SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una laurea in chimica industriale, un master in economia, l’insegnamento. Molti interessi che non hanno tuttavia impedito ad Antonella Roncarolo di coltivare la sua vera passione: la scrittura. Sabato 19 febbraio è stato presentato, di fronte ad una folta platea, il suo ultimo libro, “Ismaele“, un racconto ispirato a “Moby Dick” e illustrato da Cesare D’Antonio. Mentre nel suo primo libro “Le vie dei poeti“, Antonella Roncarolo descrive le storie di quattro donne che hanno compiuto delle piccole rivoluzioni personali, andando contro le tradizioni, in questo secondo lavoro cambia genere. Prendendo spunto dal libro di Herman Melville, la scrittrice immagina il destino ed il futuro a cui va incontro la balena bianca dopo l’uccisione del capitano Achab.
Si è laureata in Chimica, ha poi conseguito un master in Economia, ora insegna…ma come è arrivata al giornalismo e al mondo della letteratura?
Il giornalismo è sempre stata la mia passione, tant’è che ho frequentato il Liceo Classico. La scuola però mi ha deviato, e il mio interesse per la matematica mi ha portato ad iscrivermi alla facoltà di Chimica a Bologna. Dopo la laurea ho vinto una borsa di studio per un master in Economia, ma visto che il primo amore non si scorda mai, sono tornata con estremo piacere a scrivere.
Ci sono state persone che hanno influenzato le sue scelte, o che l’hanno fatta riavvicinare alla scrittura?
Ho ripreso a scrivere mentre frequentavo l’università, grazie anche ad un professore di Chimica Analitica che mi ha stimolato molto. Così ho ricominciato ad andare a teatro, a leggere. Sono anche stata fortunata perché ho vissuto a Bologna in un periodo in cui c’era molto fermento culturale.
Abituata a vivere a Bologna, è stato difficile tornare ad una dimensione locale? Come è cambiata San Benedetto nel corso degli anni?
Trovo che San Benedetto sia sempre stata una città molto vivace, che nel tempo si è molto evoluta: ci sono belle stagioni teatrali, spettacoli di artisti come Piergiorgio Cinì o Vincenzo Di Bonaventura, incontri letterari, momenti culturali interessanti. Secondo me la città è cambiata a partire dall’assessorato di Gino Troli, che ha introdotto la prima vera stagione teatrale. Purtroppo proporre cose nuove non è facile: Grottammare ci prova, organizzando ad esempio appuntamenti di prestigio come “Scintille”. A volte è comunque più facile vivere nelle piccole città che nelle grandi, dove spesso non si riesce neanche a trovare i biglietti per il teatro; se fossi stata a Bologna probabilmente non sarei riuscita neanche a pubblicare i miei libri.
Lei ha anche condotto un programma di jazz a Radio 102, una radio libera di S. Benedetto attiva a metà degli anni ’70. Cosa hanno rappresentato quei momenti?
Sono stata a Radio 102 per un breve periodo, dove facevo un programma di free jazz. Pensavo che questo tipo di musica poteva davvero rappresentare la rivoluzione del secolo, quindi l’estate prima di trasferirmi all’università, insieme ad un mio amico, mettevamo i dischi che più ci piacevano, ovviamente portandoli da casa. Eravamo molto presi, anche perché in quel posto ognuno aveva il proprio spazio, come accade oggi per i giornali on-line. È stata una piccola esperienza ma molto interessante. Oggi si fa un po’ fatica a parlare di quegli anni, perché è una storia ancora troppo attuale, e poi in quei periodi a S. Benedetto sono successi episodi di cui si preferisce non parlare.
Di che cosa avrebbe bisogno secondo lei S. Benedetto? Quali sono i caratteri che mancano?
Sicuramente bisognerebbe ‘sperimentare’ di più. Portare in scena nuove forme di teatro, o invitare per gli incontri letterari degli scrittori emergenti. Si dovrebbe trovare un appuntamento per cui la gente venga appositamente a S. Benedetto, ed il Premio Libero Bizzarri potrebbe benissimo assolvere a questa funzione.
Secondo lei il giornalismo a S. Benedetto è libero, o schierato? Si può dire apertamente quello che si vuole?
Io mi occupo di cultura e per quanto mi riguarda non ho mai subito condizionamenti. Ritengo che ci sia la possibilità di dire ciò che si vuole, anche se credo che oggi la vera libertà sia dei giornali on-line.
Sabato 19 febbraio è stato presentato il suo ultimo libro, “Ismaele”. Di cosa parla?
“Ismaele” potrebbe essere definito un meta-racconto, che rende omaggio a Moby Dick, per me il più bel libro mai scritto. Il racconto inizia quando Moby Dick uccide il capitano Achab, e non ha più la persona su cui riversare il proprio odio; ritengo che l’odio sia un sentimento grande tanto quanto l’amore, quindi il libro vuole immaginare cosa fa la balena senza la sua metà. Inizialmente una casa editrice di Ancona, la Pequod, mi aveva chiesto di scrivere altri racconti per comporre un piccolo volume, ma poi lo scritto è andato nelle mani di Cesare D’Antonio, fumettista e pittore, che mi ha chiesto se poteva illustrarlo. È nato così questo libro, completato da un testo di Lucilio Santoni e da una nota introduttiva di Francesco Scarabicchi. A settembre presenteremo “Ismaele” alla Fiera del Libro d’Arte di Bologna.

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