Maremoto. Dopo la mia personale pausa natalizia, dopo un DisAppunto nel quale invocavo un uomo nuovo, torno con quel groppo alla gola che, in questi giorni, hanno tutti gli esseri umani. Le immagini del maremoto asiatico sono incredibilmente crude quanto spettacolari. Sono vere e si confondono, involontariamente, con scene di film già visti. Il dolore è quasi inavvertibile come in tanti altri fatti che non ti riguardano personalmente. Quel dolore che, invece, sta dilaniando le famiglie degli scomparsi e dei circa 700 italiani dispersi. Per tutti gli altri grande sconforto e rabbia per un preavviso che, stavolta, forse era possibile.
Perché? Come avrete ascoltato nelle tante trasmissioni televisive, questa tragedia epocale, ha suscitato interrogativi diversi ma con un denominatore comune: la radice della vita. Per i non credenti un ‘capitombolo’ della natura, per i credenti un segnale divino interpretabile in mille modi ma sicuramente trascendentale. Provo modestamente a dire la mia. Lo spunto (che copio) mi viene da una dichiarazione di circa dieci anni fa del cardinale Ruini. Un giornalista gli chiese provocatoriamente: “Ma lei crede in Dio?? La risposta del prelato fu per me talmente imprevedibile ma così realisticamente semplice che influì sulla mia spiritualità più delle centinaia di omelie domenicali che avevo finora ascoltato. “ Credo per tanti motivi ma innanzitutto perché mi rifiuto di credere che le vicende umane siano affidate al caso…?, rispose Ruini. Parole che potrebbero generare discussioni infinite. A me hanno semplicemente lasciato il segno. Buon 2005 a tutti.

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