SAN BENEDETTO DEL TRONTO – S. Benedetto non ricorderà di certo “Ardente pazienza, ovvero ‘Il postino’ di Neruda” come uno dei migliori spettacoli della stagione 2004/2005, come gli applausi poco convinti degli spettatori hanno dimostrato. La storia narra della vita di Mario Jimenez dal 1969 al 1973, anni duranti i quali mentre il ragazzo era diventato il postino di Pablo Neruda, il Cile viveva momenti di cambiamento: la candidatura del poeta cileno alla presidenza, l’elezione di Allende ed il colpo di stato che uccise il neo eletto.
Uno spettacolo che ha convinto poco, in cui neanche questi eventi drammatici hanno coinvolto gli spettatori, che rimanevano imprigionati nelle frasi contratte e poco partecipate degli attori. Gli eventi della narrazione scorrevano via in maniera fredda e distaccata, con un’emotività appena accennata e neanche tanto convinta da parte dei protagonisti.
Anche il teatro quasi pieno ha riservato un’accoglienza poco calorosa ai quattro attori principali, che non sono riusciti a coinvolgere il pubblico e a farlo entrare all’interno della storia, come ci dice Lorena: “Lo spettacolo non è stato brutto, ma mancava di spessore. Gli attori secondo me volevano confezionare al pubblico un ‘prodotto’ più impegnato ma non sono riusciti a renderlo bene, perché non si sono calati nella parte”.
Antonio Casagrande, né Cloris Brosca, sono riusciti infatti ad essere credibili nei loro ruoli. Senza dimenticare che l’acustica non ha giovato alla recitazione, così come ci ha detto Benedetta: “Da dove ero io si sentiva ben poco, e mi è sembrato che gli attori non fossero granchè conviti nei panni dei rispettivi personaggi”.
Il proliferare di spettacoli teatrali penalizza sicuramente la qualità e il seguito del pubblico, spiazzato dalle diverse proposte. Anche il ricco cartellone ascolano, che propone nomi e spettacoli di grande richiamo, ha portato via alla stagione sambenedettese molti affezionati che preferiscono rappresentazioni di più ampio respiro; basti pensare al grande successo de “L’avaro” di Molierè, spettacolo inaugurale della stagione al Teatro Ventidio Basso.
Se è pur vero che ad Ascoli gli spettacoli sono più suggestivi perché ambientati in uno splendido teatro sorge spontanea una domanda: perché il Palacongressi, luogo deputato alle manifestazioni teatrali, rimane vuoto e inutilizzato?
E’ pur vero che il Palazzo dei Congressi non è nato per essere un teatro – e per chissà cos’altro? – e l’adeguamento delle strutture costa molto. Ma se l’Amministrazione Comunale continuerà a pagare l’affitto del Calabresi, ed il Palacongressi resterà finito a metà, di certo non si potrà andare incontro ad un cambiamento.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 896 volte, 1 oggi)