TARANTO – Tanto tuonò che alla fine piovve. La miccia della “bomba? preparata dal neo presidente del Taranto Calcio Gigi Blasi è esplosa nelle mani del presidente di Lega di serie C Mario Macalli: il numero uno del sodalizio jonico aveva rilasciato alla carta stampata dichiarazioni al veleno che non hanno tardato a causare i primi effetti, nella fattispecie l’apertura di un’inchiesta per mano della Procura Federale e dell’Ufficio Indagini.
Blasi avrebbe detto, senza mezze misure, che in serie C i calciatori chiedono parte dello stipendio in nero, che i procuratori non fanno ricevute e che le società fanno doping amministrativo accumulando debiti e distribuendo assegni, scoperti, per provare a vincere. L’input gli sarebbe stato dato dal contatto con due giocatori ed un procuratore che gli avrebbero chiesto il nero.
Subito c’è stata la replica, inviperita, del presidente Macalli, il quale si è detto piuttosto incerto in merito al nero cui fa riferimento Blasi: “Per quanto mi riguarda sono all’ oscuro su tutto quanto riferito dal presidente del Taranto. Io posso dire che quell’articolo di giornale va all’Ufficio indagini perché faccia chiarezza e Blasi dovrà dimostrare quanto detto?.
Poi ha aggiunto: “Dice di aver contattato due giocatori e un procuratore che gli hanno chiesto il nero? Li denunci, faccia nomi e cognomi agli organi competenti. Sbaglia a criminalizzare un’intera categoria. Se un presidente si trova davanti a certe situazioni fa bene a parlarne, ma nelle sedi giuste, dovrebbe denunciare gli episodi, ma non generalizzare?.
Dal canto suo il patron tarantino si è detto ben contento dell’apertura dell’inchiesta da parte della Federazione e pronto a collaborare per rendere più “pulito? il mondo del calcio – nei prossimi giorni il capo dell’Ufficio Indagini Italo Pappa lo ascolterà; la stessa Federazione comunque, è bene precisarlo, stava lavorando sul medesimo caso già da alcune settimane su segnalazione della Lega di serie C.
Torna ad aleggiare sul calcio italiano lo spettro del doping amministrativo.

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