SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Emily, l’associazione che si batte per le pari opportunità tra uomo e donna specialmente riguardo la rappresentanza politica, dedica la festa della donna dell’8 marzo ai 5.500 lavoratori del Piceno in mobilità, licenziati o cassaintegrati.
Questo perché la ricorrenza dell’8 marzo deriva proprio da una battaglia di donne lavoratrici. Nel 1908, a New York, delle operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le malsane e pericolose condizioni di lavoro. Lo scioperò durò finché il proprietario dell’industria, Mr. Johnson, bloccò tutte le porte di uscia della fabbrica per non far uscire le operaie. Venne appiccato il fuoco allo stabilimento e 129 operaie morirono tra le fiamme. Quel giorno era l’8 marzo.
Ricordando quella data, l’associazione Emily sottolinea come anche oggi si continua a lottare per il giusto riconoscimento del diritto al lavoro, nel rispetto della propria dignità di lavoratore.
Emily contesta la contraddizioni della politica italiana riguardo il lavoro: precarietà, insicurezza del lavoro, e per le donne diseguaglianze nelle carriere e nelle retribuzioni.
“In questo contesto?, ribadisce la presidente di Emily, Maria Pia Silla, “occorre far sentire la voce autonoma delle donne nei vari livelli in cui si determinano le regole di convivenza e di democrazia, a partire dai negoziati per il governo dei territori fino alla discussione sui modelli sociali necessari alla nostra contemporaneità, che sappiano affrontare temi quali lo sviluppo sociale, le migrazioni, le nuove reti di solidarietà globale e le nuove forme di cooperazione.?

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