Quando hai cominciato a giocare?
Ad 8 anni ho cominciato ad allenarmi con il Cerro Porteño, una formazione di Asuncion, una delle più prestigiose del Paraguay. Ho svolto con questa squadra tutta la trafila delle giovanili, fino ad esordire nella Serie A paraguaiana nel 1999, sempre nel ruolo di attaccante.
Qual è il tuo più bel ricordo legato al periodo delle squadre giovanili del Cerro?
Sono contento di esser cresciuto assieme a tanti altri ragazzi che ancora adesso sono miei amici. Alcuni hanno continuato a giocare, altri no, ma ad ogni modo con molti di loro sono in contatto ancora oggi.
C’è qualcuno dei tuoi compagni che è venuto a giocare in Europa?
C’è Guzman, che adesso gioca nel Crotone. Lui non giocava nel Cerro Porteño ma con un’altra squadra: l’ho incontrato spesso come avversario a partire dall’età di 12 anni, e poi è stato mio compagno nelle varie nazionali giovanili del Paraguay. Ci sentiamo spesso.
Del tuo periodo paraguayano c’è qualche allenatore che hai il piacere di ricordare?
Cristobal Malconado pe rme è stato molto importante: mi ha fatto giocare la nazionale Under17 e Under20 durante i campionati sudamericani.
Dal Paraguay all’Italia, dal Cerro Porteño all’Udinese. Come è avvenuto questo passaggio?
Alcuni osservatori dell’Udinese mi hanno visto giocare al mondiale Under17 in Nuova Zelanda, e hanno mostrato interesse verso di me. Ancora adesso il mio cartellino è del 50% dell’Udinese, credo che il restante 50% sia del Foggia in prestito alla Samb, con la Samb che ha però il diritto di riscatto.
Come giudichi i tre anni passati in Friuli?
L’Udinese è una delle società più forti d’Italia e mi sono stati vicini anche nei momenti per me difficili. Ho esordito con l’Udinese in Coppa Italia e in alcune partite dell’Intertoto. In Serie A non sono riuscito a giocare perché mi sono dovuto accontentare della panchina in alcune occasioni, come Udinese-Milan e Parma-Udinese.
Hai accennato a momenti difficili ad Udine. Ce ne puoi parlare?
Ad Udine, quando arrivai, c’era De Canio in panchina, nel 2000-01. Mi trovavo a mio agio, ma poi, a causa dello ‘scandalo passaporti’, dovetti tornare in Paraguay, visto che non avevo più il permesso di restare in Italia. Sono rimasto sei mesi in Paraguay, senza poter giocare. L’Udinese mi è stata comunque sempre vicina: nel 2001-02 ho potuto giocare nel Cerro Porteño il finale di campionato, dove realizzai 7 presenze segnando un gol.
Quando sei tornato in Italia?
Nel novembre 2002-03. La squadra era già assortita e non avendo spazi a fine campionato sono andato al Foggia.
L’esperienza foggiana per te si divide in due momenti distinti. Lo scorso anno con Marino e questa stagione con Giannini.
L’anno scorso per me è stato un anno positivo: ho segnato 10 gol, 6 nel girone di andata e 4 nel ritorno, con una doppietta contro il Paternò. Quest’anno non sono riuscito a ripetermi, ma non accuso nessuno se non me stesso: per me Giannini è una bravissima persona e, se non sono riuscito a dare quello che potevo, è perché, probabilmente, non mi sono applicato a dovere nell’eseguire quello che mi si chiedeva. Sono giovane e può servirmi per esperienza. Preferisco poi non parlare del perché, a Foggia, non tutto è andato per il verso giusto.
Foggia e San Benedetto sono due piazze calorose. Che ricordi hai della tifoseria foggiana?
Molto belli, perché mi hanno accolto bene l’anno scorso e anche in questo campionato mi hanno sempre sostenuto e voluto bene, anche se io non ho reso il massimo.
Perché sei venuto a San Benedetto?
Negli ultimi minuti del calciomercato mi hanno proposto questa possibilità ed io ho accettato. C’erano varie possibilità per me, ma ho scelto la Samb perché conosco la squadra, so che la società è seria e perché so della passionalità dei tifosi rossoblù. Sono stato qui due volte in due anni e ho ammirato uno stadio bello e una tifoseria all’altezza.
Sei arrivato in un momento di mini-contestazione…
A Foggia mi sono abituato a queste cose, che accadono nelle piazze calde, specie del Sud, ma San Benedetto non ha nulla da invidiare a quelle piazze!
Mi puoi parlare della tua famiglia?
Ho una sorella maggiore che si chiama Rocìo, un fratello minore di nome Ever. Mia madre si chiama Nidia e mio padre Ruben. In questo momento mia madre è qui a San Benedetto assieme alla mia fidanzata, Liliana. Sto aspettando che Liliana finisca l’università in Paraguay, poi vogliamo sposarci qui in Italia.
Cosa ti manca del Paraguay?
Anche se l’Italia è molto accogliente, nel cuore resta sempre il proprio paese, con i familiari, gli amici, il cibo, i paesaggi…
La fede cattolica per te è importante?
In Sudamerica si ha generalmente più fede che in Italia. Per me Gesù Cristo viene prima di ogni cosa, sia esso il calcio o la famiglia.
Cosa ti aspetti dall’esperienza sambenenedettese?
Voglio riprendere fiducia in me stesso, mettendomi a disposizione con umiltà e sacrificio. Inoltre…mi piace passeggiare sul lungomare, io che non sono abituato alle città di mare!

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