SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Gabriella Ceneri, candidata consigliere regionale dell’Udc, si inserisce nel dibattito politico sul referendum per l’abrogazione della legge sulla procreazione assistita. La sua opinione giunge dopo le discussioni sorte nei giorni scorsi in seguito all’intervento dell’assessore Lorenzetti. La Ceneri affronta con pacatezza i nodi irrisolti di una questione che ancora oggi divide il mondo politico, giuridico e scientifico.
Di seguito pubblichiamo intergralmente il suo intervento:
*Ho letto l’intervento della Segreteria della federazione picena dei DS sui referendum e le opinioni sulla legge 40/04, in replica a quanto espresso dall’assessore Marco Lorenzetti.
Concordo sul fatto che la materia sia delicata e che debba essere affrontata, sotto il profilo politico, con la debita considerazione delle aspettative delle coppie che non riescono a procreare e che si rivolgono alla medicina e alla scienza per avere risposte al loro problema. Ma non riesco a condividere gli assunti che sottendono alla difesa dei quesiti referendari. La decisione degli elettori non può prescindere dalla conoscenza degli aspetti in gioco, sul piano medico – scientifico, etico, giuridico, politico. Intendo, quindi, dare un piccolo contributo al dibattito attivato, proponendo alcune riflessioni all’attenzione di chi voglia affrontare il percorso decisionale sul referendum in modo critico e consapevole e non solo attraverso “slogan?.
La conferenza sull’embrione del dott.Paolo Marchionni, medico ed esperto in Bioetica, svoltasi la scorsa settimana all’auditorium comunale, organizzata da Consultorio Familiare Centro Famiglia, Associazione Medici Cattolici, Rinnovamento dello Spirito ha ribadito, qualora ce ne fosse stato bisogno, che la vita dell’essere umano nasce nel momento in cui lo spermatozoo feconda l’ovulo. Nessun dubbio può esservi, quindi, nella valutazione scientifica dell’embrione quale soggetto e individuo, in quanto cellula dotata di definita identità a tutti gli effetti. Essa ha illustrato, inoltre, gli insuccessi, spesso insabbiati dalla comunicazione mediatica, delle pratiche della fecondazione assistita, che nella maggior parte dei casi non consente di raggiungere l’obiettivo del “child in arms?, del neonato vivo.
Numerose, infatti, sono, ancora oggi, dopo anni e anni di “far west? nel campo della fecondazione assistita, le coppie sterili che non riescono realizzare il loro sogno di procreare. Sarà perché gli sforzi della ricerca scientifica sono stati concentrati più sulla sperimentazione delle pratiche di fecondazione assistita piuttosto che sulle cause e quindi sulle terapie della sterilità della coppia? E la fecondazione eterologa è un davvero una soluzione senza rischi per la coppia? E abbiamo mai pensato quali problematiche possano scaturire, considerato che il donatore – padre solo biologico – ma in carne e ossa – può in concreto e per effetto di strani giochi del destino imbattersi inconsapevolmente in sua figlia? (in America vi sono fatti assunti a cronaca giudiziaria).
La legge non è perfetta, ad esempio non definisce la sorte dei 30.000 embrioni congelati conservati nella casa dell’embrione, provenienti dai 390 centri medici censiti, operanti in Italia. Un interrogativo tuttora aperto, sul quale sicuramente si aprirà un confronto politico.
Una corretta disamina dei diritti dell’embrione non può limitarsi all’aspetto della capacità giuridica che per il nostro codice civile si acquista al momento della nascita( art.1 c.c.). L’embrione, appena formato, ha una sua rilevanza giuridica e non solo come persona futura, titolare di aspettativa giuridica (come ad esempio nel caso di testamento in favore di un nascituro): è indubbia la sua specificità rispetto alla madre, basti considerare quanto prevede la L.194, a proposito dei diritti del concepito nelle diverse fasi della gravidanza. Il feto si sviluppa dall’embrione, il quale è titolare di autonomo diritto alla vita, alla salute.
Giuliano Amato, che non è certo un conservatore, su “Liberal? nel 1997 si esprimeva così, a proposito dell’auspicata modifica dell’art.1 del nostro Codice Civile, nel senso di attribuire capacità giuridica anche al concepito: “L’unica conclusione consentita a chi apre un dibattito sull’art. 1 è che esso, frutto di una lunghissima maturazione storica e per decenni indiscusso, dopo i tanti cambiamenti intervenuti (di civiltà, di tecnologie, di scelte nuove che si devono affrontare), si trova oggi in un contesto profondamente diverso: tanto diverso che la storia ha ormai invertito, rispetto al suo mantenimento, l’onere della prova. Non tocca più a chi vuole cambiarlo dimostrare le ragioni per cui intende cambiarlo. Tocca a chi lo vuole lasciare com’è, dimostrare le ragioni attuali per cui dovrebbe restare com’è. La discussione si apre da qui.?
A proposito del quesito referendario sul suo utilizzo per la ricerca scientifica a scopi terapeutici, è noto che l’embrione non rappresenta l’unico “materiale? a disposizione per l’estrazione delle cellule staminali; esse possono essere prelevate, oltre che da altri tessuti, anche dal sangue del cordone ombelicale, mediante la donazione, indolore e senza rischi per la puerpera. Nella nostra Regione,in data 28 febbraio 2002 è stata costituita la “Fondazione Centro Studi e Ricerche sulle cellule emopoietiche – Banca Regionale Cellule Staminali, con lo scopo di:1) promuovere e sostenere in conformità ai principi etici dei valori umani, attività di studio e ricerca nel campo delle cellule staminali; 2) favorire nelle Marche lo studio e la cura delle patologie ematologiche, immunologiche e di ogni altra patologia modificabile con l’impiego di cellule staminali.
In seno al Consiglio di Amministrazione della Fondazione, la Regione Marche ha un proprio rappresentante. Si potrebbe, quindi, dare il giusto sostegno, dal punto di vista politico – amministrativo, all’attività della Fondazione, che ha già formato il personale sanitario coinvolto (medici ostetrici e trasfusionisti, ostetriche e tecnici di laboratorio). A proposito dell’effettiva efficacia della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali per curare malattie come il Morbo di Alzheimer o il Parkinson, o la Sclerosi Multipla ed altre, anche esperti del calibro del dott.Boncinelli, notoriamente a favore del referendum, invitano alla prudenza, “non bisogna suscitare facili ed inutili speranze? ha detto. Sulle staminali infatti,”e’ stato ancora pubblicato molto poco, due o tre articoli, all’estero, negli ultimi tre anni. Dal punto di vista della ricerca pubblica, cioe’, sembra non stia succedendo nulla, mentre per le ricerche fatte dalle industrie si aspetta il momento opportuno perche’ siano coperte dal brevetto.
Penso ci sia stata una battuta d’arresto a livello mondiale, se si considera che l’Inghilterra, che ha reso legale la sperimentazione con le cellule staminali ormai dal 2001, ha dato finora solo due autorizzazioni a procedere. Si va quindi abbastanza a rilento, anche se ci sono al contempo paesi molto difficili da controllare su questo fronte, come Singapore, Corea e Cina”. Inoltre, ha osservato Boncinelli, occorre anche fare chiarezza sul tipo di ricerca alla quale si punta: “E’ molto diverso prendere cellule staminali per fare poi in laboratorio tessuti o parti di organi da trapiantare successivamente, e prendere staminali sporadiche da immettere direttamente nell’organo malato per vedere se c’e’ una ripresa. Nel primo caso e’ possibile fare previsioni, ma nel secondo si tratta un po’ di un azzardo, perche’ non ci sono ancora prove evidenti sui risultati di tali sperimentazioni” (tratto dal sito www.staminali.aduc.it).
Occorre, quindi, parlar chiaro, perché si corre il rischio, qualche volta, di fare della demagogia spicciola su temi che toccano sul vivo la sofferenza di individui e di famiglie. E’obiettivo comune alla destra e alla sinistra alleviare le sofferenze di chi sta male e favorire le scoperte scientifiche in grado di sconfiggere le malattie più gravi del nostro tempo; è necessario però impegnarsi per soluzioni che non calpestino i diritti dei più deboli in nome di un’invocata libertà di scelta dei più forti.

