GROTTAMMARE – Le recenti prese di posizioni dell’assessore Augusto Evangelisti del Comune di S.Benedetto hanno riportato in luce la vicenda dell’Opera Pia Costante Maria e il suo capitale (in euro e in ricordi). Lo statuto ha subito due tentativi di modifica: nel 1993 e nel 1998.
1993.
Tra il 3 settembre 1994 e l’8 ottobre 1994 questa redazione si interessò in sei puntate sulla “frettolosa votazione del 10 novembre 1993? relativa al cambio di statuto proposto il 17-09-93 da Suor Isabel Fernandez (Ordine delle Oblate) e approvato senza batter ciglio dagli amministratori locali (giunta Lauri).
A quella data (3 settembre 1994) del reportage si evidenziavano “molti punti da porre all’attenzione di una indagine della magistratura?.
La nostra indagine (Associazione dei Grottammaresi) sul presunto illegale cambio di statuto proposto dal Presidente dell’Ente e avallato dal sindaco, parroco e maggior possidente dell’epoca (pro tempore) aveva preso spunto dal fatto che la casa madre “del castello? era stata data in uso ad una comunità di recupero di tossicodipendenti mentre le suore oblate gestivano contemporaneamente il recupero di ragazze dedite alla prostituzione e (pare) anche all’alcolismo e comunque trattavasi di persone non appartenenti alle famiglie povere di Grottammare.
Ci chiedevamo: ?Se il punto 2 del testamento Ottaviani pretende che le fanciulle ammesse a fruire di questa Istituzione – dovranno avere l’età di sei anni, e non maggiore di anni quattordici – come è possibile ammettere a questa età il disagio della droga, della prostituzione e dell’alcolismo, soprattutto in considerazione delle volontà testamentarie e dello statuto annesso??
Terminavamo questa puntata con una serie di domande che a tutt’oggi rimangono senza risposta: preghiamo gli attuali responsabili amministrativi dell’Ente e i politici di dare risposte (con documentazione) ad una serie di domande:
1. Perché la magistratura non fu invitata ad indagare su chi aveva suggerito questo cambio di destinazione?
2. Chi ha concesso il comodato gratuito di capitale e strutture che non avevano questo fine?
3. Perché nessuno (dei controllori dell’Ente) si è accorto del cambio illegittimo di destinazione testamentaria?
4. Chi ha controllato e avallato i bilanci di quegli anni?
5. Che fine hanno fatto i soldi dell’esproprio (si parlava di centinaia di milioni delle vecchie lire)?
6. Sono stati riscossi? In quale data?
7. Sono stati reinvestiti?
La presa decisa dell’associazione dei Grottammaresi (1993/94) su questo tentativo di cambiare lo statuto andò a buon fine, nel senso che lo statuto non ebbe l’avallo della Regione.
1998.
Negli anni successivi al 1994 il nuovo sindaco, unitamente agli altri controllori (chiediamo pubblicamente gli atti), sostituisce con correttezza le oblate con tre “donne pie? secondo lo statuto e le volontà testamentarie.
Veniamo al secondo presunto tentativo (1998) di cambiare lo statuto dell’Ente.
Il 13 ottobre del 1998 la presidente dr.ssa Palma presenta al comune, per l’approvazione, il cambio di statuto presentando su un foglio a sinistra lo statuto vigente ed a destra la proposta del nuovo statuto (è identico a quello del 1993, differisce solo per un particolare determinante: quello della data). (vedi fotogallery)
Nelle foto è evidente “l’errore? di data sullo statuto vigente: 3 agosto 1892 invece del 3 agosto 1862 (questo particolare è oggetto oggi di indagine da parte della magistratura).
Con una velocità sorprendente quanto sospetta (a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca), il Consiglio comunale di Grottammare approva il 16 ottobre 1998 (appena 6 giorni dalla nota della Palma!) la nuova bozza dello statuto (vedi fotogallery).
Assisteva il consiglio comunale il segretario Giovanni Tosti e non la Iannoni (come ha dichiarato l’altro giorno l’ex sindaco Rossi).
Il 17 maggio 1999 la Giunta D’Ambrosio con decreto n°63 approvava il nuovo statuto (in barba alle volontà testamentarie e all’errore determinante: 1892 invece del reale 1862). Noi grottammaresi, nonostante questo presumibile abuso da potere dominante abbiamo fiducia nella magistratura.
Ritorniamo alla richiesta del sambenedettese Augusto Evangelisti.
Con l’approvazione del nuovo statuto da parte di un ente governativo entra (a nostro avviso) la condizione n°1 di scioglimento dell’Ente, cioè:
1° – Non fosse ammessa dal Governo, e dalle leggi vigenti all’epoca in cui il presente testamento avrà vigore per l’attuazione della medesima e ammessa, già non più potesse continuare in qualunque siasi futuro tempo, e cessasse per Patto pure del Governo e per effetto delle sopravvenute legislative disposizioni…?.
I beneficiari secondo il testamento dell’Ottaviani sono (in ordine di privilegio):
1. Nicola Marchese Morici di Fermo
2. Cav. Raffaele Conte Vinci di Fermo
3. L’ospedale di S. Benedetto del Tronto.
A questa data i primi due sono privi di discendenza. L’Ente ospedale di S.Benedetto è stato assorbito dalle USL; quest’ultima, se il nuovo statuto è legittimo e se non verrà reintegrato il vecchio, è la fortunata beneficiaria dei capitali dell’Opera Pia Costante Maria.
Si può rimediare. Se gli amministratori di Grottammare e coloro che dovevano vegliare sulle norme statutarie e testamentarie (vecchi e nuovi) ammetterano l’abbaglio e si uniranno alla richiesta dell’Associazione dei Grottammaresi di annullare il nuovo statuto dell’Opera pia per vizio di forma e di sostanza allora ritornerà in vigore il vecchio statuto del 1882 che è stato in vigore (cioè valido per legge) fino al 17 maggio 1999 in barba a tutte le leggi IPAB e sue successive modificazioni!
La vicenda potrà essere seguita anche sul sito in costruzione:
www.olivierilillo.it/operapia.htm
N.B. : Una curiosità: l’art.10 della legge 8 novembre 2000 n°328 imponeva alle regioni di legiferare, entro pochi mesi, in merito al riordino del sistema delle IPAB (dice infatti l’art.“…Le regioni adeguano la propria disciplina ai principi del decreto legislativo di cui al comma 1 entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo…).
Ebbene la Regione Marche potrebbe essere inadempiente e quindi il nuovo statuto dell’opera pia non sarebbe più conforme alla legge Crispi e successive modifiche!

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