BENEVENTO – Il miraggio della terza vittoria consecutiva ottenuta in C1, risultato mai raggiunto dal ritorno in C1 (ma secondo noi non avviene dal 1980-81, anno della promozione in B: cercheremo conferme), è svanito incredibilmente al Santa Colomba di Benevento in questo nefasto, per i colori rossoblu, 27 febbraio 2005.
Dopo un primo tempo in cui la Samb, trascinata da un Leon che sembrava divertirsi con i suoi funambolismi, ha troppo tardato a dare il colpo del k.o., la seconda parte della gara vedeva invece un Benevento più pronto alla lotta. Confusamente, senza un’organizzazione di gioco ma affidandosi piuttosto ai fondamentali del football, palla lunga e pedalare, i sanniti chiudevano la Samb nella propria metà campo, pur senza creare pericoli seri.
La Samb, proprio nel momento in cui più semplice sarebbe stato partire in contropiede, si perdeva. Ballardini provava a puntellare la squadra con un cambio che, a posteriori, farà discutere: fuori Da Silva, l’unica punta, dentro Alfredo Femiano, nel ruolo di esterno destro (prestazione opaca la sua).
In pratica il mister ravennate provava lo schema già mostrato nelle due fortunate trasferte di Foggia e Fermo: giocare senza un vero centravanti. Allora, però, l’uomo più avanzato era pur sempre una punta (Gutierrez prima, Martini a Fermo). Stavolta la coppia Leon-Bogliacino implodeva, dopo un ottimo primo tempo: non riuscivano a tenere palla, a salire, a creare spazi. Per venti minuti i rossoblù si sono preclusi la possibilità di imbastire azioni d’attacco: l’errore era evidente anche perché Leon, spossato, aveva un unico guizzo una volta tornato sulla fascia.
La squadra riassumeva una sua fisionomia con l’ingresso di Martini, che con la sua velocità permetteva ai compagni di affidarsi ai lanci lunghi e di allungare il Benevento: l’attaccante di Gradara attaccava gli spazi in maniera ideale, ma poi falliva un paio di occasioni clamorose (a fine gara era di pessimo umore: ma sono cose che nel calcio succedono, guai a farsi abbattere!). Ballardini provava a rinforzare il centrocampo nei minuti finali con l’inserimento di Dominguez, togliendo però Cigarini invece che un’oramai spento Bogliacino.
Questa la disanima tecnica della gara prima del patatrac finale, che non ha spiegazioni logiche. Stranissimo il gol di Sportilli, un colpo di testa lentissimo che Mancini credeva respinto dall’uomo che in occasione dei corner doveva restare sul primo palo; poi l’espulsione di Menolascina, la Samb in vantaggio numerico e un rigore tragicomico a favore del Benevento, con l’ottimo Taccucci che girandosi colpiva casualmente il pallone con il braccio (ma il tocco era evidente pur se involontario e l’arbitro doveva concedere il rigore).
Benevento due, Samb uno. Incredibile, ma questo, a volte, è il calcio. I rossoblù, i tifosi e l’allenatore hanno 36 ore per dimenticare quello che è successo, e poi puntare tutto il loro orgoglio sulla prossima sfida in casa, contro la Reggiana. Quasi un’ultima spiaggia play-off, ma vale la pena sperare nel ribaltamento dei ruoli. Guai a darsi per vinti perché già domenica sera la classifica potrebbe tornare ad essere molto diversa.

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