazione nella zona più vicina di residenza era legata ad una variabile, quella del concretizzarsi delle condizioni legando ad un piano di sviluppo non ancora avviato l’accettazione da parte del lavoratore di condizioni più svantaggiate oggi, in attesa di una soluzione salvifica domani (trovarsi a decidere il certo per l’incerto).
Qual è ora la situazione?
A pochi giorni dall’incontro in regione per trovare un accordo sulla chiusura solo di una parte del magazzino, la Cooperativa rinuncia inaspettatamente alla trattativa e apre una nuova procedura di mobilità per la totalità dei lavoratori dei magazzini che porterà al licenziamento di 125 lavoratori e alla crisi di 125 famiglie.
Che cosa è mancato per la risoluzione della vertenza?
Il rifiuto dell’azienda nei confronti delle richieste sindacali volte a dare maggiori garanzie e tutele, non solo economiche, è stata la prova che dietro agli obiettivi di maggiore efficienza, qualità, produttività, competitività c’era un problema ben più grande di quello del costo del lavoro. L’operazione da parte dell’azienda doveva essere chiusa con la minima spesa indispensabile, un’operazione a costi ridotti.
La stampa come ha trattato l’argomento?
Fino ad oggi la stampa è stata poco sensibile riguardo alla vicenda della terziarizzazione e delocalizzazione. Dei magazzini Conad, difatti gli articoli pubblicati sono stati pochi e solo su alcune testate locali. Altre testate che fanno capo al vicino Abruzzo non hanno mai dato spazio al diritto di replica dei lavoratori o dei loro rappresentanti, tant’è vero che a tutt’oggi parte dell’opinione pubblica ha demonizzato i lavoratori di Conad Adriatico accusandoli di non voler seguire la propria azienda che si sposta. Sulla stampa non si è data volutamente rilevanza al fatto che non si tratta dell’ azienda Conad che si trasferisce: al contrario , Conad appalta. Si libera dal rapporto dipendente con i propri operai, ricattandoli con offerte di accordi peggiorativi, sradicandoli dal territorio e licenziandoli dopo decenni di collaborazione stabile.
E’ cambiato qualcosa nella tua vita, nelle tue considerazioni, nei rapporti con gli altri?
E’ stato necessario che la passione con la quale ho vissuto gli ideali della giustizia, della solidarietà, della pace, di un equo rapporto tra il Nord e il Sud del mondo, si trasformasse nella determinazione necessaria per difendere giorno per giorno i diritti dei lavoratori.
Che cosa ti delude? E cosa invece ti ha sorpreso?
Mi ha deluso che proprio una Cooperativa che dovrebbe perseguire scopi mutualistici e sociali tratti i lavoratori come merce, abbandonando completamente la tradizione culturale per cui il secolare movimento cooperativistico è nato, finendo così per aggravare la crisi di un’intera economia. Questa cooperativa considera semplici numeri le persone che hanno vissuto per la cooperativa, ne hanno condiviso gli scopi sociali e hanno fatto anni di sacrifici perché l’obbiettivo della solidarietà non venisse mai meno. Mi ha sorpreso e sostenuto scoprire che esistono altri che pensano sia possibile cambiare il nostro futuro se si ci si impegna veramente a farlo.
Continui ad aver fiducia nella società e nelle istituzioni?
Conoscendomi, si. Resta forte il senso di appartenenza ad uno stato democratico, per il quale abbiamo a lungo lottato e che merita di essere difeso contro coloro i quali stanno restaurando un clima che porta inevitabilmente ad una involuzione.
*Associazione Emily in Italia – Provincia di Ascoli Piceno Ufficio Stampa mta

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