SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Da tempo la minoranza chiede al progettista del nuovo piano regolatore come reperire gli standard minimi per la città e l’amministrazione vuole trasformare la variante di destinazione di cinque scuole? La proposta, che mercoledì 19 gennaio andrà in consiglio comunale, consiste nel far diventare residenziale cinque immobili destinati a servizi per la comunità. Il voto a favore non appare scontato, soprattutto alla luce delle perplessità sollevate dall’UDC e da Alleanza nazionale. Un altro motivo, non marginale, per non portare a termine la variante di destinazione, consiste nell’interessamento dell’Autorità di vigilanza dei lavori pubblici e della Procura della Repubblica sulla questione della vendita delle scuole, nonché la recente sentenza del TAR favorevole alla Li.Ta. costruzioni, che una volta esclusa dal bando era ricorsa al tribunale.
Tra cinque giorni, il termine ultimo concesso dall’amministrazione provinciale è in scadenza. In data 22 settembre 2004, la provincia aveva concesso il proprio parere favorevole sulla questione solo se fossero state seguite alcune indicazioni, con una proroga di 120 giorni. La scadenza di questo termine farebbe decadere il bando, fornendo, secondo la minoranza, un’ancora di salvezza all’amministrazione comunale, certamente in difficoltà.
Una prima nota, precedente alla lettera della provincia, proveniente dall’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, era giunta in comune e richiamava all’attenzione, affermando che il bando di gara, previsto per la costruzione della nuova scuola Curzi, non fosse conforme alla legge. Nodo della questione, il fatto che non sia possibile limitare le proposte soltanto ad offerte congiunte. In seguito, il 30 settembre 2004, una determina comunale escludeva dal bando la Li.Ta. costruzioni di Fano, unica aziende propostasi, per cui vincitrice. Una forma d’autotutela in quanto la Li.Ta., secondo il comune di San Benedetto del Tronto, non rispettava l’art. 75 dell’ex legge 554/99, oggi sostituito dall’art. 2 dpr 412/00. In seguito al ricorso al TAR, la Li.Ta. ha visto riconosciute le sue ragioni e la sentenza riporta in corsa la ditta appaltatrice. Nel frattempo sembra che la Procura della Repubblica stia indagando.
Le strade da percorrere dall’amministrazione, secondo Gaspari, sarebbero tre: appellarsi al Consiglio di Stato, ma sembra difficile che l’organo, in questa situazione, possa dare ragione al nostro comune; produrre un nuovo atto di revoca per la Li.Ta., poiché sembra che il TAR abbia contestato la forma con la quale sia stata esclusa dal bando quest’azienda; oppure, concedere i lavori alla ditta vincitrice. Di fronte a ciò L’Ulivo e Rifondazione comunista consigliano la non approvazione della variante, facendo decadere il bando di gara. Possibilità eseguibile mandando deserto il consiglio, votando contro o ritirando il punto all’ordine del giorno.
“Gli uffici non hanno fatto bene il loro mestiere – dichiara Gaspari – assecondando quanto ordinato dai politici, che, allo stesso modo, non sono stati capaci di fare il loro, mandando i consiglieri a votare su una questione senza averne adeguatamente discussoâ€?.

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