(www.corriere.it) – Organizzavano anche via Internet combattimenti di cani e un relativo giro di scommesse. E sono finiti nel mirino dei carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria. Tredici le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del tribunale di Reggio Calabria. L’operazione ha riguardato le province di Reggio Calabria, Catanzaro, Napoli, Padova, Ascoli Piceno e Macerata. Oltre agli arresti, i carabinieri hanno eseguito il sequestro di quattro canili. Con l’operazione, scattata poco dopo la mezzanotte, sono state applicate per la prima volta in Italia le nuove norme del codice penale («delitti contro il sentimento per gli animali»), sul divieto di maltrattamento agli animali e l’impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate.
INDIVIDUATI GRAZIE ALLE EMAIL – L’operazione, denominata in codice «Fox», è scaturita dalle indagini avviate dai Carabinieri della compagnia di Taurianova (Rc) nel luglio del 2002 per la cattura di un pericoloso latitante della piana di Gioia Tauro. L’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, oltre a determinare il sequestro di armi e droga, consentì di fare luce su un’attività di allevamento di cani da combattimento e su un giro di compravendite e scommesse. L’organizzazione si estendeva in Campania e Marche ed aveva collegamenti con allevatori ed allenatori di Serbia, Croazia e Bosnia. Gli inquirenti, per ricostruire i contatti dell’organizzazione, hanno sottoposto a controllo costante alcuni siti Web specializzati ed indirizzi e-mail dopo aver appreso che gli indagati comunicavano fra di loro per mezzo della posta elettronica. Dai controlli è così emersa la funzione di due siti internet dedicati ai combattimenti fra cani.
L’organizzazione curava anche una rivista «on line» denominata «Action» interamente dedicata agli incontri, alle scommesse ad agli acquisti degli animali impiegati nei combattimenti, di cui era redattore uno degli arrestati.
Accurato il sistema di compravendita dei cani che venivano selezionati in base ai curricula, alla discendenza, all’età ed alle caratteristiche fisiche. Ne scaturiva un’ingente fonte di guadagno per venditori ed allevatori. Le prestazioni degli animali venivano garantite per mezzo di duri allenamenti, un’alimentazione severa e la somministrazione di sostanze dopanti. L’obiettivo era quello di irrobustire i malcapitati animali e di aumentarne il peso. Le bestie venivano sottoposte a vere e proprie torture con l’impiego di macchinari che, oltre ad elevarne le prestazioni atletiche, ne aumentavano la ferocia. Al fine di incrementare il valore di mercato del cane venivano organizzati incontri combinati il cui esito era sempre favorevole all’animale da vendere. Gli inquirenti hanno anche accertato lo svolgimento di due competizioni gestite dall’organizzazione: il «Montana show» avvenuto in Bosnia Erzegovina il 30 ottobre scorso, in cui si disputarono 7 incontri, ed il «kalabria Kennel’s» (canile calabrese).

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