*Avevo vivamente sperato che questa stucchevole telenovela fosse al termine, ma evidentemente, ed aggiungo volutamente, purtroppo la commissione consiliare “Bilancio e Patrimonio? di San Benedetto ha ritenuto dover diventare protagonista di una delle peggiori puntate.
In risposta a precedenti notizie apparse sulla stampa locale, avevo affermato che era ora di chiudere questa stucchevole commedia e invitato, chiunque avesse interesse ad effettuare verifiche, di farlo nei modi e nelle sedi opportune. Purtroppo, però, constato che ormai quello che succede nella realtà fa invidia alla più fervida fantasia, dato che nessuna persona di buon senso può arrivare a pensare che si discuta ora, in una commissione consiliare, della validità di un esproprio effettuato per pubblica utilità, contrapponendo a questo la semplice, se pur rispettabilissima, volontà espressa in un testamento da un privato. Ammetto, con rammarico, che la situazione mi fa molto preoccupare rispetto alle conoscenze amministrative di consiglieri comunali a noi geograficamente vicini.
Probabilmente, a meno che non si ritenga di dover recitare in una scenetta di Zelig, o ancor peggio, utilizzare strumentalmente fatti, cose e persone ivi compresa la volontà di uno stimato cittadino grottammarese nato tanti anni fa, qualcuno dimentica le più elementari norme di diritto ivi compreso l’art. 42 della Costituzione, il quale, ai commi terzo e quarto, recita: “La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità?.
Comunque, che di queste cose si possa dibattere in piazza appare quasi accettabile, ma che diventino argomento di discussione di una commissione consiliare risulta paradossale: gli espropri sono atti che il proprietario di un bene subisce e contro i quali può eventualmente far ricorso al Tar, il Tribunale amministrativo regionale.
Concludendo ed evitando ancora una volta di riproporre tutte le motivazioni che hanno portato alla modifica dello statuto, dato che purtroppo hanno molto più peso le chiacchiere rispetto ai fatti, non comprendo ancora una volta perché sia stato coinvolto il comune di Grottammare, dato che l’opera pia Costante Maria è un ente del tutto autonomo e regolarmente riconosciuto. Tengo a precisare che il comune di Grottammare non è il possessore o gestore di beni che erano, sono e rimarranno di proprietà all’ente e alla gestione del suo consiglio di amministrazione. L’unica spiegazione che riesco a darmi, per l’ennesima volta, è di tipo politico, tesa cioè a mettere in cattiva luce l’amministrazione comunale di Grottammare.
*Luigi Merli Sindaco Grottammare

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