Come è nata l’idea di dar vita ad un presepe vivente nel vecchio incasato di Grottammare?
Fabrizio Rosati: Sono sempre stato appassionato di presepi fin da bambino, e negli ultimi anni vedendo i presepi organizzati nelle diverse cittadine mi rammaricavo che il paese alto, luogo perfetto per questo tipo di rappresentazione, rimanesse inutilizzato. Lo scorso Natale, uscendo da Villa Azzolino, ho incontrato Ugo Lisciani, attuale assessore al commercio, a cui ho proposto di organizzare qualcosa che desse nuova vita all’intero paese.
Come si è riusciti ad avere la disponibilità dei residenti (che hanno messo a disposizione le grotte) per poter organizzare tutto nel migliore dei modi?
Susanna Faviani: La collaborazione con il Comune ha permesso che i proprietari concedessero grotte e cantine in comodato d’uso gratuito. È stato comunque un lavoro faticoso e duro sgombrare e riordinare gli ambienti.
Come sono i rapporti con l’amministrazione comunale?
S.F.I rapporti sono molto buoni. Se pur non c’è stato appoggio di natura economica da parte del Comune non è mancata piena disponibilità per quanto riguarda il supporto logistico, la pulizia, il montaggio delle luci. Hanno collaborato tutti, dall’assessore Enrico Piergallini a Marcello Capriotti, a Ugo Lisciani senza dimenticare il Sindaco Merli. E’ stato fondamentale inoltre il supporto spirituale di padre Aldo Alberoni.
F.R. Dobbiamo ringraziare tutta l’amministrazione, perché senza di loro non saremmo stati in grado di muoverci. Sono stati a nostra completa disposizione, dai vigili urbani agli impiegati comunali.
Come è organizzato il presepe vivente?
F.R. L’ingresso è gratuito, chi vuole può però donare un’offerta. All’entrata viene dato un libretto, curato da Susanna Faviani e Carlo Gentili, insieme ad una moneta di rame, disegnata dalla signora Faviani e realizzata da Paolo Rosati presso l’officina di alta precisione TMA2. L’aiuto finanziario degli sponsor ha reso possibile la realizzazione del presepe e la copertura delle spese. Tutti lavorano gratuitamente, e i figuranti devono essere molto motivati, considerando che acquistano di tasca propria il costume (dai 30 ai 90 euro). Devo inoltre ringraziare tutti i partecipanti, perché si sono dimostrati molto professionali. La soddisfazione maggiore viene da loro, che curano gli spazi del presepe come fossero i propri: solo alcuni giorni fa il funaio stava adornando con delle piante il muraglione perché pensava fosse troppo vuoto.
S.F. I gruppi di spettatori composti da circa cinquanta persone entrano ogni 5 minuti da Villa Azzolino, poi il percorso è abbastanza libero. Oltre alle botteghe ‘locali’ ci sono anche punti di ristoro. Vengono offerti gratuitamente vin brulè, bruschette e frittelle; il fornaio offre la cacciannanze mentre il cantiniere il vino.
Quanti sono i figuranti, e da dove vengono?
S.F. I figuranti sono all’incirca 220, e solo dieci non sono di Grottammare. Il loro è un compito difficile, perché devono rimanere per tutto il tempo senza interagire con il pubblico, e in questo sono stati efficienti.
F.R. Da quando abbiamo iniziato abbiamo ricevuto almeno altre 30 proposte di partecipazione, ma salvo sostituzioni non possiamo far intervenire altri ‘attori’. Per il prossimo anno ci attrezzeremo, perché occorrerebbero almeno 350 persone per ottenere un presepe davvero ricco.
Quando avete iniziato a lavorare per quest’edizione?
F.R. All’inizio dell’anno abbiamo cominciato a ripulire i locali, disegnare il percorso, decidere gli spazi da utilizzare. Poi verso la fine di settembre abbiamo iniziato a fare le riunioni per organizzare il presepe vero e proprio.
Quali sono i progetti per il futuro?
F.R. Per il prossimo anno vogliamo arricchire gli spazi lasciati vuoti, come Via Sotto le Mura. Acquisiremo più grotte e cantine, perché sono sicuro che i proprietari che quest’anno si sono mostrati reticenti il prossimo anno non avranno problemi a lasciarci usare i propri spazi.
E poi l’obbiettivo più ambizioso è quello di far tornare a vivere il paese alto, perché prima che nascesse la parte sotto le mura la vita di Grottammare si sviluppava solo dentro il vecchio incasato. Forse l’errore più grave che si può compiere è quello di cercare di rendere moderni degli spazi antichi snaturando così il vero spirito di quei luoghi.

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