SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Risolvere la grave situazione economico finanziaria del centro agroalimentare (CAA, ndr), questo è la premessa di Gianni Balloni. “Alcuni stanno cercando di fare politica contro di me – dichiara il presidente – invece io sto cercando di fare il mio dovere, salvare il CAA senza sottostare ai ricatti?. Spinozzi è stato licenziato perché in conflitto d’interessi e poco attivo per l’economia del centro. “Una decisione non facile – commenta Balloni – fatta nell’ottica di risanare il CAA. Oltre a non essere stato propositivo e ad essere contestato da alcuni soci, ci sono i motivi per contestare a Spinozzi un conflitto d’interesse in quanto presidente di una banca dove operano alcuni insediati, nonché socio d’alcune imprese edili?.
Sull’argomento “colpo di mano?, Balloni dichiara che l’elenco dei poteri assunti dal presidente del cda è stato ricavato dagli statuti degli altri tredici centri agroalimentari italiani. “Una necessita per continuare ad operare – afferma Balloni – è una situazione transitoria ed è chiaro che tutto lo statuto va rivisto, poiché c’è poca chiarezza sui poteri dei vari organi. Ad esempio, il cda di quindici elementi è pletorico e spesso per mancanza del numero legale non si riesce a portare a termine le riunioni, quando invece abbiamo bisogno di rapidità. Ho anche proposto l’istituzione di un amministratore delegato, un organo indispensabile. Difficile però trovare l’accordo tra i soci?.
L’ipotesi commissariamento minacciata da alcuni proprietari del CAA, non preoccupa Balloni. Il credito agroindustriale (CAI), l’ente con il qual è stato stipulato il mutuo e che non riceve dal 2001 il pagamento delle rate, secondo Balloni, potrebbe preoccuparsi nel caso in cui un cda venisse commissariato ed agire contro il CAA. “Chi ci accusa di non procedere alla privatizzazione dovrebbe sapere che non è compito del presidente. Sono i soci che privatizzano, non il consiglio d’amministrazione?, commenta.
Tre erano le ipotesi studiate nel luglio del 2003 da Gianni Balloni per salvare il CAA, incalzato dal CAI che deve riscuotere le rate del mutuo non corrisposte. La prima, per il momento impossibile da realizzare, riguarda la vendita di uno stabilimento per 2.300.000 euro (circa) al Cash&Carry, ma non è possibile vendere parte degli immobili ancora gravati da un muto. La seconda, rifiutata dai soci proprietari del CAA poiché troppe volte si sono coperti i debiti con questo metodo, consisterebbe in un nuovo aumento di capitale. La terza, per la quale Balloni s’è prodigato porterebbe alla risoluzione del mutuo con il CAI, aprendone però uno nuovo.
Il nuovo mutuo, diluito in più di venti anni, renderebbe più basse le quote delle rate permettendo così al CAA d’essere pagate. La trattativa, secondo quanto dichiarato da Balloni, sembra essere a buon punto. La City bank di Zurigo, con la mediazione della Spef di Livorno, sarebbe disponibile a concedere gli undici milioni di mutuo al CAA d’Ascoli Piceno, ma necessita per motivi legali, non avendo sede nella nostra penisola, di una banca d’appoggio italiana. I tempi sono strettissimi, anche alla luce delle festività, ed il CAI il 10 dicembre ha mandato una lettera per venire a conoscenza della situazione attuale del centro agroalimentare.
“Ho provveduto a sanare la situazione con i fornitori – chiosa Balloni – l’unico contenzioso aperto è con il CAI ed è mia intenzione risolverlo. Il CAA è vivo e la gestione ordinaria funziona, se si ricorre al commissariamento si rischia di mandare tutto all’aria?.

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