SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Giovanissimo, maturo, rilassato e schivo. Queste ci sono parse le caratteristiche principali di Michele Canini, nato a Brescia meno di venti anni fa, per l’esattezza il 5 giugno 1985, sotto il segno dei Gemelli. Forse proprio questo segno, giudicato da sempre ambivalente, può aiutare a capire la trasformazione di Canini da timido ragazzo di fronte a taccuini, microfoni e telecamere, a mastino difensivo nel prato di gioco. Si tratta di un giovane al quale, se la fortuna non volterà le spalle, sicuramente si apriranno le serie di categoria superiore. Assieme a Zanetti, infatti, rappresenta una delle coppie difensive centrali migliori della categoria, e sicuramente Canini è il miglior difensore centrale della C1/b, almeno in riferimento alla sua età.
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Quando hai cominciato a giocare al calcio?
Ero un bambino di sei anni, e la squadra si chiamava Padernese: è una società della Franciacorta, una zona del bresciano.
Quando è avvenuto il tuo passaggio all’Atalanta?
Appena un anno dopo. Sono rimasto a Bergamo per dodici anni.
Ti sei trasferito a Bergamo?
No, tutto era organizzato dal settore giovanile dell’Atalanta, dove ci passavano a prendere a casa.
Hai sempre giocato come difensore centrale?
Sì, anche se ricordo che quando ho cominciato a giocare nella Padernese venivo impiegato come centrocampista. Ma ero talmente piccolo!
Quali sono state le tue maggiori soddisfazioni con l’Atalanta?
Nel 2000-01 abbiamo vinto un titolo Campionato Nazionale Allievi e una Coppa Italia Primavera.
Dodici anni di Atalanta non sono pochi. Cosa ti ha insegnato questa esperienza?
Mi ha aiutato moltissimo a crescere soprattutto dal punto di vista umano e caratteriale. Puntano molto sulla serietà dei ragazzi, anche più delle capacità tecniche.
C’è qualche persona che ricordi con particolare affetto del periodo atalantino?
Si tratta di due allenatori. Il maestro Bonifacio, che noi abbiamo sempre chiamato con l’appellativo di “maestro?, che è il talent-scout dell’Atalanta. Fu lui a scegliermi alla Padernese e a portarmi a Bergamo. Un’altra persona per me importante è stato mister Alessio Pala, che ho avuto per due anni a Bergamo e che mi ha condotto alla vittoria del campionato Allievi.
Sport e scuola, solita questione per ragazzi e loro genitori. Cosa puoi dirci della tua esperienza personale?
Lo scorso anno mi sono diplomato in Ragioneria. Fino a due anni fa per me non è stato difficile coniugare studio e calcio, ma nelle ultime due stagioni, da quando sono approdato alla Primavera, gli impegni sportivi erano in pratica giornalieri e ho avuto qualche difficoltà. Però, alla fine, ce l’ho fatta…
Quali sono i giocatori attualmente in forza in squadre professionistiche, con i quali hai giocato a Bergamo?
Posso fare due nomi, quello di Montolivo e quello di Lazzari, attaccante dell’Atalanta che è diventato famoso per aver segnato cinque gol alla Juventus nelle due partite di Coppa Italia. L’ho sentito dopo la tripletta che ha realizzato al Delle Alpi di Torino, era tranquillo, per nulla esaltato.
Qual è stato, per te, l’incontro più emozionante fino ad ora disputato?
Sicuramente l’esordio tra i professionisti in Samb-Giulianova. Era la prima volta che giocavo di fronte ad un pubblico così numeroso.
Quando hai saputo del tuo passaggio a San Benedetto?
L’ultimo giorno di mercato, il 31 di agosto. È avvenuto tutto di fretta, ma quando me l’hanno proposto ho accettato subito, forte dei consigli del mio procuratore e di un mio amico della Provincia di Ancona. Mi sono comunque sentito a mio agio immediatamente, grazie anche al fatto che ho dei compagni di squadra molto bravi. Favaro, tra gli altri, è quello con cui vivo a San Benedetto. Non ho avuto, comunque, alcuna difficoltà nell’andare a vivere da solo.
Conoscevi San Benedetto e la Samb?
No, ma proprio negli ultimi giorni di agosto mi avevano anticipato che si trattava di una grande piazza, calda e passionale. E tanto si è rivelato lo stupendo pubblico rossoblù.
Sei anche nel giro delle Nazionali Giovanili. Ce ne puoi parlare?
Ho cominciato giocando nell’under 16 allenata da Antonio Rocca. Sono passato quindi nell’Under 19, dove come tecnici ho avuto Mimmo Caso e Paolo Berrettini, e infine adesso gioco nell’Under 20. Tra i miei compagni, oltre ad Alberti che è appena arrivato anche a San Benedetto, ci sono Montolivo, Nocerino, Coda.
La tua famiglia ti segue nella tua esperienza sambenedettese?
Mio padre Angelo e mia madre Claudia, quando possono, mi vengono a vedere, soprattutto nelle trasferte che facciamo al Nord. Ho anche un fratello, Mirco di 25 anni, che naturalmente è un mio tifoso.
Sei di Brescia, vanti dodici anni di militanza atalantina: per chi tifi?
Per nessuna delle due squadre. Sono da sempre un milanista doc, e Paolo Maldini è il giocatore al quale mi sono sempre ispirato. Un vero esempio di classe, in campo e fuori.
Michele Canini è già dolcemente accompagnato o c’è qualche speranza per le ragazze rossoblù?
Sono single…
Qual è il tuo sogno?
Come tutti, esordire in Serie A. Ma oggettivamente non ci penso. Il mio interesse è di fare il meglio possibile qui a San Benedetto, domenica dopo domenica.

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