SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il malumore della tifoseria per l’ultima giornata di calciomercato deriva probabilmente più dal solo punto conquistato nelle ultime quattro partite che dai reali movimenti di mercato.
La cessione (in prestito) di Gutierrez al Grosseto è un’operazione opportuna, considerato il momento negativo dell’attaccante e l’eccesso di seconde punte e trequartisti in forza alla Samb. La cessione di Vidallè all’Acireale (anche lui in prestito), faceva presagire l’arrivo di un’altra prima punta di rilievo.
Invece è stato ingaggiato Alejandro Da Silva, giovane promessa paraguayana, classe 1982, seconda punta che, a detta dell’avvocato D’Ippolito, può giocare anche come centravanti.
Un giovane che lo scorso anno, a Foggia, aveva stupito, specie nel girone di andata, e che a fine campionato ha realizzato dieci gol. Male invece il suo andamento con Giannini in panchina: diciotto presenze e una sola rete.
Con il suo acquisto saranno in sei a giocarsi gli eventuali due posti di attaccante: Alberti e De Lucia come bomber di peso (la Samb ne ha bisogno, almeno in casa, altrimenti si rischia di subire lo strapotere fisico degli avversari, vedi Fermana), Da Silva, Favaro, Martini e Pompei (questi ultimi due alle prese con degli infortuni), come seconda punta, rifinitori o attaccanti esterni.
Qualcuno, dicevamo, è deluso dal mancato arrivo di un attaccante di richiamo come Tino Borneo. Il ritorno dell’ex rossoblù avrebbe aperto ulteriori elemento di riflessione, che riassiumiamo nei seguenti punti:
a) l’obiettivo della Samb è la salvezza e la programmazione del prossimo campionato? In questo caso la società ha fatto bene a non svenarsi per un attaccante che va verso i trentatrè anni e che sarebbe stato visto dai tifosi come un estremo tentativo di riagguantare la zona play-off.
b) L’obiettivo della Samb, è, invece, puntare ad un campionato ambizioso? In questo caso Borneo era utile, anche se al momento i punti da recuperare sono cinque (sei se il Teramo dovesse sconfiggere il Rimini nel recupero) e investimenti eccessivi rischiano di essere controproducenti. Si sa che, economicamente, la Serie C1 è il campionato più difficile, specie per quelle piazze che ambiscono a salire di categoria, perché gli investimenti sono mediamente alti e, se la società non naviga nell’oro, il passo più lungo delle proprie possibilità rischia di mandare in crisi i bilanci. Non conosciamo le reali possibilità della nuova società: i conti devono saperli fare, al meglio, i diretti gestori del club. Alla società va comunque il plauso per non aver ceduto nessuno dei richiestissimi gioielli e per aver puntellato difesa e centrocampo con Alfredo Femiano, Francesco Mancini e Julio Cesar Leon.
c) Detto questo, perché, dunque, è arrivato Leon? Un giocatore a nostro avviso stratosferico per la C1, che da solo è valso il prezzo del biglietto nelle partite contro Foggia e Rimini. Nelle intenzioni di D’Ippolito, probabilmente, l’honduregno sarebbe stato l’uomo in più, in grado di garantire alla Samb quel salto di qualità tale da farla entrare stabilmente in zona play-off. Così non è stato (attenzione: non per colpa di Leon!) e dunque ecco di nuovo ripiegare sulla linea “giovane? di inizio stagione.
d) Una linea che nessuno criminalizza: ma la partenza di Vidallè in un momento topico della stagione, con la soglia dei play-out che oscilla a 4/5 punti e con la Samb in caduta libera, fa venire qualche apprensione (Umberto Mastellarini, tuttavia, ha dichiarato che Vidallè avrà problemi fisici ancora a lungo e non potrà essere impiegato con frequenza).
e) De Rosa. Tutt’altro discorso per il centrocampista Antonio De Rosa. La Samb ha provato a cederlo e ieri c’era un accordo con la Fermana: De Rosa ha rifiutato. Si ipotizzano anche delle sanzioni contro il giocatore ma a questo punto, visto che è stipendiato dalla Samb, non sarebbe il caso di ricucire i dissidi e reintegrarlo stabilmente nell’organico?

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