Sappiamo che i parlamentari cattolici, presenti nei contrapposti schieramenti, hanno espresso un pressoché concorde punto di vista sulla legge, votandola e determinandone l’approvazione, tanto che si è parlato di partito trasversale dell’embrione. Le motivazioni del voto sono nei resoconti stenografici delle sedute parlamentari, ma si fondano solo in minima parte sugli aspetti della dottrina cattolica; infatti, la L.40/2004 prevede che l’accesso alle pratiche di fecondazione assistita sia garantito anche alle coppie conviventi, che certamente la Chiesa non legittima, in quanto prive del vincolo sacramentale. Quindi è una legge che ben può essere difesa con argomenti laici, perché tutela, con pari dignità e senza consentire prevaricazioni, i diritti dei soggetti coinvolti nella pratica della fecondazione assistita: gli embrioni e la coppia.
L’approccio etico in questo caso è solo un filtro, uno strumento positivo, forse un’ulteriore garanzia dell’operare per il bene dell’uomo, che non sempre discende dall’esercizio di una libertà senza confini. Occorre avere il coraggio di difendere laicamente i valori fondamentali dell’Uomo nelle scelte politiche, senza compromessi.
La decisione del non voto, dell’astensione dalle urne in occasione del referendum, può essere la più semplice per scongiurare l’abrogazione di parti determinanti di una legge non perfetta, ma accettabile.

*Avv.Gabriella Ceneri UDC

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