SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un’opera lunga decenni che non ha soddisfatto nessuno: dai progettisti che hanno visto snaturato e incompiuto il loro progetto, all’Amministrazione Comunale, che non ha alcuna possibilità di gestire il Palazzo dei Congressi e della Cultura in maniera remunerativa. Ultimi ma non per importanza i sambenedettesi, che non hanno mai visto di buon occhio quel grande gigante di cemento. Cominciamo questa settimana un’inchiesta sul Palacongressi che verrà approfondita nei prossimi numeri.
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Vent’anni di progetti, richieste di finanziamenti, lavori e aggiustamenti. Anni che dovevano servire a rendere il Palacongressi un centro congressuale che avrebbe dovuto stupire chiunque vi fosse entrato. Dei turisti congressuali, veri destinatari del Palacongressi, potenziali artefici della ‘destagionalizzazione’ turistica di S. Benedetto e del reimpiego delle strutture recettive d’inverno, neanche l’ombra. A farla da padrone sono rimasti i sambenedettesi, dominatori di un edificio che non hanno mai desiderato e che non hanno mai considerato figlio della propria terra.
Sono molte le questioni irrisolte che hanno interessato l’iter progettuale del Palazzo dei Congressi e della Cultura, edificio costato finora circa 15 miliardi di vecchie lire e che avrebbe bisogno di almeno altri 12 milioni di euro per il suo completamento: sarebbe di primaria importanza reperire altri fondi per finire le sale, il condizionamento acustico, per terminare i lavori nei locali secondari, nonché le apparecchiature sceniche, lo spazio per l’orchestra, le cabine regia – previste nella sala grande e mai realizzate – ed i palchi che avrebbero aumentato di 150 posti la capienza della sala.
I finanziamenti servirebbero per poter usufruire del Palacongressi secondo le prescrizioni di progetto: una struttura che avrebbe potuto ospitare oltre a congressi e convegni, esposizioni, mostre, sfilate di moda, ricevimenti, spettacoli d’arte, prosa e teatro, ma anche balletti e opere sinfoniche, e di contro usato solo per piccole conferenze e meeting.
I finanziamenti non ci sono, e la capacità della struttura di ospitare grandi eventi viene notevolmente ridotta. Tutte le mostre che si sono susseguite si sono svolte in condizione di agibilità precaria, con molte zone dell’edificio chiuse al pubblico e lasciate grezze, senza intonaco e con gli apparati murari mai finiti.
Un edificio a metà, che rappresenta un aggravio economico per i bilanci comunali, a causa dell’impossibilità di una corretta gestione e del carico economico dovuto alle spese di manutenzione. Nelle condizioni attuali infatti sfuma la possibilità di dare la struttura in mano a privati, considerando inoltre quanto ancora resta da fare per renderla competitiva.
L’edificio, che vuole essere un omaggio al “Palazzo dei Congressi” di Roma, un edificio ‘storico’ del razionalismo italiano progettato da Adalberto Libera nel 1937, non gode di molta popolarità né tra i sambenedettesi né tra i turisti. Attualmente i progetti dell’Amministrazione Comunale prevedono di trasformare il Palacongressi in un grande cinema multisala (domani verranno aperte le buste dei progetti), attività che oltre a snaturare la vera funzione dell’edificio, non permetterebbe certo il reperimento dei fondi destinati al suo completamento.
Sembra che solo le prefinali di Miss Italia riescano a trovare la collocazione ideale in un edificio nato per molteplici scopi e non adatto a nessuno di quelli per cui era stato progettato. Soltanto una procedura d’urgenza per terminare i lavori ha permesso lo svolgimento del concorso di bellezza. Un trucco che sarebbe dovuto stare in piedi per poche settimane e che invece dura da otto anni.

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