SAN BENEDETTO DEL TRONTO – *Uno dei paesi più industrializzati e civili del mondo, dove la democrazia rappresenta il più grande valore della nazione non può accettare che uno strumento di grande democrazia e sovranità del popolo venga smantellato dallo svilimento istituzionale dell’istituto del Referendum Popolare.
“Il Referendum Popolare” nato dalle tavole della Costituzione Italiana come grande strumento di sovranità “eccezionale” del Popolo Italiano, da oltre 15 anni viene messo in discussione da un manipolo di pseudo-politici, senza nessun peso politico di cui, il valore elettorale è attorno al 3 per cento.
Le 500 mila firme necessarie per un Referendum popolare spesso raccolte di fronte ai bagni pubblici dei Comuni d’Italia con estrema facilità e insufficenti norme di garanzia, sono il più evidente esempio che la legge sulle modalità della raccolta delle firme deve essere rivista.
Da oltre 15 anni non si è posta ancora fine alla stagione del “referendum-farsa”. Innumerevoli sono state le consultazioni popolari in questi ultimi anni: Dal Lavoro al Referendum sulla caccia per due volte, dalla regolamentazione dell’uso dei prodotti chimici al referendum che voleva impedire ai cercatori di funghi, cacciatori, pescatori il passaggio nei terreni privati, al referendum sulle televisioni private ecc..
Milioni e milioni di euro, buttati in mare per referendum inutili, referendum dove spesso i firmatari non ne conoscono nemmeno lontanamente il significato, dove la loro firma apposta spesso è sottratta con l’inganno dell’ideologie estremistiche.
Milioni di euro saranno sperperati inutilmente nella stagione dei referendum del 2005 dove nel prossimo giugno non si raggiungerà il quorum necessario alla validità dell’ennesimo referendum stavolta “contro la vita”.
Occorre con forza e determinazione dare un segnale forte, al di sopra di ogni ideologia e schieramento politico affinché un istituto indispensabile ad una democrazia di un paese civile ritrovi il giusto valore istituzionale auspicato dai padri della Repubblica.
Un non voto come indicato dall’art. 75 della Costituzione italiana, il non voto che rifiuta il metodo dell’inganno e dello sperpero del denaro dei cittadini, il non voto che da mandato agli organi istituzionali di fare leggi e sopratutto di applicarle e farle applicare, il non voto è il segnale più forte affinché l’Istituto del referendum venga riportato entro un quadro istituzionale reale»

*Marco Lorenzetti
Assessore Attività Produttive
San Benedetto del Tronto

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